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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
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DOMENICA: APRIRE IL TEMPO A CRISTO

Il 31 maggio del 1998, in concomitanza con la solennità di Pentecoste, Giovanni Paolo II inviava all’episcopato, al clero e ai fedeli la Lettera apostolica Dies Domini, circa la santificazione della domenica. Il documento era atteso, non tanto perché mancassero orientamenti e riflessioni di vario genere (anche a livello di magistero nazionale o locale), quanto soprattutto perché poteva risultare ormai opportuna una «visione» delle problematiche relative alla domenica, offerta in prospettiva di sintesi. Il risultato è ormai da tempo sotto gli occhi di tutti. Ma nel dire questo siamo ben consapevoli che il cammino di educazione non si risolve con un documento magisteriale (lineare e organico quanto si vuole), ma nel far sì che quanto espresso in quegli 87 paragrafi possa passare nella mens degli operatori e quindi del popolo santo di Dio. Il documento – bisogna riconoscerlo – è apparso nell’imminenza del grande giubileo dell’anno 2000; pertanto è comprensibile che il suo contenuto sia stato o sommerso o per lo meno affievolito da altre attenzioni emerse sul momento prioritarie.

Superata però ormai la svolta del millennio, e ripreso il cammino – anche alla luce della Lettera apostolica Novo millennio ineunte – sulla lunga onda giubilare che ha evidenziato l’anno liturgico come un perenne «anno giubilare», si tratta ora di rimotivare il senso del «giorno del Signore» (dies Domini) perché sia il giorno di Cristo (dies Christi), il giorno dell’assemblea (dies Ecclesiae), il giorno dell’uomo (dies hominis) e il simbolo del giorno dei giorni (dies dierum)! Come realizzare questo programma, del resto sempre presente – pur con motivazioni diversificate a seconda dei contesti culturali – nella vita delle singole Chiese locali?

Animati da una certa dose di idealismo, pensiamo – ma con forte realismo – che il complesso itinerario di formazione può essere realizzato qualora si ponga mano a una seria programmazione che includa come punto di convergenza l’attenzione all’eucaristia domenicale. In questa linea sarà possibile strutturare un percorso di (ri)educazione al giorno del Signore non puntando esclusivamente a interventi nell’omelia domenicale, ma valorizzando tutte le occasioni formative, soprattutto in seno ai movimenti e alle associazioni. È in questi ambiti così variegati che il cammino formativo può trovare nelle pagine della Dies Domini materiali preziosi da adattare ai più diversi itinerari formativi.

L’ambito di attenzioni che è tenuto presente dal documento lo si può percepire anche da questa veloce analisi terminologica. Nella Dies Domini la domenica è definita come «giorno del Signore, della nuova creazione, della risurrezione, di Cristo-luce, del dono dello Spirito, della fede, della Chiesa, del popolo in cammino, della speranza, dell’ascolto della Parola, della comunione al corpo di Cristo, della celebrazione gioiosa e partecipata, della fraternità e della pace, della testimonianza e della missione, del riposo, della solidarietà, della festa, della famiglia». La domenica è presentata ancora come «memoria della nostra salvezza», come giorno «che ricorda il battesimo», come giorno «che rinnova l’alleanza», come «giorno ottavo, figura dell’eternità» e come «giorno irrinunciabile».
L’elenco terminologico è notevole, tanto da coprire tutti gli ambiti che direttamente o indirettamente risultano correlati con il mistero del dies Domini. Ma l’aspetto più impegnativo – forse uno dei più difficili da far percepire – ci sembra essere quello relativo alla dimensione simbolica di questo giorno da considerare come «luogo» per dare senso al tempo.

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Domenica: aprire il tempo a Cristo – Le parole assunte come titolo del fascicolo riprendono un’espressione della Dies Domini quando al n. 7 Giovanni Paolo II invita «tutti con forza a riscoprire la domenica: non abbiate paura di dare il vostro tempo a Cristo! Sì, apriamo a Cristo il nostro tempo, perché egli lo possa illuminare e indirizzare. Egli è colui che conosce il segreto del tempo e il segreto dell’eterno, e ci consegna il “suo giorno” come un dono sempre nuovo del suo amore [...]. Il tempo donato a Cristo non è mai tempo perduto, ma piuttosto tempo guadagnato per l’umanizzazione profonda dei nostri rapporti e della nostra vita».

È da questo particolare input che si è mossa la riflessione del Consiglio di redazione in modo che «RL» potesse offrire un tipo di proposta né ripetitiva né poco incisiva o meno attraente per il lettore. Una proposta, comunque, in linea di continuità e di sviluppo con quanto «RL» aveva affrontato vari anni fa.

Il primo serio intervento organico circa il tema dell’eucaristia domenicale «RL» lo presenta nel 1975, attorno al titolo: Celebrazione e partecipazione all’eucaristia (cf. «RL» 62 [1975] 427-568). Nel contesto, si trattava di una prima riflessione su quanto era avvenuto a partire dal rinnovamento del rito della messa (1969) per riportare la celebrazione a essere – tra l’altro – un «fatto ecclesiale, nel quale la comunità si forma e si esprime in una piena partecipazione attiva, che superando la morta passività provocata per secoli da un malinteso primato clericale, non sia frutto di benevole concessioni, ma affermazione della natura regale, sacerdotale e profetica di tutta intera la comunità» (Editoriale, pp. 427-428). Il discorso veniva svolto per promuovere una riflessione «che aiuti ad attuare lo “spirito”, che unicamente vivifica, di una liturgia il più possibile autentica, leggendo la riforma liturgica non al di fuori, ma al di là della “lettera”, che sempre uccide se resta sola e diventa unica legge dell’azione di culto» (Ibid., 428).

Il secondo intervento si realizza due anni dopo, in modo più esplicito attorno al titolo: La domenica: giorno del Signore e della Chiesa (cf. «RL» 64 [1977] 3-129). L’attenzione in quel momento si era concentrata – e gli studi lo pongono bene in evidenza – sulla problematica che a livello sociale e culturale si era andata sviluppando e che rischiava di far scomparire la stessa identità propriamente cristiana di questo giorno. In quella linea venivano offerti alcuni elementi di giudizio tali da far scaturire proposte per la riflessione e per l’azione. Da una parte la sfida della secolarizzazione, con tutte le sue inevitabili conseguenze; dall’altra, il peso del precetto non sufficientemente bilanciato da un’educazione della coscienza tale da vedere e vivere questo giorno come il giorno della persona.

A distanza di anni «RL» riprende il discorso secondo una particolare impostazione. Per la verità – oltre che per una visione d’insieme – sarà opportuno che il lettore abbia ben presente che i numerosi temi studiati dal 1964 in poi, nella maggior parte dei casi toccano direttamente o indirettamente le problematiche relative al giorno del Signore. Pertanto, a buon diritto si può affermare che questo argomento può essere assunto come il filo conduttore per una rilettura tematica degli ultimi quarant’anni del nostro periodico.

La ripresa del discorso, comunque, si pone anche sulla linea degli Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000. Nel documento “Comunicare il vangelo in un mondo che cambia” – pubblicato in data 29 giugno 2001 – si delinea un percorso costantemente relazionato all’eucaristia domenicale; un percorso che nei nn. 47-49 viene a concentrarsi sul giorno del Signore e sulla parrocchia accostati come “tempo e spazio per una comunità realmente eucaristica”.

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Le sfide per la formazione – Ogni volta che si mette a punto un fascicolo monografico ritornano, implacabili, le parole programmatiche del sottotitolo di «RL»: bimestrale per la formazione liturgica. Le parole non sono messe lì a caso; al contrario costituiscono un richiamo costante perché la proposta formativa risulti come la nota dominante dell’intera sinfonia offerta dall’insieme dei contributi.

In questa prospettiva, quali possono essere le sfide che vengono rilanciate anche dalla presente pubblicazione? È possibile individuare un filo conduttore per un impegno educativo e formativo; un filo facilmente annodabile a situazioni e circostanze concrete? Senza ombra di dubbio ci sembra di poter affermare che il recupero e l’attualizzazione dei temi racchiusi nei cinque capitoli della Lettera apostolica Dies Domini – sviluppati mediante il confronto con studi e con la conoscenza delle situazioni concrete delle comunità ecclesiali – possano costituire la via privilegiata per attualizzare la lettera e lo spirito di quel testo con cui i Padri conciliari vollero definire, con stupenda sintesi, il mistero della domenica.

Si legge, infatti, in Sacrosanctum Concilium 106: «Secondo la tradizione apostolica, che trae origine dal giorno stesso della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o domenica. In questo giorno, infatti, i fedeli devono riunirsi in assemblea perché, ascoltando la parola di Dio e partecipando all’eucaristia, facciano memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù, e rendano grazie a Dio che li ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti. Per questo la domenica è il giorno di festa primordiale che deve essere proposto e inculcato alla pietà dei fedeli, in modo che divenga anche giorno di gioia e di astensione dal lavoro. Non vengano anteposte ad essa altre solennità che non siano di grandissima importanza, perché la domenica è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico».

A distanza ormai di quarant’anni le parole conciliari risaltano con tutta la loro carica profetica. Molto cammino, al loro seguito, è già stato compiuto – e le assemblee domenicali ne sono un’eloquentissima testimonianza –; molto rimane ancora da fare. E questa è la sfida che racchiude tutte le altre!

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Il presente fascicolo – Lasciandosi guidare dalla successione delle rubriche, è possibile sviluppare un percorso che conduca il lettore verso un approfondimento sui generis del tema proposto.

Actuositas. Ci è sembrato doveroso evidenziare l’importanza di quanto «riconosciuto» da parte della Chiesa d’Occidente circa la validità della preghiera eucaristica che va sotto il nome di Addai e Mari. Coloro che sono impegnati nell’insegnamento dell’eucaristia non potranno non tener conto di quanto evidenziato sia dalla Congregazione per la dottrina della fede, sia dagli orientamenti del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, sia dall’autore dello studio qui proposto.

Studi. I quattro interventi con sui si apre e si fonda la riflessione offrono anzitutto un invito a ricordare il cammino percorso a livello di interventi magisteriali e di alcuni studi circa il tema della domenica. In secondo luogo, uno sguardo a preziose pagine di storia diventa occasione per riflettere sul senso del giorno del Signore. In terzo luogo, la puntualizzazione circa l’attualizzazione sacramentale della Parola proclamata diventa motivo per (ri)fondare il senso di quella parte della celebrazione eucaristica che dà significato alla partecipazione piena alla mensa del corpo e sangue di Cristo. L’approfondimento, infine, della dimensione etica del riposo festivo stimola un serio confronto per cogliere il senso del tempo e per educare ad esso in un’ottica di salvezza.

Note. Tra le numerosissime problematiche sottese o comunque inerenti al giorno del Signore, abbiamo privilegiato anzitutto quelle riguardanti l’educazione all’ascolto e al servizio; e, in secondo luogo, quelle relative alla dimensione escatologica, secondo la mens della liturgia bizantina, con esemplificazioni che toccano quel «cuore» dell’anno liturgico da cui poi dipende (e a cui rinvia) la stessa domenica.

Orizzonti. Il rapporto con il creato non poteva essere dimenticato. È in questa linea che lo studio sull’eucaristia, presentata come «pasqua dell’universo», costituisce un invito a superare una lettura dell’eucaristia in chiave riduttiva, come precetto o solo come un rito chiuso in sé. L’eucaristia è in realtà la pasqua del mondo. Per motivare questa prospettiva si seguono due piste: recuperare il significato eucaristico del cosmo e dialetticamente il significato cosmico dell’eucaristia; rileggere l’eucaristia secondo la «cosmologia cristologia» del Nuovo Testamento (l’eucaristia come «rendimento di grazie», come «presentazione del creato e del lavoro dell’uomo», come «offerta del mondo al Padre ad opera di Cristo», come convivialità dei doni di Dio, come presenza permanente di Cristo che attira tutto a sé). Sotto ogni aspetto, l’eucaristia si offre come il grande ritorno dell’intera creazione al Padre nell’Unigenito incarnato per mezzo dello Spirito. Una prospettiva, questa, che consente di fondare un’etica e un’estetica eucaristica del creato e mobilita i credenti a rifiutare tutto ciò che deturpa il creato per farsi portavoce di un’ecologia spirituale sul fondamento stesso della loro fede.

Notiziario. Non può mancare, di tanto in tanto, l’informazione sui principali appuntamenti relativi a convegni su temi concernenti il rinnovamento liturgico o lo studio o la progettualità in questo ambito. La parola dei «nostri inviati» offre una prima informazione che lascia sempre il desiderio di saperne di più attraverso l’accostamento del volume degli Atti che, di solito, accompagna simili appuntamenti allo scopo di rilanciare ulteriormente la riflessione nel contesto ecclesiale e per un più vasto uditorio.


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