Sant'Antonio.org - Il portale della comunit antoniana
Edizioni Messaggero Padova
Homepage      
L'ultimo numero      
Consulta i fascicoli      
Titoli previsti per il 2012      
Abbonamenti      
Mailing list      
Il mio carrello      

 
      Ricerca avanzata





ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario


 Stampa pagina           Segnala pagina


 
ALLA RICERCA DELLO «SPIRITO» DELLA LITURGIA

A distanza di quasi quarant’anni dall’evento del concilio Vaticano II, che ha segnato la vita della Chiesa in re liturgica (e non solo!), mettersi alla ricerca dello spirito della liturgia può sembrare un controsenso. In questi anni, infatti, si è operato – pur con alterne vicende – un cambiamento radicale nell’espressione cultuale della Chiesa di rito romano; quanto è stato prodotto a livello di libri e documenti liturgici ne costituisce un segno davvero eloquente. E qui emerge subito una prima e immediata constatazione: se non ci fosse stato uno «spirito» a guidare tutta questa immensa opera – quasi come un sottofondo costante di accompagnamento, una mens cui fare riferimento – senza dubbio non si sarebbero realizzati tanti traguardi. Perché?

Contrariamente a quanto è avvenuto «dopo» il concilio di Trento, il Vaticano II nel constatare l’opportunità di «doversi interessare in modo speciale anche della riforma e dell’incremento della liturgia» (SC 1), si è premurato in primo luogo di ricordare alla Chiesa intera il significato, il ruolo e l’importanza dei «principi riguardanti l’incremento e la riforma» della liturgia (SC 3). Solo in secondo luogo sono state stabilite, di conseguenza, le strategie e le «norme per attuarli» (ib.).

Da che cosa sono state ispirate e guidate le modalità di attuazione della riforma conciliare? Se esaminiamo la Sacrosanctum concilium notiamo in essa l’uso di due termini – mens e spiritus – il cui significato può aiutare a trovare una risposta plausibile.

Mens ricorre dodici volte nella SC con diverso significato; di queste, tre occorrenze rispondono alle attese del nostro interrogativo. In SC 4, quando il concilio fa riferimento a «tutti i riti», esprime il desiderio «che, ove sia necessario, vengano prudentemente e integralmente riveduti ad mentem sacrae traditionis...». In SC 23, là dove si accenna al rapporto fra tradizione e progresso, il concilio ricorda che nella revisione devono essere prese in considerazione, tra l’altro, «le leggi generali structurae et mentis liturgiae». In SC 119, quando si accenna alla musica sacra nelle missioni, si rinvia «ad mentem art. 39 et 40» come criterio per l’adattamento del culto.

Spiritus, quando non indica la terza persona della SS. Trinità, ricorre dieci volte con riferimento alla liturgia vista come «prima e indispensabile sorgente dalla quale i fedeli» possono «attingere spiritum vere christianum» (SC 14); per questo i pastori devono essere penetrati «loro per primi, spiritu et virtute liturgiae» (ib.). In SC 17 si accenna alle pratiche di pietà che vengono attuate nei seminari, e che devono essere imbevute di «spiritu sacrae liturgiae». Nello stesso contesto si invita ad osservare le leggi liturgiche in modo che la vita nelle istituzioni formative «liturgico spiritu penitus informetur». In SC 29, quando si accenna a come deve essere svolto un vero ministero liturgico, il concilio insegna che «tali persone siano educate con cura spiritu liturgiae». In SC 37, nel contesto dell’adattamento della liturgia ai vari popoli, si pone come condizione la possibilità di armonizzazione «cum rationibus veri et authentici spiritus liturgici». Nella stessa prospettiva si muove il riferimento all’uso di vari generi di musica sacra «dummodo spiritui actionis liturgicae respondeant...» (SC 116); come pure l’invito ai vescovi perché si prendano cura di formare gli artisti «spiritu artis sacrae et sacrae liturgiae» (SC 127).

I due termini possono essere assunti come sinonimi? Con quali conseguenze? Ambedue rinviano a uno stile, a uno spirito, a una mentalità, a un modo di agire ecclesiale all’insegna della linearità e dell’unitarietà: elementi tutti che risultano essere il frutto della continuità della tradizione cultuale, della conoscenza diretta ed esplicita dell’oggetto e del soggetto della liturgia, e della comune condivisione dell’obiettivo che risiede nell’actuosa participatio ai santi misteri. Una mens e uno spiritus, dunque, frutto della consuetudine con il mistero celebrato, e pertanto fondamento di una vita improntata dall’actio liturgica. I termini di confronto e di esplicitazione di tutto questo risiedono nei testi ufficiali della Chiesa, in particolare nei libri liturgici; è dal confronto con essi – globalmente considerati – che scaturisce la mens, lo spiritus di una particolare celebrazione. Il conseguente apporto della teologia, della pastorale, della spiritualità, della comunicazione e dell’animazione faranno sì che lo «spirito» che anima e costituisce il cuore dell’actio liturgica di fatto diventi esperienza viva – una mens – di ogni credente e della Chiesa intera.

*  *  *

Se osserviamo il metodo di cui sopra alla luce della storia, ci sembra di dover constatare che una simile mens non sia stata sempre così lineare, ma che abbia subito alterne vicende, come possiamo verificare nell’attuazione della riforma liturgica realizzata dopo il concilio di Trento, e i cui effetti permangono ancora creando non pochi fraintendimenti.

Dal primo libro pubblicato (Breviarium Romanum, 1568) fino all’ultimo (Rituale Romanum, 1614) corrono ben quarantasei anni; la successione di otto Pontefici (da Pio V †1572 a Paolo V †1621) e l’alternarsi delle più diverse commissioni permisero l’elaborazione dei libri liturgici tridentini senza la preoccupazione di una solida visione unitaria dell’insieme; a questo avrebbe provveduto (e di fatto provvedeva) la Congregazione dei riti, istituita appositamente il 22 gennaio del 1588. D’altra parte il concilio non aveva elaborato una vera e propria magna charta per la riforma dei libri, come invece farà il Vaticano II.

La riforma liturgica tridentina, comunque, fu il prodotto non soltanto dei libri liturgici rinnovati, ma anche della receptio ecclesiale che fino alla vigilia del Vaticano II l’ha modellata e in parte modificata. A tutto questo si deve aggiungere la lettura della mens che ha guidato la Congregazione dei riti, mens espressa in particolare nei numerosissimi «decreta» che hanno portato la riforma tridentina nelle secche di un ritualismo e un rubricismo talora ancor oggi riemergente.

Solo studiando l’insieme degli elementi di questa riforma, prolungatasi nell’arco di ben quattro secoli, si può tentare di identificarne gli aspetti portanti e, pertanto, di individuarne la mens, lo spirito, per confrontarne poi i risultati con quanto è avvenuto alla luce del Vaticano II. È ovvio che un editoriale non può offrire un’indagine completa; al più può rilanciare un metodo di lavoro perché lo «spirito della liturgia» non sia un’espressione che ognuno può intendere e interpretare a proprio uso e consumo.

*  *  *

Lo spirito della liturgia – È diventata classica l’opera che Romano Guardini pubblicò nel 1919 proprio con questo titolo. Il volumetto offriva eloquenti e incisive riflessioni sulla preghiera liturgica, sulla comunità, sullo stile, sul simbolismo e sulla serietà della liturgia, come pure sull’accostamento della liturgia «come gioco» e sul primato del logos sull’ethos. A questo contenuto si aggiunse poi una lettura dei «santi segni» allo scopo di far comprendere i valori racchiusi nella liturgia, perché fossero evidenziati come rinnovato centro della vita della comunità e del fedele. Quelle riflessioni, più volte ristampate, hanno illuminato e sorretto il cammino di comprensione dello spirito del culto cristiano, e hanno posto le premesse per tanti traguardi che poi il Vaticano II ha fatto propri.

In tempi recenti un libro che porta quasi lo stesso titolo: Introduzione allo spirito della liturgia (1999) si è proposto di segnare un’altra tappa di questo cammino. Nell’opera, il card. Joseph Ratzinger attraversa alcuni ambiti della realtà liturgica della Chiesa evidenziando, puntualizzando e invitando a riscoprire quanto eventualmente nascosto nell’azione liturgica. I vari capitoli sull’essenza della liturgia, sui suoi tempi e luoghi, sull’arte e sulla musica, sul rito e sul corpo offrono uno spaccato interessante costituito da felici intuizioni, da forti perplessità su attuali situazioni liturgiche, da posizioni ideologiche in contrasto con il rinnovamento liturgico compiuto dalla Sacrosanctum concilium in poi.

Il filo rosso che lega idealmente queste due opere è costituito da due dati di fatto: da una parte, l’esperienza pasquale della storia della salvezza quale si attua nella celebrazione dei santi misteri; dall’altra, i linguaggi con cui tale esperienza si modula e si esplicita allo scopo di realizzare l’incontro tra la vita del credente e il mistero di Cristo. Un filo che mai si interrompe nella vita della Chiesa, anche se talvolta esso si intreccia con elementi che possono variare con lo scorrere del tempo, o dipendere dal tipo di formazione o dalle modalità comunicative con cui il mistero stesso viene mediato attraverso il linguaggio rituale (eucologico compreso!).

Dobbiamo però osservare che richiami e sottolineature presenti nelle due opere costituiscono come la punta dell’iceberg di un duplice e contrastante movimento anche oggi in atto.

– Guardini collocò il suo contributo quasi agli inizi del movimento liturgico, quando questo stava attraversando «la sua crisi di adolescenza secondo le grandi leggi della vita: la legge della crescita, della complessità, della lotta con l’ambiente. Le opposizioni provenivano da ogni direzione: dall’interno del mondo religioso e dall’esterno, dalla cultura, dalla pietà, dal mondo dell’azione» tanto che qualcuno fu indotto «a definire il movimento liturgico: primavera senza estate» (così «il futuro cardinale» Giulio Bevilacqua scriveva nel 1961 nella sua Prefazione alla riedizione dell’opera di Guardini). Di fatto, però, con le sue riflessioni Guardini aiutò ad accostare la liturgia della Chiesa del tempo abilitando il lettore-fedele a comprenderne il significato. Si raggiungeva così l’obiettivo di far conoscere lo spirito della liturgia, con atteggiamento costruttivo.

– Ratzinger colloca il proprio contributo in un periodo della vita della Chiesa in cui la riforma liturgica di per sé dovrebbe essere terminata, mentre il rinnovamento è in piena attività. Ciò che non può essere condiviso, al di là di innegabili valori disseminati in tante riflessioni, è l’obiettivo di inficiare la mens, lo spiritus di una riforma e di un rinnovamento liturgico espressi da un concilio. Crediamo che la dimensione educativa e formativa allo spirito della liturgia non debba collocarsi in questa ottica. Ce lo ricorda, tra l’altro, la linea costantemente assunta da «RL» fin dal 1914!

Le due opere, comunque, possono essere prese come punti di riferimento e di confronto – anche tra di loro – per proseguire nella ricerca e soprattutto nell’approfondimento dello «spirito» della liturgia.

*  *  *

Una ricerca mai ultimata! – Il titolo del fascicolo esprime una convinzione e la rilancia ai lettori. Lo spirito della liturgia è oggetto di una ricerca sempre in atto, e a vari livelli: di studio, di catechesi, di pastorale, di animazione, di spiritualità, di mistica; in una parola: di formazione!

A livello di studio e di formazione noi siamo convinti che il Vaticano II abbia centrato – teoricamente – l’obiettivo quando ha posto la liturgia come culmen et fons della vita e della vitalità della Chiesa; in questa linea attende ancora di essere messo in opera il dettato di Sacrosanctum concilium 16 e di Optatam totius 16.

A livello di pastorale, catechesi e animazione si possono porre e attualizzare le conseguenze di quanto appena sopra accennato; se non si riparte da quelle prospettive anche la liturgia continuerà a essere un fare ma senza «spirito», come a ragione taluni rimproverano.

A livello di spiritualità e di mistica si potrà recuperare l’attualità e urgenza di questo aspetto quando la riscoperta dell’azione dello Spirito condurrà a comprendere che l’esperienza originaria dello Spirito Santo è quella che il credente attua e celebra nell’epiclesi sacramentale; è da qui che scaturisce quella vita mistica che proviene dall’esperienza diretta del mistero e che rilancia il fedele verso la sua progressiva divinizzazione.

La ricerca dello spirito della liturgia, pertanto, è costituita da un cammino di formazione a tutti i livelli; lo spirito della liturgia sarà percepito e vissuto nella sua integrità quando esso traspare dalle forme e dai linguaggi dell’azione liturgica; quando le assemblee sono educate a esprimersi nel linguaggio liturgico non come qualcosa di strettamente proprio, ma come linguaggio che dipende in modo diretto da quello codificato della storia della salvezza; quando la formazione nei seminari e nelle facoltà teologiche riacquista un’impronta di sintesi all’insegna di quanto prospettato dal Vaticano II.

Nella sua particolare ottica «RL» ha sempre proposto una serie di strumenti e di contenuti al fine di evidenziare costantemente il vero spirito della liturgia. Lo ha fatto prima ancora che Guardini codificasse alcune riflessioni nella sua classica opera; lo ha fatto dopo, quando il movimento liturgico ha superato la «crisi adolescenziale» per essere riconosciuto come componente fondamentale dell’elaborazione della mens del Vaticano II; continuerà a farlo con la propria riflessione ora che lo spirito della liturgia sembra attraversare di nuovo una crisi di passaggio dalla primavera del rinnovamento conciliare a un’estate in cui cominciano a maturare i frutti!

*  *  *

Il presente fascicolo – Il lettore percepisce in modo immediato che questo fascicolo di «RL» è miscellaneo. Ed è proprio questa caratteristica che viene a recuperare il significato del titolo. In tale ottica si pone la successione dei variegati contenuti secondo le diverse rubriche.

Actuositas. Il polso della situazione circa il rinnovamento liturgico è dato dal confronto con gli strumenti che regolano o caratterizzano la celebrazione stessa o la vita liturgica in generale. I primi mesi del 2002 hanno visto la pubblicazione di «documenti» fondamentali per la vita liturgica della Chiesa. La loro sommaria presentazione e l’invito a una loro conoscenza diretta permetteranno di cogliere lo spirito che li ha animati e che dovrebbe poi essere veicolato nella vita di fede della Chiesa.

Anniversari. Il 40° della Costituzione apostolica Veterum sapientia non è stato sollecitato e celebrato da spinte nostalgiche, ma dal desiderio di ricordare i valori racchiusi nella conoscenza della lingua latina che permette un contatto diretto con i testi della tradizione, e che nella sua fissità ormai slegata da un tempo e da un luogo particolare dice, in dialettica necessaria con le lingue moderne, il rapporto fra l’universale e il particolare, fra la Chiesa e le Chiese locali culturalmente e temporalmente determinate. La commemorazione del documento pontificio diventa però anche l’occasione per cogliere lo spirito della liturgia che in quel particolare momento (1962) si intrecciava con le ultime redazioni della Sacrosanctum concilium. È dunque un confronto proficuo per l’approfondimento della mens del Vaticano II.

Studi. I cinque contributi di questa sezione offrono altrettante prospettive per evidenziare aspetti tipici dello spirito che anima direttamente o indirettamente la liturgia, o per verificare dimensioni che in qualche modo aiutano a entrare nel mistero della Chiesa o del fedele. La condivisione eucaristica in campo ecumenico, la Theotokos nei primi tempi della Chiesa, il ruolo dello Spirito nella professio virginitatis secondo sant’Ambrogio, la visione di Maria nel mistero trinitario secondo l’eucologia della Collectio missarum de B.M. Virgine, e un’interessante riflessione su concetti e fenomenologie legati al maleficio rinviano ad altrettanti ambiti che chiamano in causa (o che sollecitano) lo spirito della liturgia.

Note. Due contributi, infine, evidenziano – a partire da prospettive diversissime – altrettanti ambiti per una conoscenza e per un approfondimento dello spirito che anima la liturgia e che da essa scaturisce. Che si tratti della santità dei fedeli testimoniata dagli scritti di alcuni Padri della Chiesa, o che si tratti di battisteri romani che testimoniano la vitalità di una Chiesa, ci troviamo sempre dinanzi a segni eloquenti che rinviano alla sorgente di tutto ciò: lo Spirito del Signore, unico che può animare e far comprendere lo spiritus, la mens della liturgia!


 Vai inizio pagina           Stampa pagina           Segnala pagina


© 2012 PPFMC Messaggero di S.Antonio Editrice
Via Orto Botanico 11 - 35123 Padova (Italy) - P.Iva 00226500288
Tel. +39 049 8225 777 (8:30 - 12:30; 13:30 - 17:30) - Fax +39 049 8225 650
email:rivlit@santantonio.org