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    Rivista Liturgica 102/4 (2015)

    SENTIRE MISTICO E AGIRE LITURGICO.

    QUALE RAPPORTO TRA LITURGIA E SPIRITUALITA?

      Scarica l'estratto del Fascicolo

     

    “Sentire mistico e agire liturgico”. Un titolo piuttosto sibillino qualora ci si accosti ai contenuti racchiusi nel presente fascicolo con una mens che risulti strutturata a partire da orizzonti di tipo teologico-liturgico che non siano permeati dall’esperienza del mistero. Di fatto, al contrario, i contenuti tentano di mettere in luce come l’esperienza mistica (l’esperienza cioè del mistero intesa come vita dello spirito) e l’azione liturgica non rappresentino due mondi inconciliabili. La celebrazione liturgica, infatti, in virtù dei molteplici linguaggi simbolici (e artistici) di cui è costituita, è il luogo proprio dell’esperienza del divino, e quindi la prima fonte della vita divina a noi comunicata e prima scuola della vita spirituale del credente in Cristo.

     

    INDICE GENERALE DEL FASCICOLO

     

    Sommario      pp. 579-585
    Editoriale      pp. 587-590
    Saluto del Direttore      pp. 591-593


    STUDI


    F. Pieri      pp. 595-602
    Il mysterion cristiano. Alle origini di una traiettoria semantica
    Il contributo passa in rassegna la categoria neotestamentaria di mysterion come recepita dalla prima letteratura patristica (secc. I-III). Si tratta in un momento particolarmente fecondo della tradizione cristiana, che porterà alla compiuta assimilazione in contesto sacramentale e liturgico di un concetto nato al di fuori dell’ambiente biblico e giunto paradossalmente a significare quanto vi è di più proprio nella stessa economia cristiana: l’evento di Cristo e l’attualizzazione-ripresentazione che costantemente se ne dà nella celebrazione. Compare inoltre qualche considerazione sul dibattito che segnò la teologia del primo Novecento riguardante l’esatta determinazione del mysterion e del suo contenuto. 

    This essay makes a review of the New Testament’s category of mysterion as it was received by the first Patristic literature (I-III centuries). It is about a moment of the Christian tradition that was particularly fruitful and shall lead to the complete acquisition in a sacramental and liturgical context of a concept that was born outside the Biblical milieu and the has paradoxically arrived to signify what is the most peculiar of the Christian economy itself: the event of Christ and its actuation-representation that are given constantly within the celebration. This essay takes also into consideration the discussion that has marked the theology of the beginning of XIX century about the right determination of mysterion and its contents.


    F. Asti      pp. 603-627
    Il linguaggio della mistica: metafora verbale del gesto rituale
    L’articolo propone la riflessione del teologo Anselmo Stolz sulla necessità di ripensare la mistica a partire dai fondamenti genetici. Dal soggettivismo all’oggettività della rivelazione: la mistica si fonda sulla relazione di intimità tra la Santa Trinità e il credente. Ciò era ben chiaro nella vita e nella scrittura dei Padri della Chiesa. Alcune proposte ci aiutano a ricomporre la teologia mistica per essere corrispondenti al desiderio di unità e di spirito del mondo odierno.

    The article proposes the reflection of the theologian Anselm Stolz on the need to rethink the mysticism from the genetic foundations. From subjectivism to objectivity of revelation: the mysticism is based on the intimate relationship between the Holy Trinity and the believer. This was clear in the life and writing of the Church Fathers. Some proposals help us to reconstruct the mystical theology in order to be related to the desire for unity and spirit of the modern world.

     

    E. Massimi      pp. 629-639

    Mistica e liturgia: tra la soggettività dell’esperienza e l’oggettività rituale
    L’articolo affronta il delicato rapporto tra mistica/esperienza spirituale e liturgia, nel tentativo di ricomporre l’avvenuta separazione tra preghiera e azione liturgica. A partire dalla consonanza tra le dinamiche dell’arte e quelle religiose – entrambe utilizzano infatti i linguaggi simbolici –, viene presa in esame l’esperienza estetica nell’arte quale aiuto per comprendere quella liturgica. Nell’esperienza artistica, e quindi religiosa, vengono superati i binomi soggetto-oggetto ed esteriorità-interiorità; in esse l’orizzonte è relazionale, e oltrepassa l’adaequatio rei et intellectus. Inoltre, dal momento che Dio nel suo rivelarsi si rende sensibile assumendo un corpo e i sensi, il corpo, e quindi la sensibilità, costituisce il luogo originario della rivelazione di Dio in Gesù Cristo. È evidente come il corpo e i sensi rappresentino la condizione di possibilità della contemplazione, dell’esperienza di fede, dell’esperienza mistica e grazie all’attivazione di tutta la sensibilità, nella celebrazione liturgica è possibile avere un’esperienza globale del mistero celebrato.

    This essay is about the sensitive relationship between mysticism/spiritual experience and liturgy and it tries to reassemble the separation that has happened between prayer and liturgical action. Starting from the consonance between art’s and religion’s dynamics – both of them use indeed symbolic languages – the A. takes into consideration the aesthetic experience within art, as an help in order to understand liturgical experience. In artistic and therefor religious experience are exceeded the couples subject-object, exteriority-interiority; in both of them the horizon is a relational one, and it gets over the adaequatio rei et intellectus. Moreover, since God in revealing himself makes himself sensible, taking a body and senses, the body and hence the sensibility are the original place of God’s revelation in Jesus Christ. It becomes clear how the body and senses are the condition that makes possible contemplation, faith’s experience and also a mystic experience. Thanks to the activation of our whole sensibility, it is possible through liturgical celebration to get a global experience of the Mystery that is celebrated.


    I. Schinella      pp. 641-664
    Silenzio ed esperienza mistica
    Il contributo mette in luce come il silenzio – il silenzio presente nell’azione liturgica – costituisca un luogo rivelativo del “mistero” e del mistero pasquale di Cristo, la cui centralità riconcilia la liturgia e la mistica fino a farne trovare la loro unità. Più che attardarsi sul silenzio come attitudine fondamentale per la vita interiore e la partecipazione alla vita liturgica – realtà che non viene misconosciuta –, il testo propone il silenzio come costituivo del mistero di Cristo, Parola uscita dal silenzio del Padre e fatta carne nella forza della voce del silenzio che è lo Spirito. Il silenzio come costitutivo del mistero e nome di Dio viene appunto dalla/nella liturgia rivelato, celebrato e compiuto/partecipato, perché la comunità abbia parte al dialogo della voce silenziosa dell’amore divino. Viene così offerta la visione di una teologia liturgica del silenzio a fondamento della mistica cristiana.

    This article puts into evidence that silence – that is present within liturgical experience – is a privileged place in which the “Mystery” and the Paschal Mystery of Christ are revealed: their centrality reconciles Liturgy and Mysticism, helping to find their unity. Rather than lingering about the silence as a basic attitude of the interior life and of taking part in liturgical life – a matter of fact that is not ignored –, this article proposes the silence as a constitutive element of the Christ mystery, a Word coming from the silence of Father and made flesh through the strength of the silent voice that is the Spirit. The silence, as constitutive of the God’s mystery and his name, is indeed revealed, celebrated and achieved/shared by and in the liturgy, so that the congregation may take part in the dialogue of the silent voice coming from the divine love. So here is offered an insight into a liturgical theology of the silence, as foundation of a Christian mysticism.


    NOTE


    R. Iacopino      pp. 665-674
    Liturgia ed esperienza del divino in Oriente
    Nella tradizione ecclesiale orientale la liturgia occupa un posto preminente al punto da poter affermare che liturgia e Chiesa si identificano. Se volessimo una definizione di Chiesa orientale, non esiteremmo a dire che essa è una Chiesa che celebra la divina liturgia. Questo ci fa capire il ruolo eminente svolto dalla liturgia nella vita dell’Oriente cristiano, dove la liturgia è la Chiesa al massimo della sua espressione. La liturgia, infatti, oltre che fonte del pensiero teologico è sorgente della vita spirituale, espressione della vita in Dio, luogo, quindi, teologico delle teofanie, incontro fra la misericordia di Dio e la miseria dell’uomo in cui quest’ultimo ha modo di attuare la propria progressiva divinizzazione. 

    Within the tradition of the Eastern Church, liturgy hold a prominent place so that we can say that Liturgy and Church are identical. If we would give a definition of the Eastern Church, we would not hesitate to say that it is a Church celebrating the divine Liturgy. This lets us understand the prominent role performed by the Liturgy in the life of the Christian Orient. Where Liturgy is the Church in its highest expression. Liturgy is indeed not only source of the theological thought, but it is also source of the spiritual life, expression of the life in God, and hence a theological place of theophanies, an encounter between God’s mercy and man’s misery, in which this last one receives the way for fulfilling his progressive divinization.


    M. Faggioli      pp. 675-682
    Spiritualità liturgica e movimenti ecclesiali: da Giovanni Paolo II a Francesco
    L’articolo traccia un quadro della questione dei movimenti nella Chiesa e del loro rapporto con la questione liturgica e spirituale, alla luce dell’evoluzione del fenomeno movimenti nel corso dell’ultimo ventennio e delle discontinuità tra papa Francesco e i suoi due predecessori quanto a orizzonti ecclesiologici. Emerge la necessità di prestare maggiore attenzione alle relazioni tra recezione della riforma liturgica, recezione dell’ecclesiologia conciliare, e spiritualità ecclesiale all’interno dei movimenti.

    The article sketches a picture of the movements within the Catholic Church and their relationship with the liturgical and spiritual question, in the light of the evolution of this «movements phaenomenon» during the last 20 years, and with reference to the discontinuity between pope Francis and his two predecessors about ecclesiological horizons. It appears the necessity of giving a greater attention to the links with the reception of the liturgical reform, with the reception of conciliar ecclesiology and with the ecclesial spirituality within such movements.


    C. Giraudo      pp. 683-690
    La mistagogia come “nuova evangelizzazione”
    L’esigenza della formazione è stata sempre avvertita come prioritaria, tanto che non si celebra un’Eucaristia senza prima celebrare la liturgia della Parola. La formazione che avviene in chiesa non è da sottovalutare, quasi fosse un’occasione di poco conto, di per sé insufficiente, tale da richiedere assolutamente ulteriori approfondimenti nelle lezioni di catechesi da tenere in altra sede. Dato che i pastori del terzo millennio non sono i primi ad avvertire sulle loro spalle la responsabilità di istruire e formare i loro fedeli, l’A. indaga sui metodi adottati da coloro che li hanno preceduti, nella convinzione che sarà proprio la mistagogia, intesa come attenzione privilegiata al magistero della lex orandi, che consentirà alla Chiesa di oggi di riconoscere con realismo i segni dei tempi, al fine di rispondere con coraggio alle sfide poste da una società in continua trasformazione, sfide destinate a scandire il cammino di una sempre nuova evangelizzazione.

    The need for education has been always perceived as a priority, so that an Eucharist is not celebrated without a previous Liturgy of the Word. The education that happens inside the church is not to be underestimated, as it should be an opportunity of little importance, in itself not sufficient, and so it would absolutely demand further instructions to be given in another place and in catechetic lessons. Since the priests of the third millennium are not the first that have perceived their responsibility for instructing and educating their faithful, the A. investigates the methods which were adopted by their predecessors, and asserts that the Mystagogy – i.e. a privileged attention to the teaching of the lex orandi – shall be indeed the way that allows the Church of today to acknowledge with realism the signs of the time, in order to reply with courage to the challenges that are issued by a society in a continuous transformation: these challenges shall determinate the way of an always new evangelization.


    ORIZZONTI


    F. Micciarelli      pp. 691-705
    La partecipazione delle donne alle processioni solenni: un decreto secentesco
    Scopo di questo contributo è ricostruire, attraverso l’edizione critica e l’analisi storica di un documento pergamenaceo dell’inizio del XVII secolo emesso dalla Congregazione dei Riti, le vicende originate da una concessione del pontefice Sisto V in favore dei Girolamini della congregazione dei Poveri Eremiti del beato Pietro da Pisa: con essa si permetteva alle donne, in occasione di processioni solenni, di entrare nei chiostri e di prendere parte ad esse. Sorti dunque dei dubbi su quali processioni dovessero essere considerate solenni, il priore del cenobio romano di Sant’Onofrio si rivolge alla detta Congregazione fornendone un elenco: ciò offre l’occasione, in particolar modo, di approfondire le nostre conoscenze sulla pietà popolare sia a proposito di celebrazioni religiose legate all’intero orbe cristiano, sia di altre connesse propriamente con l’Urbe. 

    The aim of this article is to reconstruct, through the critical edition and historical analysis of a parchment document of the beginning of the XVII century that was issued by the Sacred Congregation of Rites, the events generated by a concession of pope Sixtus V in favour of the friars of St. Jerome who were part of the congregation of Poor Hermits of blessed Pietro from Pisa: that concession gave to women the permission to enter into the cloisters and to take part in solemn processions. Being some doubts about which processions had to be considered as solemn, the prior of the Roman convent of St. Onofrio requires the advice of the Sacra Rituum Congregatio providing a list of those celebrations: this offers to us the opportunity to increase our knowledge about the popular piety both regarding celebrations related to the entire Christian world, and others properly connected with Rome.


    D. Sabaino      pp. 707-728
    Tra sensibilità, bellezza e azione: elementi per una discussione sull’estetica della musica per la liturgia
    Come discorrere, oggi, di estetica della musica della liturgia? In quale orizzonte inquadrare, primariamente, i dati che si presentano alla riflessione sull’argomento: entro le prospettive ormai secolari dell’estetica della musica, o a partire dai più recenti ragionamenti di estetica della liturgia? Quale senso attribuire in prima e in ultima istanza al sostantivo e all’aggettivo estetica? In che modo evitare le trappole di ermeneutiche che trapassano senza mediazioni dal sacro alla bellezza nella sintesi di una musica aprioristicamente sacra? Per provare a rispondere a tali domande, e ad altre simili, il saggio ripercorre dapprima sinteticamente la dialettica di estetica e poietica, di implicazione e di eccedenza che dà forma alla liturgia; esamina, in relazione alle tematiche estetiche, le principali dimensioni della musica rituale; propone alcune suggestioni di corrispondenze tra estetica della liturgia ed estetica della musica liturgica, e conclude infine presentando alla discussione tre tesi, ossia tre possibili aree di ragionamento, atte a cogliere la complessità strutturale e percettiva di una musica che voglia essere e sia effettivamente connaturale alla liturgia. 

    How is it possible to discuss today about aesthetic of the music for the liturgy? Which is the horizon, where we can previously see the data that are offered to our consideration about this topic: should they be the almost centuries old perspectives of musical aesthetic, or should we start from the more recent insights about the liturgical aesthetic? Which significance should we give in first and last instance to the substantive and to the adjective aesthetic? In such a way can we avoid the traps of hermeneutics that go without mediations from the holy to the beauty and into the synthesis of a music that is a priori defined holy? In the effort to answer to these and similar questions, the A. presents first the dialectic between aesthetic and poietic, between implication and exceeding that gives shape to the liturgy; then he takes into consideration the main dimensions of the ritual music with reference to the aesthetic issues; some suggestions are moreover proposed about the mutual reciprocities between aesthetic of liturgy and aesthetic of the liturgical music. Finally the A. concludes presenting to the discussion three arguments, i.e. three possible lines of reasoning, that are fitted for catching the structural and perceptive complexity of a music which should aim and really be connatural to the liturgy.


    M. Sodi      pp. 729-754
    La “Missa pro Iubilaeo extraordinario” indetto da Paolo VI a conclusione del Vaticano II
    L’indizione del giubileo straordinario a conclusione del Vaticano II fu accompagnata dalla pubblicazione di due formulari di messa in data 6 gennaio 1966. Ripercorrere quel testo permette di cogliere alcuni aspetti di teologia liturgica concernenti la realtà della Chiesa, soprattutto locale; ma permette anche di verificare la linea ecclesiologica impressa dal Vaticano II e riespressa con linguaggio orante. Nell’insieme si tratta di un elemento la cui conoscenza contribuisce a dare completezza alle celebrazioni del 50° del Concilio. 

    The calling of an extraordinary jubilee at the conclusion of the II Vatican Council was accompanied by the publication of two Mass formularies, on 6th January 1966. Taking again into consideration that text, allows us to perceive some aspects of liturgical theology concerning the reality of the Church, above all the local Church, but it gives also the possibility of verifying the ecclesiological line that was indicated by the II Vatican Council and was expressed again in a praying language. On the whole this is an element whose knowledge contributes to give completeness to the celebrations of the 50th anniversary of the Council.


    RECENSIONI E SEGNALAZIONI      pp. 755-768


    INDICI


    Indice dell’annata 2015      pp. 769-771
    Indice degli Autori             p. 772

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