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CELEBRARE CON I DISABILI

Il 2003 è l’anno in cui «RL» festeggia il 90o del proprio servizio alla causa liturgica. C’è chi ha scritto che i compleanni fanno bene, perché le statistiche mostrano che le persone che ne festeggiano di più vivono più a lungo! Al di là della sottile ironia, l’appuntamento con lo scorrere del tempo questa volta chiama in causa la coscienza formativa e la proposta di «RL» in ordine alla sua missione e al suo progetto editoriale-formativo.

L’avvicinarsi di questo appuntamento è stato motivo per una riflessione attenta da parte del Consiglio di redazione. Tutti si sono trovati concordi nell’evitare inutili autocelebrazioni; concordi, al contrario, nel prendere lo spunto anche da questo anniversario per riproporre, con rinnovato coraggio ed entusiasmo, il senso di un servizio che ha visto i suoi inizi nel 1914, e il suo sviluppo dal Vaticano II in poi.

Chi conosce la proposta di «RL» e ha avuto modo di confrontarsi con il poderoso materiale accumulato negli ormai 90 volumi – i volumi degli Indici, a loro volta, sono uno strumento eloquente al riguardo – sa che una riflessione seria e costruttiva è possibile portare avanti quando le persone che vi collaborano cercano di fondere in una proposta unitaria competenza scientifica e vita ecclesiale, sempre con il segreto intento di contribuire a questa stessa vita ecclesiale oltre che alla formazione del popolo di Dio.

Nei fascicoli di questo 90o anno di «RL» – e di tutti quegli anni a venire in cui il periodico potrà continuare a svolgere il proprio servizio – l’attenzione alla formazione continuerà ad essere sempre ben desta, mentre si studiano temi in cui si intrecciano la teoria e la prassi, perché la liturgia sia sempre più l’elemento «simbolico» (= unitivo) tra fede e vita.

Ma quest’anno 2003 racchiude anche ben altri anniversari «liturgici». Il centenario del motu proprio «Tra le sollecitudini», documento con cui san Pio X illustra i principi che devono regolare la musica sacra nelle celebrazioni.

È l’anno in cui ricordiamo il 50o del Congresso liturgico di Lugano e, in particolare, il 40o della promulgazione della «Sacrosanctum concilium», e dunque l’inizio di quanto è stato operato nel tessuto della lex orandi della Chiesa di rito romano. È anche l’anno del 25o della morte di Paolo VI, il papa che ha creduto nella riforma liturgica e ha accompagnato i primi decisivi passi nell’attuazione del rinnovamento liturgico. Questo 2003 «RL» ricorda pure il 20o anniversario della morte di un suo valoroso direttore, il padre Salvatore Marsili, osb. Questi molteplici «anniversari» spingono a fare memoria per raccogliere la lezione della storia e rilanciare, nel presente e nel futuro, quanto di vivo e di vitale è stato consegnato a tutti i credenti in Cristo. È così che la liturgia continua ad essere l’alveo privilegiato in cui si muove e si rinnova la traditio ecclesiae.

Per «RL» il 90o anno è incoraggiamento a proseguire con entusiasmo il cammino e stimolo a migliorare il servizio, consapevoli – ma lo diciamo sottovoce! – che i compleanni migliori sono quelli ancora da festeggiare, soprattutto grazie alla fattiva solidarietà dei nostri lettori!

*  *  *

La liturgia di fronte ad «abilità diverse». Era questo il titolo con cui volevamo introdurre queste pagine. Il ripiego su un’altra espressione non intende nascondere il cuore della riflessione che offre il presente fascicolo di «RL»; un fascicolo che intende collocarsi con un contributo specifico anche nel contesto dell’anno del disabile proclamato per questo 2003 dall’Unione europea!

L’operatore pastorale sa bene quale sia il quadro della situazione e degli atteggiamenti di fronte alla disabilità: nel mondo, in generale; nella famiglia; nel rapporto interpersonale. Se dal contesto socio-ambientale si passa a quello propriamente ecclesiale, e dunque pastorale, si constata quale e quanta attenzione si porga al disabile da parte di istituzioni ecclesiali sia a livello di assistenza di vario genere, sia a livello di catechesi in generale, sia a livello di formazione ed esperienza liturgica in particolare.

Non è questo l’ambito per una trattazione sistematica circa la problematica in questione; né ci premuriamo di specificare le più diverse forme di disabilità. I numerosi studi – molti dei quali segnalati nelle pagine che seguono – e i contributi di sintesi apparsi in dizionari recenti (Liturgia, Omiletica, Teologia pastorale sanitaria, Scienze dell’educazione, Catechetica...) sono più che sufficienti per proseguire il discorso di approfondimento. Qui ci permettiamo solo di introdurre una trattazione che sarà proseguita nelle pagine che seguono, offrendo quasi una traccia di percorso e precisando la mens che lo guida.

Il 4 marzo del 1981, in occasione dell’anno internazionale delle persone disabili proclamato dalle Nazioni Unite, la Segreteria di Stato pubblicò un documento destinato «To all who work for the disabled» (A quanti si dedicano al servizio delle persone handicappate, in «Enchiridion Vaticanum» 7, 1138-1170). Il documento, di ampio respiro, intendeva richiamare «alcuni principi, che possano essere di guida nell’approccio di tali persone, e suggerire altresì qualche linea operativa» (n. 1142). Tre sono i principi fondamentali ricordati: ogni persona portatrice di handicap a) «è un soggetto pienamente umano, con corrispondenti diritti innati, sacri e inviolabili» (n. 1143); b) «deve essere facilitata a partecipare alla vita della società in tutte le dimensioni e a tutti i livelli, che siano accessibili alle sue possibilità» (n. 1144); c) in quanto più debole dei membri di una società, l’attenzione alla persona disabile costituisce la misura della «qualità di una società e di una civiltà» (n. 1145).

Integrazione, normalizzazione e personalizzazione sono, pertanto, i principi sintesi che devono orientare le linee operative a livello di ricerca medico-scientifica (genetica, fetologia, perinatologia, biochimica, neurologia...); a livello di sostegno della famiglia; a livello di assunzione di responsabilità sociali e professionali. In tutto questo «i cristiani hanno una missione insostituibile da svolgere» (n. 1168), soprattutto nell’essere «fianco a fianco con i fratelli e le sorelle [...] per promuovere, sostenere, incrementare iniziative [...]». Tra queste, oltre al contributo di uomini e mezzi, si fa esplicito appello all’impegno delle comunità parrocchiali: «Le parrocchie e le comunità giovanili di varia denominazione vorranno dedicare particolare cura alle famiglie [...]; sapranno studiare [...] metodi adeguati di catechesi per gli handicappati, e seguire la partecipazione e l’inserimento di questi nelle attività culturali e nelle manifestazioni religiose, così da rendere tali soggetti – che hanno preciso titolo ad una appropriata formazione spirituale e morale – membri di pieno diritto delle singole comunità cristiane» (n. 1169).

Nell’ambito della Chiesa italiana il 2 febbraio 1991 una Nota della Consulta nazionale per la pastorale della sanità e della Consulta ecclesiale delle opere caritative e assistenziali ha individuato alcuni Riflessi pastorali delle condizioni di vita dei portatori di handicap (cf. «Enchiridion CEI» 5, 21-45). Molta attenzione è stata data all’argomento anche da parte dell’Ufficio catechistico nazionale – spesso in dialogo con l’Ufficio liturgico nazionale – per quanto concerne l’iter dell’iniziazione cristiana, la celebrazione degli altri sacramenti, la catechesi e un servizio pastorale a misura delle persone e delle loro situazioni.

Qualora si tenti di fare dei consuntivi, bisogna riconoscere che a livello di impegno carismatico e di volontariato le energie profuse sono così tante che è impossibile quantificarle nel numero e, soprattutto, nello spessore. Ma siamo già al top per quanto concerne l’educazione all’actuosa participatio del disabile ai santi misteri? Il ruolo e il significato del presente fascicolo di «RL» si inserisce nel provocatorio interrogativo per portare un suo specifico contributo in ordine alla persona del disabile considerato – sia ben chiaro – non tanto come destinatario di un lavoro di animazione, quanto soprattutto come soggetto che partecipa secondo i linguaggi e le abilità che gli sono propri. Anzi, è proprio da questa prospettiva che la comunità è interpellata dai valori che sono propri dei «divers-abili» e che gli «abili» rischiano di dimenticare o di non percepire affatto.

Celebrare con i disabili. Il titolo con cui si presenta l’insieme della riflessione non indica tanto una dimensione statica, quanto soprattutto uno stimolo per gli operatori e per le comunità in modo che l’azione liturgica sia espressione dinamica di vita teologale e luogo di partecipazione della comunità tutta intera e dunque di ogni singolo in essa. Si tratta, anche in questo ambito, di prendere coscienza di una responsabilità ecclesiale ad accogliere e a educare (educarsi) per vivere la fede con tutti. Si tratta, inoltre, di riflettere sul limite, in questo caso, del senso diretto dell’espressione fides ex auditu o del significato che in questa specifica situazione assume l’affermazione: «Sapere e pensare chi si va a ricevere». Apparirà determinante la fede di chi accompagna tanto il bambino quanto l’ammalato psichico grave.

È di nuovo la comunità che viene interpellata nella propria fede e stimolata nel coraggio di accettare l’altro non per quello che può dare ma per quello che è; e di onorarlo e amarlo per il semplice fatto che esiste, perché primariamente amato da Dio nel Figlio e nello Spirito.

*  *  *

Il presente fascicolo. Con questo 2003 il lettore si trova di fronte alla «RL» che si presenta con una veste grafica rinnovata; identico, però, è lo stile della proposta che intende continuare ad offrire. E la proposta spazia su un orizzonte il più possibile ampio, anche se non sempre possiamo accogliere, per ovvi contingenti motivi, tutti quei contributi che riterremmo più che adeguati per una panoramica più completa. Secondo lo stile ormai da tempo collaudato, molti input vengono racchiusi o individuati o sollecitati dall’editoriale. Questo continua ad essere il luogo di sintesi della proposta e la chiave per un’operatività.
Con quali rubriche si presenta, pertanto, il primo fascicolo del 90o e qual è il senso della proposta?

Anniversari. Come già indicato in apertura di questo editoriale, il 2003 è carico di anniversari. In tutti i fascicoli di quest’anno ne verrà evidenziato qualcuno che riteniamo specifico in ordine alla vita liturgica. Nelle pagine che seguono è «commemorato» il centenario del motu proprio di Pio X in ordine alla partecipazione attiva ai santi misteri, a partire dal linguaggio musicale.

Studi. Quattro studi cercano di impostare – e di sollecitare – una riflessione che dalla dimensione ecclesiale scende in modo immediato al senso della partecipazione ai sacramenti e delle modalità per realizzare una simile partecipazione. È una riflessione variamente articolata che richiede tempo e attenzione per un confronto con principi e strategie da calare ulteriormente nella prassi. Di fatto, è un vero problema culturale quello che emerge proprio a partire dal contesto del culto.

Dossier. Di solito agli studi seguono le Note. Questa volta però «RL» offre subito un corposo dossier. Si tratta di sette testimonianze che provengono da esperienze dirette, e tutte comunque finalizzate a esprimere lo specifico dell’esperienza educativa alla preghiera e ai sacramenti delle persone disabili. Un dossier, dunque, molto limitato se posto di fronte alle numerosissime istituzioni che operano con intelligenza pastorale nel settore, ma abbastanza significativo per aprire uno squarcio su un impegno ecclesiale pieno di difficoltà ma anche di risultati insperati.

Note. Le tre note sono state pensate ed elaborate come integrazione e sostegno di una complessità di servizi tutti comunque finalizzati alla partecipazione ai santi misteri. È in questa linea che viene accostato il problema dell’omelia nel continente dell’handicap; il contenuto e il significato della preghiera eucaristica per non udenti; e l’importanza della musicoterapia per i riflessi che può avere in ordine alla preghiera.

Orizzonti. Quasi a completamento del precedente fascicolo dedicato alla pietà popolare, viene qui proposto uno studio che si rifà ad un contesto specifico qual è quello della Calabria, con un’esemplificazione interessante propria del giorno di Pasqua.

Notiziario. L’ampia pagina del Notiziario non è certo finalizzata per dare informazione on line, ma per offrire una documentazione di quanto di significativo si attua. La pagina offerta si ricongiunge a quanto già pubblicato nel n. 2 dello scorso anno 2002. «RL» non dà ragione di tutto ciò che si compie, soprattutto a livello regionale o di Chiesa locale; rimane tuttavia sempre disponibile ad accogliere quanto i singoli interessati possono far presente.


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