Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
  • 2018-2
  • 2018-1
  • 2017-4
  • 2017-3
  • 2017-2
  • 2017-1
  • 2016-4
  • 2016-3
  • 2016-1.2
  • 2015-4new
  • 2015-3
  • 2015-2
  • 2015-1
  • 2014-4
  • 2014-3
  • 2014-2

    Rivista Liturgica 101/4 (2014)

    IL BACIO RITUALE.

    TRA CULTO, CULTURA E TRADIZIONI

     

    Scarica l'estratto del Fascicolo

    Tutti hanno in mente il riferimento (negativo) al bacio di Giuda. Non per questo i cristiani hanno rinunciato a praticarlo nei diversi contesti del convenire in unum delle comunità. Il baciare appartiene all’espressione quotidiana dell’uomo, quando viene toccato e tocca durante le «celebrazioni» simboliche di un vissuto di amore, affetto (materno e filiale), tenerezza, simpatia, attaccamento, cortesia, gratitudine, compassione, gioia, dolore, supplica, ma anche in quelle che manifestano accordo sociale, riverenza, sudditanza... E questo accade anche quando l’uomo tocca il mistero nella «celebrazione» liturgica. Tuttavia, non è facile decifrare come un gesto, connaturale dentro la dimensione domestica delle stesse origini cristiane, sia assurto a gesto «liturgico» con un suo preciso valore e significato (positivo): il «bacio santo» (cf. Rm 16,16). In questo fascicolo, «Rivista Liturgica» intende portare l’attenzione del lettore su un gesto che per molti aspetti fa problema proprio nella sua espressività in forza delle molteplici varianti culturali e geografiche che ne determinano in modo rilevante il significato. Da questa complessa situazione scaturisce l’odierna sfida dell’educazione all’uso del bacio nella liturgia.

     

    INDICE GENERALE DEL FASCICOLO

     

    Sommario      pp. 643-651
    Editoriale       pp. 653-658


    STUDI


    J. Pereira      pp. 659-673
    Il bacio nel linguaggio del corpo come elemento di comunicazione nelle varie culture (dimensione antropologica e psicologica)
    Partendo dal principio che «la teologia non può considerare a priori estraneo nulla di ciò che riempie le ore sublimi dell’uomo» e che lo studio della celebr-azione, in quanto actio liturgica, deve usufruire di tutti gli strumenti che servono per meglio capirla così com’è, e poiché – si potrebbe dire – che tutto nel quotidiano praticamente comincia e finisce con un bacio, l’articolo intende studiare, partendo dalle teorie della nascita del bacio, come questo gesto gravido di tenerezza può aiutare nell’arte del celebrare. Il contesto socio-culturale del bacio, o dei vari tipi di baci, il potere di guarigione che gli è tributato dai miti e dalle fiabe, la sua grande capacità di comunicazione, costituiscono la base di un percorso verso una teologia fenomenologica del bacio nella celebrazione eucaristica.

    Taking as a principle that «theology cannot previously consider extraneous nothing of all that fills the man’s sublime hours» and that the study of the celebr-action, as an actio liturgica shall make use of all tools that help to better understand it as it is; and since – as we might say – in everyday life all begins and ends with a kiss, this essay, starting from the theories about the birth of the kiss, aims to study how this gesture, that is full of tenderness, can help the art of celebrating. The sociocultural context of the kiss, or of the different kinds of the kiss, the healing power that is given to it by myths and fables, its great communication’s capacity are the basis for outlining a way towards a phenomenological theology of the kiss within the liturgical celebration.


    S. Tavella      pp. 674-684
    Il significato psicologico del bacio: messaggio di tenerezza in ogni relazione
    Entrato a far parte del rituale cristiano e carico di numerosi significati culturali e religiosi, il bacio rappresenta l’elemento di affermazione di quella parola silenziata che dice tutto attraverso l’organo dell’oralità: la bocca. Nel silenzio delle parole il bacio s’insinua come elemento protagonista di una comunicazione che dice tenerezza, amore e compassione. Tre livelli esperienziali imprescindibili per ogni relazione di amore tra Dio e l’uomo e tra l’uomo e la donna.

    Being part of the Christian rite and bearer of many cultural and religious significances, the kiss is the confirming element of that silent word that says all through the oral organ: the mouth. Into the silence of words, the kiss penetrates as an element that becomes protagonist of a communication which says tenderness, love and compassion. Three levels of experience that are indispensable in all love’s relationships between God and mankind, between man and woman. 


    G. Di Napoli      pp. 685-702
    Da precibus finitis a ante confecta mysteria: la prima sostanziale metamorfosi del bacio di pace
    Il ritorno sulla dinamica del bacio di pace nell’epoca pre-nicena consente di confermare la saldezza del rapporto preghiera-bacio e la funzione prettamente conclusiva del bacio quale signaculum orationis o comunque concludente e perfezionante un percorso sacramentale (iniziazione, ordinazione episcopale...) o vitale (martirio). A partire da tale salda identità si procede nel tentativo di individuare le coordinate del vissuto ecclesiale che abbia consentito o addirittura richiesto un capovolgimento tale da fare del bacio di pace il momento previo alla presentazione dei doni eucaristici e all’offerta sacrificale.

    Going back to study the dynamics of the kiss of peace in the period before the Council of Nicaea, allows to confirm the steadiness of the link between prayer and kiss, as well as the mere concluding function of the kiss as signaculum orationis or in any way as a sign that concludes and brings to perfection a sacramental way (initiation, bishop’s ordination…) or a way of life (martyrdom). Starting from this solid identity, the article continues and tries to identify the coordinates of the ecclesial background that have permitted or even required such a radical transformation that has made the kiss of peace a previous moment for the presentation of the Eucharistic gifts and for the sacrificial offering.


    R. Torti Mazzi      pp. 703-720
    Il bacio nell’Antico e nel Nuovo Testamento
    Approvato nei commentari rabbinici solo in determinati casi, il bacio esprime in genere il sentimento dovuto a un legame di parentela o di amicizia (baci di incontro o di addio), ma talvolta viene utilizzato ipocritamente: per carpire la benedizione paterna (Gen 27,27), per ottenere un prestito (Sir 29,5), per uccidere un nemico (2Sam 20,9-10) o per tradire un amico (cf. il bacio di Giuda). Raramente si parla nell’Antico Testamento del bacio d’amore (Ct 1,2; 8,1-2), ma si mette in guardia dal bacio della seduttrice (Pr 7,13). Al di là dei rapporti personali, il gesto del bacio è simbolo della deferenza sia nell’ambito cultuale (è sempre condannato come gesto di adorazione idolatrica) sia in quello profano e politico: il «bacio di obbedienza» è un gesto di sottomissione documentato con frequenza nei testi accadici, cui si ricorre per comprendere alcune espressioni ebraiche che vi fanno riferimento. Nel Nuovo Testamento, oltre al bacio di Giuda, suscitano particolare interesse il bacio della peccatrice (Lc 7,36-50) e il bacio «santo», su cui più volte si insiste nei postscritti paolini.

    In rabbinical commentaries the kiss was approved only in some limited cases, but its significance is generally seen as an expression of a sentiment due to a link of kinship or friendship (kiss of an encounter or of a farewell). Sometimes it is used in a false way in order to get the father’s blessing (Gen 27.27), to get a loan (Sir 29,5), to kill an enemy (2Sam 20,9-10) or to betray a friend (cf. Judas’ kiss). The kiss of love is seldom told in Old Testament, but the is a warning about the kiss of a seducer woman (Pr 7,13). Beyond personal relationships, the gesture of the kiss is a symbol of respect within a worship rite (it is always condemned as a gesture of an idolatrous worship), as well within a political and secular milieu. The «kiss of obedience» is a gesture of submission, that is often documented in the Akkadian texts, to which we have to turn for understanding some Hebrew expressions that refer to them. In New Testament, in addition to the Judas’ kiss, a particular interest arises from the kiss of the sinner woman (Lk 7,36-50) and the «holy» kiss, that is many times mentioned in the Pauline postscripts.


    R. Ronzani      pp. 721-736
    Oscula columbarum. Il simbolismo del bacio fraterno in età patristica
    Già Erodoto scriveva che i Persiani appartenenti alla stessa condizione sociale avevano la consuetudine di salutarsi con un bacio sulle labbra, segno di pari dignità. Tale segno apparteneva da sempre anche alla tradizione cristiana e sovente era definito sacramentum, perché segno della pari dignità esistente tra i fratelli di Cristo, figli dell’unico Padre celeste. Per i Padri della Chiesa l’osculum indicava fraternità e comunione e in questo senso è inteso nella letteratura subapostolica, in quella apologetica e in autori cristiani come Giustino, Atenagora, Clemente di Alessandria, Origene e Tertulliano. Nell’alveo della grande tradizione patristica si nota talvolta una progressiva attenuazione del rapporto tra il segno e la vita, specie nella catechesi mistagogica. Agostino non tralascia mai di rilevare il legame inscindibile tra segno e realtà che esso manifesta, tra osculum rituale e vita del fedele. È in questo contesto che fa la sua comparsa il tema del bacio fraterno come «bacio della colomba», vale a dire come segno di semplicità e di fervore al tempo stesso che, per opera dello Spirito santo, produce frutti di unità. La tradizione patristica è stata ben sintetizzata da Isidoro verso la fine dell’evo patristico.

    Already Herodotus wrote that Persians belonging to the same social class are accustomed to greet themselves with a kiss on the lips, as a sign of an equal dignity. This sign was also always belonging to the Christian tradition and was often defined a sacramentum, because it was sign o the equal dignity that exists among the brethren in Christ, who are sons of the one heavenly Father. For the Fathers of the Church the osculum pointed out fraternity and communion, and in this sense it is understood in the sub apostolic literature, in the apologetic one and in Christian authors as Justin, Athenagoras, Clement of Alexandria, Origen and Tertullian. Within the great river of the Patristic tradition we observe sometimes a growing attenuation of the link between sign and life, particularly in the mystagogic catechesis. Augustin does not forget to stress the indissoluble link between sign and reality that it reveals, between ritual osculum and faithful’s life. In this context it appears the item of brotherly kiss as «kiss of the dove», i.e. as sign of simplicity and at the same time of fervour that, by means of the Holy Spirit, produces fruits of unity. The Patristic tradition has been well recapitulated by Isidore of Seville towards the end of the Patristic age.


    P. Sorci      pp. 737-742
    Il bacio negli Ordines Romani
    Gli Ordines Romani, eredi della migliore tradizione patristica, conoscono il bacio come segno di venerazione all’altare e al libro dei vangeli, di comunione tra i ministri dell’altare e tra coloro che nella celebrazione professano la stessa fede e partecipano al corpo e sangue di Cristo. Il bacio è attestato come segno di venerazione verso la croce, simbolo del mistero pasquale, e come segno di accoglienza e di comunione tra coloro che sono costituiti nel santo ministero. Si scorgono, tuttavia, sintomi di scadimento quando si inflaziona e diviene segno di sottomissione verso persone o di venerazione verso oggetti che si riferiscono al culto.

    The Ordines Romani are heirs of the best Patristic tradition and know the kiss as sign of reverence to the altar and to the Gospels Book, as sign of communion among the altar’s ministers and those who during the celebration profess the same faith and share the body and blood of Christ. The kiss is attested as sign of reverence towards the cross, symbol of the Easter mystery, and as sign of welcoming and communion among those who are constituted in the sacred ministry. Nevertheless we can perceive symptoms of a decadence when this sign is overdone and becomes sign of submission towards persons or of reverence to objects referred to the worship.


    M. Augé      pp. 743-755
    I baci rituali nella celebrazione della Messa secondo la forma straordinaria del rito romano
    Si illustra l’uso e il significato dei baci nei libri liturgici anteriori al Vaticano II. I baci possono essere riverenziali, che sono semplice espressione di rispetto verso il sacerdote celebrante, ma anche verso alcuni oggetti adoperati nelle celebrazioni liturgiche; e rituali, che appartengono ai diversi momenti dello svolgimento del rito e sono esplicitamente prescritti dalle rubriche. Ci si occupa in modo particolare dei baci rituali, senza dimenticare però quelli riverenziali. L’articolo esamina esclusivamente i baci prescritti nel corso della celebrazione della Messa, secondo il Missale Romanum, nell’edizione tipica del 1962. Non c’è dubbio che nel corso della celebrazione eucaristica tra i baci più significativi ci sono quelli dell’altare e dell’Evangeliario (o Messale), che fanno riferimento ai due poli della celebrazione della Messa: la parola di Dio (l’ambone) e il sacrificio (l’altare). La molteplicità dei baci rituali e riverenziali: dell’altare, degli oggetti e delle persone, sedici in tutto durante la celebrazione della Messa, senza mettere nel conto quelli, più numerosi, previsti nel consegnare un oggetto al sacerdote celebrante o da lui riceverlo, non giova alla forza simbolica del gesto e appesantisce lo svolgimento della celebrazione.

    This essay illustrates the use and the significance of kisses in liturgical books that are previous to the Vatican II. Kisses can be sign of reverence, as a simple expression of respect towards the celebrant priest, but also towards objects that are used in the liturgical celebrations. There are also ritual kisses belonging to the different moments of the rite’s development, and they are explicitly prescribed by the rubrics. Here are dealt in a particular way the ritual kisses, but the reverence kisses are not forgotten. In this article are examined only the kisses that are prescribed during the Mass celebration, according to the Missale Romanum, typical edition of 1962. There is no doubt that during the Eucharistic celebration among the most significant kisses are those of the altar and of the Gospel Book (or Missal), that are with reference to the two poles of the Mass celebration: the Word of God (the Ambo) and the sacrifice (the Altar). The multiplicity of ritual and reverence kisses, to the altar, to the objects and persons, that are sixteen in total during the Mass celebration, without counting those more numerous that are expected by giving an object to the celebrant or by receiving it by the celebrant, is not useful to the symbolic strength of the gesture and makes heavy the development of the celebration.


    A. Lameri      pp. 756-764
    I baci rituali nella liturgia romana odierna
    Lo studio, analizzando i libri della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, individua la presenza nei vari riti del gesto del bacio. Dopo una disamina di tutte le ricorrenze, si abbozza un’interpretazione del gesto, cogliendone diverse sfumature di significato.

    This study, examining the books of the liturgical Reform of the Vatican II Council, identifies the presence of the kiss gesture in various rites. After an evaluation of all occurrences, it is outlined an interpretation of this gesture in order to perceive the different nuances of its significance.


    C. Magnoli      pp. 765-774
    I baci rituali nell’odierna liturgia ambrosiana
    La regola dei baci rituali nella liturgia ambrosiana odierna non si discosta molto da quella della liturgia romana, anche se potrebbe avere in radice un rapporto più diretto con l’esigenza di riparare il «perfido bacio» con cui l’apostolo Giuda tradì Gesù. Il primo bacio, all’inizio e al termine della celebrazione eucaristica, è quello dato all’altare; il secondo, al vertice della liturgia della Parola, è quello dato al libro dei Vangeli; il terzo bacio è quello che porta a compimento, nella celebrazione del Venerdì Santo, l’adorazione della croce. In tutte e tre i casi il bacio si configura come un atto espressivo della relazione sponsale che unisce la Chiesa al Signore Gesù, relazione di amore fedele tesa a riscattare l’infedeltà dell’amico che ha tradito.

    The rule of ritual kisses in the Ambrosian liturgy of today is not far from that one of the Roman liturgy, even if it could have, at its root, a more direct relationship with the need of redress the «wicked kiss», with which Judas betrayed Jesus. The first kiss, at beginning and at the end of the Eucharistic celebration, is that one given to the altar; the second, at the peak of the Liturgy of the Word, is that one given to the Gospel Book; the third one is that which bring to fulfilment the Cross adoration during the celebration of the Good Friday. In all these three cases the kiss is configured as an act that expresses the nuptial relationship that joins together the Church with the Lord Jesus, a love relationship aiming to redeem the unfaithfulness of the friend who has betrayed.


    S. Parenti      pp. 775-788
    Il bacio di pace nelle liturgie orientali
    Il bacio è ancora oggi una delle espressioni più tipiche delle culture orientali cristiane. Insieme all’abbraccio che lo accompagna resta nelle relazioni sociali, a tutti i livelli, un gesto spontaneo e non stilizzato. Per questo motivo si resta perplessi quando si prende atto che in molte tradizioni liturgiche dell’Oriente cristiano il bacio di pace della sinassi eucaristica è scomparso quasi del tutto e continua a essere scambiato soltanto dai ministri ordinati. In Oriente il bacio è presente, secondo le varie tradizioni, in diversi momenti dell’anno liturgico. A livello verbale e gestuale il modello di riferimento è l’attuale rito romano o, piuttosto, la sua versione europea, la più accessibile e mediaticamente più presente. Da un punto di vista liturgico e culturale rappresenta però un fallimento del quale, certamente, il rito romano non ha nessuna colpa. Nei fatti viene formalizzato un doppio «segno di pace», uno per il presbiterio con il bacio e l’abbraccio, l’altro per la navata con la stretta di mano e per di più introdotto da due distinte monizioni. Se all’inizio della Quaresima e a Pasqua tutti si baciano e si abbracciano, non si capisce perché in una liturgia domenicale le stesse persone si debbano dare una stretta di mano, un segno del tutto estraneo alla cultura liturgica dell’Oriente cristiano. 

    The Kiss is still now one of the most typical expressions of the Eastern Christian cultures. Together with the embrace that is joined, it remains within social relationships, at all levels, a spontaneous, not stylized gesture. For this reason, we are perplexed when we realize that in many liturgical traditions of the Christian Eastern the kiss of peace in the Eucharistic synaxis has almost completely disappeared and continues to be exchanged only by the ordained ministers. In the Eastern liturgy the kiss is is the Roman rite of today, or rather its European version, the most reachable and the most present in the mass media. But from a liturgical and cultural point of view, all this means a failure, of which the Roman rite is surely not guilty in any way. Actually it is formalized a double «sign of peace»: one for the presbytery, with kiss and embrace, the other for the nave with an handshake, and moreover this sign is introduced by two different monitions. If at the beginning of Lent and at Easter all kiss and embrace one another, one cannot understand why in a Sunday liturgy the same people shall give themselves an handshake, a sign completely foreign to the liturgical culture of the Christian Eastern.


    NOTE


    I. Schinella      pp. 789-806
    Il bacio nella pietà popolare
    Il bacio viene primariamente recuperato quale simbolo antropologico universale, già testimoniato dalla religiosità pagana, che viene assunta nel suo significato positivo. Segue una fenomenologia significativa del bacio in diverse forme della pietà popolare, che interessa tutta la comunità ecclesiale. Si radica il gesto del bacio in una filosofia e teologia della corporeità, mostrandone la continuità tra corpo della pietà popolare e corpo comunitario di Cristo della liturgia. Si propone di trovare nell’ad-orazione il senso ultimo del bacio quale parte del linguaggio dell’amore. Si conclude con la santità della carne, che non è altra da quella dello spirito, mostrando le vie di purificazione, di vigilanza e di educazione, come propone il Direttorio su pietà popolare e liturgia.

    The kiss is first recovered as a symbol as an universal anthropological symbol, that is already testified by heathen religiousness, which is assumed in its positive significance. Then following, there is a significant phenomenology of the kiss in the different forms of the popular piety that is interesting for all the ecclesial community. The gesture of the kiss is rooted in a philosophy and theology of human corporeity, showing the continuity between the body of popular piety and the community body of Christ in the liturgy. The article aims to find in the ad-oration the ultimate significance of the kiss, as part of love’s language. Finally the article concludes with the holiness of the flesh, that is not different from the holiness of the spirit, showing the ways of cleansing, of vigilance and education, as they are proposed by the Directory on popular piety and the liturgy.


    M. Soranzo      pp. 807-812
    Il bacio nell’arte cristiana
    L’arte cristiana, anche nella rappresentazione di episodi in cui la Scrittura menziona il bacio fra i protagonisti, generalmente lo trasforma in un bacio/abbraccio. Numerosissimi sono gli esempi sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, a partire dal bacio che si scambiano gli sposi del Cantico dei Cantici, ma l’immagine più famosa è il bacio di Giuda. Segue, poi, la figura della peccatrice, che bacia i piedi di Gesù a casa del fariseo, ma nei Vangeli c’è anche il magio più anziano che bacia il piede di Gesù Bambino, così come nella crocifissione e deposizione Maria, la Maddalena e Giovanni si alternano nel baciare le mani o piedi del Cristo morto. Un bacio/abbraccio è quello fra Gioacchino e Anna alla Porta d’Oro, ripreso dagli apocrifi, e quello tra Pietro e Paolo.

    The Christian art, also in the representation of events in which the Scripture mentions the kiss between the protagonists, generally transforms it in a kiss/embrace. Very many are the examples of this in the Old as well in the New Testament, beginning with the kiss that the spouses exchange in the Song of Songs, but the most famous image is Judas’ kiss. Then we have the figure of the sinner woman who kisses the feet of Jesus in the Pharisee’s house. But in the Gospels there is also the oldest wise man who kisses the foot of the Infabt Jesus, as well in the crucifixion and the deposition from the cross we have Mary, the Magdalene and John, who in turn are kissing hands or feet of the dead Christ. A kiss/embrace is that one between Joachim and Anna at the Golden Gate, a scene coming from the Apocrypha, and also the kiss between Peter and Paul. 


    R. Bracchi      pp. 813-827
    Savium a suavitate. Per un’etimologia del bacio
    L’indoeuropeo non conosceva nessun termine comune per indicare il bacio. Le coincidenze riscontrate intorno alle due basi parallele *ku(s)- e *bu(s)- non dipendono da parentela, ma dalla natura fonosimbolica delle formazioni, che tendono a riprodurre lo schiocco delle labbra o il rumore di suzione. I concetti ai quali fanno capo le denominazioni del «bacio» sono quelli di accoglienza, contatto, saluto, vicinanza, amore. 

    The Indo-European language did know no common word for indicating the kiss. The coincidences that are found about the two parallel basis *ku(s)- e *bu(s)- are not dependent from kinship, but from the nature phono-symbolic of the formations that are tending to imitate the smack of the lips or the sound of sucking. The concepts to which are related the denominations of «kiss» are those of welcoming, contact, greetings, proximity, love.


    INDICI

      
    Indice degli autori      pp. 828
    Indice dell’annata 2014      pp. 829-832

    Stampa

    Camaldoli
    Abbazia di San Giustina
    Abbonamento
    Downloadhttp://bigtheme.net/joomla Joomla Templates