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| L’INIZIAZIONE CRISTIANA È UN ITINERARIO |
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| Gianfranco Venturi, sdb |
L’iniziazione cristiana (= IC) è costituita da un complesso rituale molto ricco e variegato. Al suo centro sta la celebrazione dei tre sacramenti del battesimo, della confermazione e dell’eucaristia, quale punto culminante, punto di arrivo (culmine) e insieme di partenza (fonte). Tale complesso viene spesso designato di volta in volta come «cammino», «percorso», «processo», «itinerario»; termini tutti che indicano movimento, successione, continuità, cambiamento, superamento; termini che fanno riferimento alle categorie dello spazio o del tempo. Obiettivo del presente contributo non è tanto di descrivere dettagliatamente i singoli riti che compongono l’IC, ma ciò che li lega insieme, li pone in armonica successione e li fa essere un tutto unitario. Formalmente questo può essere riconducibile alla categoria di «itinerario», che nell’IC viene ad assumere il valore di segno o simbolo complessivo che attualizza variamente nei singoli momenti il mistero pasquale di Cristo. Il contributo si articolerà pertanto nei seguenti passaggi: a) l’IC ha la struttura di itinerario; b) fondamento dell’itinerario è la storia della salvezza; c) esigenza di adattare e inculturare l’itinerario proposto dal RICA. In altre parole, e facendo riferimento a una terminologia propria della teologia dei misteri, possiamo dire che l’itinerario di IC con il suo complesso rituale, disposto a forma o struttura di itinerario, ripresenta e attualizza la storia della salvezza e nel suo svolgersi rivela di volta in volta un particolare aspetto dell’unico mistero pasquale. Nell’esposizione faremo riferimento oltre che al RICA anche alle tre Note sull’IC del Consiglio episcopale permanente della CEI e alla Nota dell’Ufficio catechistico nazionale[1]. 1. L’iniziazione cristiana ha la struttura di itinerario 1.1. L’itinerario Preso descrittivamente, può essere rappresentato come un percorso o via, che ha un inizio, procede per tappe intermedie, ha una meta da raggiungere che giustifica tutto il cammino fatto. In tale immagine l’attenzione non va posta sull’inizio, ma sull’avanzare passo passo, sul proiettarsi e tendere verso ciò che sta davanti e che giustifica l’intero cammino. Preso simbolicamente, l’itinerario può aprire a significare una crescita umana o un avanzamento spirituale che ha un punto di partenza, una progressione, un punto di arrivo; in tale simbolo il passato fonda e orienta al futuro e solo in questo futuro trova il suo movente che collega e unifica ogni passo, dispone al cambiamento e alla novità, fa tendere a una pienezza di realizzazione. Ogni itinerario si sviluppa nel tempo, ma non in un tempo come successione di momenti uguali e chiusi, ma come successioni di momenti ciascuno dei quali dice riferimento al passato originante ed è proteso verso quel nuovo futuro che già in qualche modo si pregusta nel presente in forza di questa sua tensione interna. Nell’itinerario ogni momento e ogni tempo viene riscattato dall’insignificanza per assumere ciascuno un valore suo proprio, diverso dagli altri e ad essi collegato, proprio in forza del suo trascendersi e proiettarsi in avanti. La provvisorietà, il cambiamento, la novità, l’avvicendarsi si ritrovano come esigenze da accogliere in ogni momento o tempo. Talora l’itinerario ha anche una forma spaziale, è un cammino. Anche in questo caso è certamente successione di passi, ciascuno dei quali però porta in sé un orientamento verso «ciò che sta davanti», verso un nuovo luogo per il cui raggiungimento o possesso si esige l’abbandono del precedente. Come tale, l’itinerario è segnato da un ilemorfismo pasquale, cioè da un continuo succedersi di morte e vita: non si può passare al momento o passo successivo, se non «morendo» al precedente; non si abbandona il precedente se non in forza di una tensione verso ciò che sta davanti, il quale non risulta una riedizione del passato o semplice anticipazione del futuro, ma come un connubio di ciò che è prima e ciò che segue e fa essere quel momento unico e irrepetibile. 1.2. L’iniziazione cristiana ha la struttura di un itinerario L’IC si presenta ed è stata strutturata come un «itinerario». Secondo il RICA l’IC degli adulti «si fa con una certa gradualità»[2], cioè attraverso una successione temporale di gradi e tempi tra loro organicamente correlati tanto da avere un «valore di forma tipica per la formazione cristiana»[3]. La prima Nota CEI precisa che parlando di iniziazione: «il RICAnon si riferisce a un atto puntuale ma designa un processo, sufficientemente esteso nel tempo, per risvegliare la fede nel nuovo simpatizzante, approfondirla con un apprendistato della vita cristiana integrale e, al termine, attraverso l’iniziazione sacramentale, condurre il nuovo credente alla partecipazione al mistero di morte e risurrezione di Cristo e all’integrazione piena nella Chiesa. Per questo il cammino di iniziazione dei nuovi credenti, fatto “con una certa gradualità in seno alla comunità dei fedeli” (RICA 4), si articola in un processo a tappe: quattro tempi o periodi, scanditi da tre gradi o passaggi, “per i quali il catecumeno avanzando passa, per così dire, di porta in porta o di gradino in gradino» (RICA 6)”»[4]. Tutte le Note ribadiscono queste caratteristiche di unitarietà e di struttura di itinerario proprio dell’IC[5]. Considerata come itinerario l’IC ha un inizio, una durata e una conclusione, una meta raggiunta; si articola in tempi o periodi successivi tra loro distinti; comporta il raggiungimento di alcune mete, dei passaggi, il superamento di alcune prove, l’acquisizione di determinate abilità o modi di agire, tutto disposto in progressione. 1.3. L’iniziazione cristiana si articola in tempi e per gradi Il RICA prevede che l’itinerario dell’IC sia strutturato in tappe e tempi. Innanzitutto sono previste della tappe dette «gradi» o «passaggi» o «porte»[6]. I termini usati, tutti di movimento, configurano l’itinerario come una «salita» (verso il monte di Dio, verso Gerusalemme), un passaggio da una situazione a un’altra (dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita), un varcare la soglia o «limen» per entrare in un paese, in una città, in una casa (nella città di Dio, nella casa del Padre). Tra i tanti momenti di cui è costituita l’iniziazione, questi sono «i più importanti e i più forti» e assumono la forma di celebrazioni[7]. Attraverso di esse si opera il «graduale» (gradi) compiersi del mistero pasquale, «una partecipazione al mistero della salvezza»[8] che troverà la sua pienezza nella celebrazione dei sacramenti dell’IC. Queste tappe sono degli «spartiacque» che suddividono il tempo globale dell’iniziazione in «tempi» diversi tra loro qualitativamente[9]. È importante sottolineare questo alternarsi di tempi e di gradi. Infatti qui «il tempo non è una realtà indifferenziata che procede linearmente; secondo l’IC, come per l’intera storia della salvezza, il tempo ha alti e bassi, è più o meno inteso, subisce interruzioni e accelerazioni. Il rito dell’IC stabilisce dei gradi che interrompono il tempo precedente e ne aprono uno nuovo, qualitativamente diverso»[10]. A questo punto sarebbe da approfondire il rapporto tra rito e tempo[11] proprio in vista di fondare l’itinerario che, con il suo complesso e inglobando e coniugando insieme la ritualità e temporalità, appare come la forma rituale propria dell’IC. Questa sua forma (un rito nel tempo) dà ragione dell’insistenza con cui i documenti indicano di situare l’IC nel ritmo dell’anno liturgico[12]. 1.4. L’iniziazione cristiana si sviluppa per «traditio-redditio», dialogicamente Secondo il RICA il tempo della purificazione e dell’elezione è segnato dagli «scrutini» e dalle «traditiones» o «consegne»[13]. Se si tiene presente che gli scrutini[14] vanno concepiti certamente come momenti di verifica ma soprattutto come celebrazioni penitenziali, allora si può giustamente pensare che in qualche modo essi devono essere presenti in tutto l’itinerario e trovano nel tempo della purificazione un particolare rilievo o «solennità»[15]. La Parola con la quale il Signore si rende presente lungo il cammino non può non provocare di volta in volta un particolare cambiamento del cuore (conversione) e una risposta-preghiera che assumerà la forma di lode, d’intercessione e d’impetrazione, fatta dal catecumeno, dalla comunità, e dalla comunità sul catecumeno. Le «traditiones»[16] hanno due momenti (consegna e riconsegna) e un tempo intermedio di acquisizione o appropriazione. Per la loro struttura risultano essere un geniale modo di far procedere l’iniziazione, una «logica»[17] che l’attraversa, un «metodo»[18] o «dinamica»[19] della pedagogia divina. Esse mettono in evidenza che «l’itinerario dell’iniziazione cristiana si sviluppa in ogni momento in forma dialogica tra Cristo e gli iniziandi, sotto l’azione dello Spirito»[20]. Per questo suo modo di svilupparsi «l’iniziazione educa alla comunità e alla fede della Chiesa, creando il dialogo in cui ognuno fa spazio alla parola (al logos) dell’altro, del fratello (comunità) e di Dio (fede). Il mono-logo in cui ognuno esaurisce il dicibile, chiudendosi a Dio e ai fratelli, è esattamente il contrario, è quella solitudine mortale a cui la Pasqua di risurrezione ha voluto porre fine. È allora lecito affermare che l’iniziazione apre alla vita cristiana, prima ancora che per le “parole” ricche di contenuti teologici, per lo “scambio di parole”, per il fatto stesso di essere dialogo. Tutte le celebrazioni liturgiche, a cui abilita l’iniziazione, sono questo scambio, questo dialogo, in cui si scopre che l’identità della Chiesa è la differenza d’amore dei suoi membri»[21]. 1.5. L’iniziazione cristiana comprende alcune dimensioni permanenti Nell’avanzare nel suo itinerario il catecumeno è guidato dalla parola di Dio, partecipa a celebrazioni predisposte per questo, si inserisce gradualmente nella comunità condividendole lo stile di vita. Egli arriva alla sua «maturazione» attraverso ciò che il RICA delinea come quattro «vie» e che potremo così sintetizzare: a) «catechesi»; b) «cambiamento di mentalità e di costume»; c) varietà di «riti liturgici»; d) collaborazione alla vita della Chiesa «con la testimonianza della vita e la professione della fede»[22]. Non si tratta di «vie» vere e proprie – quasi di nuovi e paralleli itinerari – ma di «momenti»[23], «dimensioni»[24], «elementi»[25], «componenti»[26] di un «processo formativo» che «è sostenuto dall’ascolto della Parola e dalla catechesi, da riti e celebrazioni, da esercizi ascetico-penitenziali, dall’accompagnamento ecclesiale. Queste quattro vie – la conversione, la catechesi, i riti liturgici e la testimonianza della vita –, sono realtà distinte e al tempo stesso fondamentalmente legate e dipendenti l’una dall’altra»[27]. Esse hanno una loro logica interna che le tiene unite: «La Parola svela progressivamente il disegno di Dio, la celebrazione inserisce nel mistero pasquale di Cristo, la testimonianza rende ragione della propria fede e la esplicita nella missionarietà»[28]. Mettendo a confronto le varie Note si può rilevare che non c’è un linguaggio uniforme nell’indicare queste «vie», né nell’enumerarle. Possiamo rilevare alcuni aspetti o tendenze: a) nelle ultime due Note al posto di «catechesi» si preferisce usare per il tempo dell’IC il termine «annuncio e accoglienza della Parola»; infatti «la catechesi sistematica e più approfondita è un compito successivo»[29]; secondo questa logica la Guida prevede come ultima celebrazione «la consegna del catechismo»[30]; b) le celebrazioni hanno come punto di riferimento il RICA, ma vengono dati orientamenti per altre celebrazioni. 2. L’itinerario dell’iniziazione cristiana ripresenta la storia della salvezza 2.1. L’itinerario, paradigma dell’agire di Dio La Bibbia si presenta come la storia degli interventi di Dio lungo il succedersi dei tempi. Per questi interventi i singoli tempi e l’intera storia viene riscattata, redenta: «Dio – leggiamo nella seconda Nota – ha attuato la salvezza del genere umano nella storia attraverso eventi successivi fino all’evento ultimo e definitivo della Pasqua di Cristo. Similmente egli continua a operare a livello di ogni persona con interventi successivi fino a farla partecipe del mistero pasquale di Cristo e inserirla nel suo popolo. Questa successione di interventi di Dio costituisce un vero e proprio “itinerario”, nel quale ogni persona è chiamata a entrare, accogliendo la Parola che viene da Dio, partecipando alla celebrazione dei santi misteri e portando frutti di un’esistenza rinnovata»[31]. 2.2. Valore dell’itinerario di iniziazione cristiana L’itinerario di IC, descritto sopra nelle sue caratteristiche generali, è la forma rituale che attualizza la storia della salvezza. Le tappe e i tempi, e, all’interno di questi, i singoli momenti, ripresentano gli interventi successivi di Dio per la salvezza dell’uomo e hanno ciascuno una partecipazione al sacramento: «Anche l’iniziazione cristiana è un itinerario: il progressivo attuarsi nel tempo del progetto salvifico di Dio che chiama l’uomo alla vita divina del Figlio, inserendolo stabilmente nella Chiesa e ricolmandolo in abbondanza della grazia dello Spirito Santo. Se è vero che con la celebrazione dei tre sacramenti i fanciulli e i ragazzi sono pienamente iniziati alla vita cristiana, tuttavia, proprio per la legge della progressione della storia della salvezza, anche l’itinerario che ad essi conduce partecipa di quella grazia preparandola, anticipandola, favorendola»[32]. 2.3. Eventi che fondano l’iniziazione cristiana Facendo riferimento alle letture bibliche che sono proposte durante l’itinerario nelle diverse celebrazioni, alle letture proclamate nella Veglia pasquale e di Pentecoste, alla benedizione del cero pasquale e dell’acqua, potremo dire che l’itinerario di IC trova il suo fondamento – e perciò ripresenta –, l’evento della creazione, del diluvio, del cammino di Abramo, dell’esodo, del cammino dei giusti che salgono a Gerusalemme o dei deportati che vi ritornano, di Gesù e dei suoi discepoli, della Chiesa pellegrinante nel tempo. Non è possibile analizzare sotto la loro forma di itinerario tutti questi eventi; accenno solo ad alcuni, quasi come un saggio.
– L’evento della creazione (Gn 1,1.2,2).Il primo racconto della creazione ha chiaramente la struttura di una successione di tempi brevi (e «fu sera e fu mattino»), di tempi più lunghi («primo, secondo... giorno») fino al «settimo giorno quando Dio portò a termine il lavoro che aveva fatto» (Gn 2,2). Ciascuno di questi tempi è diverso dall’altro per un particolare intervento («e avvenne», «fece») della parola di Dio («e Dio disse»). Su questo evento si costruisce l’IC come insieme di tempi brevi e lunghi in cui la parola di Dio opera fino ad arrivare a «fare l’uomo a immagine e somiglianza di Dio» perché domini sul creato e sia fecondo. – L’evento dell’esodo.L’esodo è la narrazione del cammino prima di Mosè e poi del popolo d’Israele nel loro passaggio dalla schiavitù alla libertà, dagli dèi morti al Dio vivo attraverso varie fasi. C’è un tempo di preparazione in cui Dio dispone il popolo a prendere la decisione di porsi in cammino per raggiungere la terra promessa ai padri. Questa meta ispira tutto il cammino: e il filo che unisce tutti i momenti e i tempi tra di loro. C’è il momento della partenza segnato da un rito che viene detto «pasqua», in cui viene vissuta la liberazione. Segue il lungo tempo di vita nel deserto che ha il suo punto culminante nell’alleanza del Sinai e in cui il popolo impara a vivere della Parola, a credere nel Dio che si è rivelato a Mosè e ai padri, che ha compiuto meraviglie. È un tempo di lotta tra Dio e il suo popolo, di tentazioni, di adesioni entusiastiche e di ribelllioni, di volontà di andar avanti e di tornare indietro. Infine, si arriva a compiere il passaggio definitivo e a prendere possesso della terra che Dio ha promesso con la consapevolezza che essa può essere persa se non si rimane fedeli all’alleanza. Questi tempi e tappe erano oggetto del grande annuncio ai catecumeni perché rivivessero in sé quell’itinerario per arrivare a rivivere il mistero della pasqua definitiva di Cristo. – L’evento pasquale Cristo. Gli evangelisti ci presentano la rivelazione e il compiersi del mistero di Gesù in progressione[33], dove ciascun momento riassume, anticipa e rimanda ai successivi fino al suo compimento finale. Per questo egli può dire di sé all’ultima sera della vita di essere «la via, la verità e la vita» (Gv 14,5): egli è strada che ogni fedele è chiamato a percorrere. Per chi diventa cristiano l’itinerario è Gesù stesso. – Il cammino del discepolo. L’itinerario che il discepolo percorre, a grandi linee, è delineato nel primo incontro con Gesù trasmessoci dall’evangelista Giovanni. Nel percorso fisico che compiono i due discepoli (cf. Gv 1,35-39) si può scorgere in sintesi l’itinerario di iniziazione, in cui possiamo distinguere: a)il tempo del primo annuncio fatto da chi ha già avuto una qualche esperienza di Gesù (Gv 1,35-36), ascolto, accoglienza dell’annuncio, incontro con Gesù, decisione di seguirlo (v. 37); b)il tempo del dialogo serrato con Gesù, delle domande, dell’esperienza di lui, di vita con lui; è il tempo del «voltarsi» di Gesù verso i discepoli e da parte loro di sentirsi raggiunti dal suo sguardo, incontrarsi, «vedere», «cercare», «andare» (vv. 38-39); c)il tempo dell’abitare, del fermarsi con lui, della scelta definitiva per lui, di «rimanere» con lui. Seguendo quanto la Chiesa propone per il tempo di quaresima, possiamo dire che l’IC è un tempo di «dialogo» e di «abitare» con Cristo, caratterizzato dal lasciarsi guidare da lui e dal suo Spirito, rinunciare in lui a Satana, ascoltarlo e accettare di fare il suo esodo (Mt 17,1-9), attingere alla sua sorgente (Gv 4,5-42), lasciarsi illuminare riconoscendolo come l’inviato di Dio (Gv 8,1-41), credere che lui è la risurrezione e la vita (Gv 11,1-45); in forza di questa fede prendere la propria croce dietro di lui (Gv 18,1-19,42) per passare con lui da morte a vita (Mt 28,1-10) e ricevere il suo Spirito (Gv 20,19-23). 3. Adattare e inculturare l’itinerario dell’iniziazione cristiana L’itinerario di IC ora delineato seguendo il RICA e gli orientamenti della CEI sono il punto di riferimento indispensabile. Restano alcuni approfondimenti e sviluppi da fare. Accenno qui solo ad alcuni relativi all’itinerario. – Dal punto di vista celebrativo c’è da domandarsi se, dopo l’esperienza fatta, e in mutate situazioni culturali, sia la struttura generale che le singole celebrazioni non abbiano bisogno di essere rivisitate. Ad esempio, per quanto riguarda la struttura generale, non si può pensare che le «traditiones» anziché essere collocate nell’ultima quaresima, vengano distribuite lungo l’itinerario in rapporto alla momento della catechesi che viene fatta? Compreso il senso delle «traditiones» abbozzato sopra, non si potrebbero introdurre altre «consegne» lungo l’itinerario, come la consegna del precetto dell’amore al momento suggerito dall’itinerario catechistico, o la consegna del giorno del Signore nella prima domenica dopo Pasqua? Se poi analizziamo le singole celebrazioni, ad esempio l’ammissione al catecumenato, si potrebbe ipotizzare che il rito della segnazione sui vari sensi, così significativo, non venga compiuto fuori della Chiesa, ma dentro, non tanto perché i fedeli possono così vedere e sentire, ma perché è nella Chiesa che si fa l’esperienza dell’amore di Cristo fino alla morte in croce. La consegna del vangelo risulta un rito molto scarno rispetto agli altri, mentre dovrebbe avere un maggior risalto, prevedendo una partecipazione della comunità (acclamazione), del gruppo degli accompagnatori (potrebbero leggere una dedica), e dello stesso catecumeno (che bacia il libro nel riceverlo e dice il suo Amen)[34]. – Per quanto concerne la catechesi che si compie lungo l’itinerario ci sarebbe da prendere in seria considerazione l’indicazione del RICA che la pensa «adattata all’anno liturgico e fondata sulle celebrazioni della parola»[35], e indica così la necessità di superare decisamente l’attuale modello catechistico. Inoltre, mentre l’itinerario dal punto di vista celebrativo appare ben organizzato, non altrettanto si può dire per quello catechistico. Si sente la necessità di elaborare un progetto che affianchi all’itinerario celebrativo quello catechistico, fondato sulla celebrazione della Parola e in relazione con l’anno liturgico. Ho accennato a questi soli due aspetti, non perché si necessiti di modifiche del RICA, ma perché partendo da esso e senza ripeterlo meccanicamente, lo si traduca in atto più proficuamente. 3. Conclusione La categoria dell’itinerario sembra feconda per interpretare il senso dell’IC. Anzi, ci sembra di poter affermare che l’itinerario nel suo complesso rappresenta l’elemento che riesce ad unificare tutti gli aspetti che costituiscono l’IC; è la sua forma rituale, in cui si attua la storia della salvezza, il mistero pasquale di Cristo.
[1] Nel citare questi documenti ricorreremo alle seguenti abbreviazioni: RICA =Conferenza episcopale italiana, Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, LEV, Città del Vaticano 1978; C = Ufficio catechistico nazionale, Nota Il catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Nota per l’accoglienza e l’utilizzazione del Catechismo della CEI, (15 giugno 1991); O1 = Consiglio episcopale permanente della CEI, L’iniziazione cristiana. 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti (30 marzo 1997); O2 = Consiglio episcopale permanente della CEI, L’iniziazione cristiana 2. Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni (23 maggio 1999); O3 = Consiglio episcopale permanente della CEI, L’iniziazione cristiana. 3. Orientamenti per il risveglio della fede e il completamento dell’iniziazione cristiana (8 giugno 2003); Guida = Servizio nazionale per il catecumenato, Guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi, LDC, Leumann (TO) 2001. Per la presentazione ufficiale delle tre Note cf. Servizio nazionale per il catecumenato, Seminari si studio 1998-2000. L’iniziazione cristiana 1: Orientamenti per il catecumenato degli adulti. L’iniziazione cristiana 2: Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, in «Quaderni della segreteria generale CEI» (= QCEI) 4/34 (2000); Guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi (7-14 anni), in QCEI 4/21 (2000); Guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi (7-14 anni), in QCEI 5/10 (2000); Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi - Commissione episopale per la liturgia, Seminario «La prassi ordinaria di iniziazione cristiana: nodi problematici e ricerche di vie nuove». Roma, Seminario del Divino Amore 10-12 Aprile 2002, in QCEI 6/13 (2002). [2] RICA 4. [3] «L’itinerario, graduale e progressivo, di evangelizzazione, iniziazione, catechesi e mistagogia è presentato dall’Ordo con valore di forma tipica per la formazione cristiana. Per questo si auspica che esso divenga una feconda sorgente ispiratrice di iniziative di evangelizzazione, di catechesi e di esperienze comunitarie» (O1, 22). [4] O1, 26. [5]«L’iniziazione cristiana è un itinerario: il progressivo attuarsi nel tempo del progetto salvifico di Dio che chiama l’uomo alla vita divina del Figlio, inserendolo stabilmente nella Chiesa e ricolmandolo in abbondanza della grazia dello Spirito Santo» (O2, 22). «Per iniziazione cristiana si può intendere il processo globale attraverso il quale si diventa cristiani. Si tratta di un cammino diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto della Parola, dalla celebrazione e dalla testimonianza dei discepoli del Signore, attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana e si impegna a una scelta di fede e a vivere come figli di Dio, ed è assimilato, con il battesimo, la confermazione e l’eucaristia, al mistero pasquale di Cristo nella Chiesa» (C, n. 7; cf. anche n. 5). «Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli apostoli, un cammino e un’iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente... Secondo il RICAil processo di iniziazione cristiana, nel rispetto del candidato e nel discernimento dell’azione dello Spirito Santo, è un esigente cammino di conversione e crescita nella fede. Tale cammino, originato dall’azione di Dio, che previene e accompagna, è vissuto nella comunità ecclesiale che accoglie il nuovo credente e lo sostiene fino a generarlo a vita nuova» (O2, 25-26). [6] «In questo itinerario, oltre ai tempi della ricerca e della maturazione (cf. n. 7) sono previsti vari “gradi” o passaggi per i quali il catecumeno avanzando passa, per così dire, di porta in porta o di gradino in gradino» (RICA 6; cf. O1, 25-26). «L’iniziazione cristiana non può che essere un processo unitario, dal momento che ha come finalità quella di essere scuola globale di vita cristiana e condurre alla partecipazione-assimilazione al mistero pasquale: evento unico celebrato nei sacramenti del battesimo, confermazione, eucaristia. All’interno di questa unitarietà, il cammino di iniziazione cristiana, secondo una sapiente pedagogia cristiana, è articolato in tappe, successive e graduali, ciascuna con una propria originalità e fisionomia spirituale, con proprie accentuazioni e segni» (C, n. 8e). [7] «Sono previsti tre “gradi” o passaggi o porte che devono ritenersi i momenti più importanti e più forti dell’iniziazione. Questi gradi sono segnati da tre riti liturgici: il primo dal rito dell’ammissione al catecumenato, il secondo dall’elezione e il terzo dalla celebrazione dei sacramenti» (RICA 6). [8] O1, 55. [9] «I tre gradi portano ai “tempi” della ricerca e della maturazione o sono da questi preparati... Quattro sono dunque i tempi o periodi che si susseguono l’uno all’altro: il “precatecumenato” per una prima evangelizzazione, il “catecumenato” per la completa catechesi, il tempo della “purificazione e illuminazione” per una più intensa preparazione spirituale, il tempo della “mistagogia”, per la nuova esperienza dei sacramenti e della vita della comunità» (RICA 7; cf. O1, 28-39.56-83; O2, 38-50). Un adattamento di questi tempi ad adulti che devono portano a compimento la loro iniziazione cristiana si ha in O3, 42-50. [10]G. Bonaccorso, Celebrare la salvezza. Lineamenti di liturgia (= Caro Cardo Salutis. Sussidi, 6), EMP - Abbazia di Santa Giustina, Padova 20032, p. 121. [11] Per il rapporto tempo e rito si veda l’ottimo studio di A.N. Terrin, Il rito come scansione del tempo. Per una teoria del rito come «indugio simbolico», in Liturgia delle ore. Tempo e rito. Atti della 22a Settimana di studio dell’APL. Susa (TO) 29 agosto - 3 settembre 1993 (= BEL. «Subsidia», 75), CLV-Ed. Liturgiche, Roma 1994, pp. 15-44. [12] Cf. O1, 22. «Queste tre dimensioni dell’esistenza cristiana si richiamano reciprocamente e trovano la loro migliore espressione nei contenuti e nella pedagogia dell’anno liturgico e nella celebrazione eucaristica nel giorno del Signore» (C, n. 5). [13] «Durante questo tempo si fa più intensa la preparazione spirituale, che ha più il carattere di riflessione spirituale che non di catechesi, e viene ordinata a purificare il cuore e la mente con una revisione della propria vita e con la penitenza, e a illuminarli con una più profonda conoscenza di Cristo salvatore. Tutto questo si realizza attraverso vari riti, specialmente con gli scrutini e con le consegne» (RICA 25; cf. O1, 78; O2, 43-44; O3, 45). [14] «Gli “scrutini”, che si celebrano solennemente di domenica, mirano al duplice scopo sopra accennato, cioè a mettere in luce le fragilità, le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate, e le buone qualità, le doti di fortezza e di santità, perché siano rafforzate. Gli scrutini infatti sono predisposti per liberare dal peccato e dal demonio e infondere nuova forza in Cristo che è via, verità e vita degli eletti» (RICA 25). [15] Cf. nota precedente «solennemente». [16] Cf. RICA 25. [17] «Nella logica della traditio-redditio, il candidato conferma la professione della sua fede come segno di una decisa adesione a Cristo; allo stesso modo, con rinnovata consapevolezza, fa propria la preghiera del Padre nostro come segno dello spirito di orazione acquisito e consolidato» (O3, 45). [18] «Il tempo del catecumenato è ritmato da celebrazioni in stretta relazione con la catechesi che si va sviluppando secondo il metodo della traditio-redditio» (O2, 41). [19] La catechesi «fedele alle grandi scelte del Documento di Base» deve in particolare essere «impostata sulla pedagogia dell’itinerario di fede e sulla dinamica propria della traditio/redditio»(C, n. 9). [20] O2, 24. [21]Bonaccorso, Celebrare la salvezza, cit., p. 125. [22] RICA 19. [23] Nella presentazione dei catechismi si dice che «originalità e tipicità di una catechesi che si richiama all’iniziazione cristiana consistono in un’armoniosa interdipendenza e integrazione tra il momento dell’annuncio e della memoria della fede, quello di una sua esperimentazione e celebrazione nella Chiesa e quello del suo esprimersi nella vita dei catechizzandi» (C, n. 5). [24] Cf. C, n. 5. [25] Cf. O2, 30. [26] Cf. O2, 36. [27] O1, 26. [28] C, n. 5. [29] O3, 37. [30] Cf. Guida, pp. 215-219. [31] O2, 21. [32] O2, 22. [33] «L’intera vita di Gesù è sotto l’azione dello Spirito Santo, dal suo concepimento, all’inizio e durante la sua missione, fino al suo compimento nella Pasqua» (O2, 23). [34] Per questo si vedano le proposte di adattamento della Guida. [35] RICA 19/1.
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