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     Rivista Liturgica 101/3 (2014)

    CONOSCERE LE FONTI LITURGICHE

    PER UN'ERMENEUTICA DELLA CONTINUITA

     Scarica l'Estratto del fascicolo

    Un’adeguata conoscenza del passato rende possibile cogliere più in profondità i valori dell’oggi. È un dato di fatto che sembra però non sempre valere per le quaestiones disputatae in liturgia. Infatti molte discussioni dimostrano spesso una insufficiente conoscenza della storia non solo della celebrazione liturgica, ma soprattutto delle sue fonti. Quale liturgia esprimevano? La riforma liturgica promossa dal Vaticano II è stata resa possibile soprattutto per aver avuto a disposizione una tale quantità di fonti da permettere di conoscere meglio la traditio Ecclesiae in re liturgica. Ne è scaturita la più grande riforma che la Chiesa abbia mai conosciuto in ordine alle forme del suo culto. In tempi recenti, in seguito al «motu proprio» Summorum Pontificum il rapporto fra traditio e progressio ha assunto una dialettica piuttosto accesa, determinata più da elementi a priori che non da una corretta conoscenza della stessa traditio. L’aver poi collocato spesso tale dialettica in una così detta «ermeneutica della continuità » ha comportato prese di posizione che richiedono un più attento confronto con la storia e un più profondo rispetto per la stessa ermeneutica.

    INDICE DEL FASCICOLO

    Sommario     pp. 451-456
    Editoriale     pp. 457-460

     

    STUDI

     

    Card. G.M. Tomasi (†) - F. Micciarelli     pp. 461-476
    «Codices nongentis annis vetustiores»
    La prima edizione a stampa di alcuni dei più antichi Sacramentari fu realizzata dal card. G.M. Tomasi nel 1680. La traduzione italiana della Praefatio, che appare per la prima volta nella storia, permette di accostarne il contenuto e di valorizzare le indicazioni storico-contenutistiche offerte dal grande e santo studioso (1649-1713). Dopo di lui saranno predisposte altre edizioni e la conoscenza delle fonti liturgiche si svilupperà e  permetterà un decisivo arricchimento della liturgia attraverso la riforma promossa dal Vaticano II. 

    The first printed edition of some of the most ancient Sacramentaries was performed by card. G.M. Tomasi in 1680. The Italian translation of the Praefatio which appears now for the first time in the history, allows to approach its contents and evaluate the historical-content information that are presented by this great and holy scholar (1643-1713). After his death, other editions shall be prepared and the knowledge of liturgical sources shall be developed, so that it will be possible a decisive enrichment of Liturgy by means of the reform promoted by the Council Vatican II.

     

    L. Michelini Tocci (†)     pp. 477-500
    Il manoscritto del Sacramentario Gelasiano
    In occasione dell’anno santo 1975 Paolo VI volle far predisporre l’edizione in fac simile del Sacramentarium Gelasianum. Si tratta del vol. 38° della collana «Codices e Vaticanis selecti, Series Maior». L’opera, graficamente ben riuscita, era accompagnata da un supplemento con un’ampia presentazione del manoscritto e con una preziosa «pagina» di B. Neunheuser circa l’importanza del Sacramentario nella storia. Con la gradita autorizzazione del Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, mons. Cesare Pasini, riproduciamo il testo di Michelini Tocci perché a tutt’oggi costituisce ancora un’insuperata presentazione del «manoscritto».

    On the occasion of the holy year 1975, Paul VI wanted to be prepared a facsimile edition of the Sacramentarium Gelasianum, that is the 38th volume of the series «Codices e Vaticanis selecti, Series Maior». This work was graphically well composed and included a supplement with a large introduction to the manuscript and a precious «page» by B. Neunheuser about the importance of this Sacramentary in the history. Thanks to the courtesy of the prefect of the Vatican Apostolic Library, mons. Cesare Pasini, we are able to reproduce the text edited by Michelini Tocci, because it is still an unequalled presentation of the «manuscript» until today.

     

    N. Valli pp. 501-521
    I Lezionari al tempo dei Sacramentari Veronese, Gelasiano e Gregoriano
    Dopo opportune precisazioni di carattere terminologico e indicazioni in merito alla formazione dei repertori di letture per la celebrazione eucaristica, lo studio considera le prime testimonianze dirette nell’ambito dei Lezionari romani. Per quanto concerne le lectiones, l’analisi si concentra in modo particolare sul comes di Würzburg e sul suo immediato sviluppo riscontrabile nel Lezionario di Alcuino, evidenziando il rapporto tra organizzazione del calendario liturgico e scelta delle pericopi scritturistiche al tempo degli antichi Sacramentari. Successivamente è presa in esame la documentazione relativa ai brani evangelici. Per ragioni di ordine cronologico l’interesse è rivolto alla tipologia nella raccolta di Klauser. Il percorso consente di cogliere come un buon numero di letture attestate dalle fonti alto-medievali si sia conservato inalterato lungo i secoli nella liturgia romana, risultando paradigmatico nell’elaborazione dei libri liturgici rinnovati a norma dei decreti del Vaticano II.

    After some opportune remarks about the terminology and some information about the formation of the catalogues of readings for the Eucharistic celebration, this essay takes into consideration the first direct testimonies within the Roman Lectionaries. As for the lectiones, the study concentrates in a peculiar way on the Comes of Würzburg and on its immediate development in the Alcuin’s Lectionary. The relationship between the organization of the liturgical calendar and the choice of the Scripture’s readings at the time of the ancient Sacramentaries is also pointed out. Successively it is studied the documentation about the Gospel passages. Due to chronological reasons, the interest is given to the so in the compilation by Klauser. As a conclusion, it is possible to perceive how a good number of readings, that are attested by the early Middle Ages sources, remains unchanged within the Roman liturgy, so that they became paradigmatic for the elaboration of the renewed liturgical books , according to the decrees of Vatican II.

     

    G. Baroffio      pp. 523-546
    I libri per il canto: una pluralità di generi per una diversità di ministeri
    L’evoluzione della liturgia sul piano ministeriale e rituale ha inciso in modo decisivo sulla nascita e lo sviluppo della bibliotheca ritualis. La 
    produzione libraria annovera anche una serie di sussidi pensati e organizzati per l’uso specifico, e spesso esclusivo, dei cantori (solista, schola) e dell’assemblea anch’essa chiamata a cantare. Si deve però tener presente un fatto. Non soltanto i cantori eseguono delle melodie, ma alla quasi totalità dei ministri tocca, prima o poi, cantare dei testi, in misura minore o maggiore. Lo studio invita ad accostarsi alla ricchezza della tradizione musicale per cogliere la bellezza delle miniature e il loro valore simbolico, e prendere atto dei numerosi libri che sono stati predisposti nel tempo.

    Liturgy’s evolution, with reference to ministries and rites, has affected in a decisive way the birth and the development of the bibliotheca ritualis. The books productions includes also a number of aids that were thought and organized for the specific, and often exclusive use of cantors (soloist, or schola) and of the congregation, that was also invited to sing. A matter of fact shall be taken into consideration. Not only cantors are performing melodies, but almost the totality of ministries, sooner or later, are called to sing some texts, in a greater or smaller measure. This study invites to approach the richness of the musical tradition in order to perceive the beauty of the illuminations and their symbolic value, as well to take note of the numerous books that were arranged in time.

     

    P. Sorci      pp. 547-570
    Gli Ordines Romani e la celebrazione dell’Eucaristia, degli altri sacramenti e sacramentali
    Gli Ordines Romani, sorti tra i sec. VII e X, parte a Roma e parte in terra franco-germanica, offrono informazioni sul modo in cui venivano celebrate le azioni liturgiche e sul modo di vivere della Chiesa al trapasso dal I al II millennio. Sono testimonianza preziosa del processo di espansione e di adattamento che trasformerà profondamente la liturgia della Chiesa di Roma. Manifestano il rispetto di queste Chiese nei confronti della liturgia della Chiesa di Roma, rispetto che tuttavia non ha impedito la loro libertà negli interventi ritenuti necessari. Ma testimoniano anche del processo di dinamicizzazione e di drammatizzazione di una liturgia considerata troppo statica per le loro culture. Tuttavia, talvolta non prestano attenzione alla partecipazione dei fedeli, né alla contestualizzazione dei riti adottati, con la conseguenza di una graduale clericalizzazione della liturgia stessa. La lezione che ne deriva è quanto mai utile per l’inculturazione della liturgia in quanto evidenziano i danni provocati da un adattamento culturale condotto all’insegna della conservazione o dell’assunzione acritica di gesti e simboli provenienti da altre culture.

    The Ordines Romani, that have arisen between VII and X centuries, partly in Rome and partly in Frank-German regions, offer information about the way of celebrating liturgical actions and the way of Church’s living at time of passing from first to second millennium. They are a precious testimony of the process of expansion and adaptation which shall deeply transform the liturgy of the Roman Church. They show the respect of these Churches towards the liturgy of the Roman Church, but this respect has not prevented their freedom of interventions, when they were believed necessary. At the same time, they testify the process of making more dynamic and of dramatizing a liturgy that they were considering too static for their cultures. But sometimes it is not given a due attention to the faithful participation and to the contextualization of the adopted rites. As a consequence, the liturgy itself became gradually a clerical one. The resulting lesson is extremely useful for the inculturation of liturgy, because are evident the damages that were caused by a cultural adaptation made following a spirit of conservation or assuming uncritically gestures and symbols coming from other cultures.

     

    E. Cattaneo      pp. 571-587
    I Padri della Chiesa al tempo dei Sacramentari: pastori e mistagoghi
    Come pregavano i primi cristiani prima dell’arrivo dei Sacramentari, dei Messali e dei Lezionari? Dai dati raccolti risulta che l’unico libro liturgico utilizzato era la sacra Scrittura. All’altare il vescovo non teneva sotto gli occhi un «Messale», ma si affidava alla sua memoria viva, custode della tradizione ricevuta dai Padri. La preghiera liturgica, compresa quella eucaristica, era così allo stesso tempo «ispirata» nella grazia dello Spirito Santo e «fissata» nel solco della tradizione, cosa che dovrebbe valere anche per l’oggi della Chiesa. 

    How prayed the first Christians before the arrival of Sacramentaries, Missals and Lectionaries? According to the collected data, it appears that the only liturgical book was the Holy Scripture. At altar, the bishop did not have under his eyes a «Missal», but he trusted in his living memory, as a keeper of the tradition received from Fathers. The liturgical prayer, including the Eucharistic one, was at the same time «inspired» by the grace of the Holy Spirit, and «fixed» in the wake of tradition. This should be valid also for the Church of today.

     

    S. Dianich      pp. 588-602
    Forme architettoniche e «sensus Ecclesiae»
    La costruzione delle chiese, impegno imponente di tutta la storia del cristianesimo, costituisce per la Chiesa una trama comunicativa che essa intesse con il mondo e, all’interno della comunità, tra i fedeli. Le diverse forme spaziali che si susseguono nel tempo non sono puramente funzionali all’evoluzione della liturgia, né il frutto di singolari intuizioni estetiche o del gusto variante nel tempo. Vi si leggono, invece, i movimenti e i travagli dell’autocoscienza della Chiesa, nella sua esperienza di fede e nei suoi rapporti con il mondo. L’articolo cerca di mostrarlo mettendo in luce, alla fine, cause e componenti della complessa problematica attuale, segnata dalla necessità e dalla difficoltà di trovare una nuova via. 

    Building churches, that is an enormous engagement of all the history of Christianity, is for the Church like a communicative filling that is interwoven with the world and, within the community, among the faithful. The different spatial forms that follow on another in time, are not merely functional to the liturgical evolution, nor are they the issue of singular aesthetic intuitions or of a changing taste in time. On the contrary we can read in these different structures the movements and troubles in the self-consciousness of the Church, in its faith’s experience and in its relations with the world. This essay tries to show all that, stressing finally the reasons and components of the present, complex problems, that are marked by the need and difficulty of finding a new way.

     

    NOTE

     

    A.W. Suski - G. Baroffio - M. Sodi      pp. 603-621

    Rotoli liturgici medievali (secoli VII-XV). Censimento e bibliografia
    Il rotolo occupa una posizione dominante in varie situazioni legate alla liturgia. Nel mondo ebraico ce n’è una di assoluta egemonia nella diffusione incontrastata dei rotoli con testi biblici. In ambito cristiano latino i rotoli sono stati resi famosi dalla trasmissione dell’Exultet pasquale, soprattutto a causa di sontuosi apparati iconografici che illustrano i principali testimoni. Quanto mai opportuna è la ricognizione di A.W. Suski. Con certosina pazienza egli ha raccolto una ricca documentazione che illustra l’attuale patrimonio dei rotoli liturgici latini sopravvissuti sino ai nostri giorni. Le scarne notizie di ordine codicologico sono una piccola, ma pur indispensabile traccia per muoversi nel territorio dove s’incontrano tipologie diverse e sedi di conservazione talora poco conosciute.

    The roll holds a dominant position in different situations that are related to liturgy. In the Jewish world there is an absolute hegemony about the undisputed diffusion of rolls with biblical texts. Within Christian Latin circle, rolls have been got famous by the transmission of the Easter Exultet, above all owing to the iconographic sumptuous ornaments that illustrate the main examples. Very opportune indeed is the recognition made by A.W. Suski. With a painstaking patience, he has collected a rich documentation that illustrates the present heritage of the liturgical Latin rolls, that have survived until nowadays. The short information with reference to the chronological order are a little, but indispensable trace for moving in a territory where we meet different typologies and conservation’s centres that are sometimes not much known. 

    G. Baroffio      pp. 623-636
    Il ministero del cantore tra gli innumerevoli canti gregoriani e l’unico Canto Gregoriano
    Per molti che affrontano lo studio del canto liturgico tradizionale, il gregoriano si riduce ancora al solo Proprium Missae, quando non si restringe alla proposta, assai discutibile, del Graduale Simplex. Alcuni direttori e cantori sono convinti di essere all’altezza del loro impegno liturgico solo perché, dopo aver sostituito al Graduale Romanum il Graduale Triplex, usano oggi il Graduale Novum preferendolo al Triplex. L’orizzonte dei canti gregoriani è assai più vasto di quanto viene solitamente prospettato. Le fonti medievali propongono non solo uno sterminato numero di melodie, moltissime ancora inedite, ma anche un’infinita varietà di recensioni musicali, che riflettono complesse procedure di trasmissione. In questi processi confluiscono le varie modalità con cui si affronta di volta in volta l’esigenza di adattare il patrimonio tradizionale alle necessità liturgiche, alla sensibilità estetica e alla cultura musicale del nuovo ambiente. In questa linea lo studio, invitando a superare il mito di un canto autentico, tende a evidenziare la dimensione spirituale del canto gregoriano a servizio della sua sorgente, la Parola.

    For many people who deal with the study of the traditional liturgical song, the Gregorian is still reduced only to the Proprium Missae, when it is not limited to the very questionable proposal of the Graduale Simplex. Some choir’s conductors and cantors are convinced that they are up to the task of their liturgical role only because they, after having replaced the Graduale Romanum with the Graduale Triplex, are using today the Graduale Novum, preferring it to the Triplex one. The horizon of Gregorian songs is very much larger than what it is usually proposed. Medieval sources offer not only an immense melodies number, a great many of them still unedited, but contain also an endless variety of musical revisions that reflect complex transmission’s procedures. In these processes flow the different ways with them from time to time is dealt the need of adapting the traditional patrimony to the liturgical requirements, to the aesthetic sensibilities and to the musical culture of the new milieu. Following this line, the present study invites to get over the myth of an authentic song and aims to highlight the spiritual dimension of the Gregorian song, that wants to serve its source, the Word.

    IN MEMORIAM

    G. Viviani      pp. 637-640
    Mons. Iginio Rogger (Pergine Valsugana [Trento] 20 agosto 1919 - Trento, 11 febbraio 2014)

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