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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
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CELEBRARE IL MATRIMONIO CRISTIANO. L'ADATTAMENTO IN ITALIA

Celebrare il matrimonio cristiano. L’adattamento in Italia

Il 19 marzo 1990 – solennità di san Giuseppe «sposo della Beata Vergine Maria» – la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti promulgava l’editio typica altera dell’Ordo celebrandi matrimonium. Il volume, apparso in commercio l’anno successivo, fu subito oggetto di studio sia da parte di periodici, sia da parte delle Conferenze episcopali in vista della traduzione e soprattutto dell’adattamento.
A proposito dello studio del Rituale rinnovato è sufficiente fare riferimento a quanto «RL» si premurò di offrire nel 1992, sotto il titolo: «Ordo celebrandi matrimonium». Editio typica altera (cf. «RL» 79/5 [1992] 595-718), e ai numerosi interventi che è possibile vedere segnalati nei repertori bibliografici sia della stessa «RL» sia di altri periodici, o in opere come Sacramenta. Bibliographia internationalis a cura di M. Žitnik (cf. «RL» 91/4 [2004] scheda 154), o in manuali e dizionari specializzati.
Senza entrare nei dettagli delle differenze tra l’editio typica e la successiva editio altera, sia sufficiente ricordare che la prima fu promulgata dall’allora Congregazione dei riti in data 19 marzo 1969. Il fascicolo constava di 40 pagine e tutto il testo (Praenotanda e 4 capitoli) risultava distribuito in 127 paragrafi. È su questa editio che fu attuata la «versione italiana del “Sacramento del matrimonio” [...] ufficiale per l’uso liturgico [da adoperarsi] appena pubblicata [e comunque] obbligatoria dal 1 gennaio 1976» (Decreto della Conferenza episcopale italiana [= CEI], 30 marzo 1975). Il volume, ben curato anche nella veste editoriale, con un colore di copertina che intendeva richiamare il «bianco» tipico di questa particolare circostanza (!), ha svolto il suo servizio nella Chiesa italiana fino al 27 novembre 2004.
Con la pubblicazione dell’editio typica altera si imponeva un lavoro non solo di traduzione dei nuovi testi ma soprattutto di adattamento del rito alle diverse situazioni culturali ed ecclesiali. L’adattamento – vero punto strategico del Rituale – è stato per la CEI un impegno che ha visto più competenze a confronto, e che ora trova una «prima» conclusione nell’edizione ufficiale del Rito del matrimonio, i cui testi – approvati dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti in data 29 aprile 2004 – sono diventati «obbligatori dal 28 novembre 2004, prima domenica di Avvento» (Decreto della CEI, 4 ottobre 2004).

1. Celebrare il matrimonio cristiano

La celebrazione del matrimonio cristiano ha avuto lungo la storia una ricca varietà di forme in quanto è il sacramento che, forse più di ogni altro, richiede – dato lo specifico della sua essenza e dei suoi simboli – un radicamento culturale pressoché unico.
Non è questo l’ambito per ripercorrere, neppure in sintesi, le linee biblico-teologiche che hanno caratterizzato e sorretto la prassi sacramentale del matrimonio nella vita della Chiesa. L’occasione dell’entrata in vigore di un Rito rinnovato diventa però stimolo non tanto per curiosare nelle varie novità, ma prima di tutto per cogliere lo specifico di questo sacramento; per vederne il rapporto con gli altri sacramenti (soprattutto con quelli dell’iniziazione cristiana, e non solo con il battesimo!); per stabilirne il fondamento nella parola di Dio e nella prassi della Chiesa; per rilanciare una spiritualità della vita coniugale; per rimotivare una prassi pastorale di accompagnamento sia prima che dopo la celebrazione del sacramento; per guardare realisticamente le sfide che oggi vengono poste da una società multireligiosa oltre che multiculturale; per osservare, alla luce del sacramento, i nuovi rapporti tra famiglia e società; per venire incontro a una situazione di diffusa fragilità nel rapporto di coppia; e dunque, in definitiva, per riattivare strategie nuove – sicuramente più complesse e impegnative di quelle finora attuate in parrocchia – che aiutino gli sposi a passare dalla preparazione e celebrazione del sacramento ad una vita coniugale improntata alla realtà e alle esigenze dell’alleanza biblica.
In tempi recenti non sono mancati studi seri, soprattutto in ambito di teologia liturgica, che hanno evidenziato linee emergenti proprie della pneumatologia, dell’antropologia liturgica, dell’ecclesiologia, della cristologia... quali scaturiscono dalla ricchezza dello stesso Ordo, e che vediamo in parte presenti anche nella Presentazione della CEI (la cui data risale al 26 luglio 2002). Sono prospettive che, proprio a partire dalla lex orandi, offrono un arricchimento alla lex credendi relativamente a contenuti che non erano presenti nei precedenti rituali e che, nel contempo, continuano a chiarire lo specifico del matrimonio in quanto sacramento. Un rapporto più stretto tra lex orandi e lex credendi non si risolve, ovviamente, solo in una conoscenza teorica di pagine di teologia; per questo le potenzialità che derivano dalla sua elaborazione si riversano, in modo naturale, nell’illuminare quei dinamismi che sono connessi con la lex vivendi: dalla pastorale alla catechesi, dall’animazione dei vari percorsi formativi e celebrativi alla spiritualità e alla mistica.
La pubblicazione di un Rituale del matrimonio in lingua viva, attraverso il contatto con i testi può facilitare, senza dubbio, sia gli impegni dei responsabili primari della formazione, sia la spiritualità dei fedeli, sia quello sforzo di approfondimento che è doveroso per gli studenti di teologia. In questa linea i numerosi studi che strutturano questo fascicolo possono offrire un prezioso contributo per perseguire gli obiettivi segnalati. Ma questo sarà possibile a patto che sia chiaro il «metodo» per realizzare un simile approfondimento: il metodo tipico e proprio della teologia liturgica che, sola, riesce a offrire un’adeguata strumentazione in vista del «fare sintesi».

2. In Italia

Per la Chiesa che vive e opera in Italia la pubblicazione del Rito del matrimonio costituisce un peculiare traguardo e insieme un punto di partenza.

► È un punto di arrivo perché quando si osserva il percorso svoltosi dai tempi che vanno dal concilio Vaticano II in poi, non si può non prendere atto che l’attenzione verso questa realtà è stata molto elevata e insieme variegata. In un contesto come il presente non è fuori luogo fare memoria di un impegno che non è mai venuto meno a livello di Chiesa italiana. Ecco, in sintesi, gli appuntamenti principali concernenti in maniera esplicita il sacramento; li raccogliamo in buona parte scorrendo il prezioso e noto Enchiridion della CEI (= ECEI):

– Il 27 giugno 1967 la Commissione episcopale per la liturgia (= CEL) pubblica un Direttorio liturgico-pastorale per l’uso del «Rituale dei sacramenti e dei sacramentali» (cf. ECEI 1, 1020-1306). Documento significativo e prezioso, anche se rimasto in vigore solo fino alla promulgazione del nuovi Rituali. Nel capitolo IX, dedicato al matrimonio (cf. nn. 1271-1306) troviamo elementi così articolati: a) per la riflessione dottrinale (matrimonio sacramento pasquale; rapporto del matrimonio con il battesimo e l’eucaristia; matrimonio e vita apostolica e liturgica nella famiglia cristiana); b) per la catechesi liturgica (catechesi e rito nuziale nel contesto della messa degli sposi; liturgia del matrimonio nella catechesi generale e nella predicazione; catechesi liturgica del matrimonio nella preparazione dei fidanzati); c) per l’azione pastorale liturgica (la parrocchia, luogo per la preparazione e celebrazione del matrimonio; incontri con i fidanzati e loro preparazione spirituale; partecipazione spirituale e sacramentale dei familiari e testimoni; il giorno per la celebrazione del matrimonio; uguaglianze dei fedeli nella celebrazione e semplicità di solennità esteriori; musica e canto nella celebrazione del matrimonio; importanza della messa e significato della comunione al calice; indicazioni per una celebrazione significativa e per la partecipazione attiva; omelia e preghiera dei fedeli; celebrazione del matrimonio senza la messa; i «tempi proibiti» per le nozze; la benedizione della donna dopo il parto). Il nutrito elenco dei temi è un invito a riprenderli in considerazione, per coglierne i valori e la pressoché costante attualità!

– Il 27 settembre 1967 la CEI pubblica le Annotazioni sugli argomenti del sinodo. Otto sono le questioni che concernono i «matrimoni misti» (cf. ECEI 1, 1361-1368). Il tema troverà successivamente una ripresa nelle Indicazioni pastorali circa i matrimoni misti predisposte dalla Commissione episcopale per l’ecumenismo e pubblicate il 20 giugno 1972 (cf. ECEI 1, 4231-4244). Il problema dei matrimoni misti verrà ancora accennato nella Nota pastorale del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo del 2 febbraio 1990 (cf. ECEI 4, 2221); negli Orientamenti pastorali per l’immigrazione della Commissione ecclesiale per le migrazioni, del 4 ottobre 1993 (cf. ECEI 5, 2023-2024, e 6, 2611). Per i matrimoni misti tra cattolici e valdesi la CEI studia la problematica nell’Assemblea generale del 1996 (cf. ECEI 6, 105) in vista della promulgazione del Testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni misti, pubblicato dalla CEI e dai valdesi-metodisti il 16 giugno 1997 (cf. ECEI 6, 751-805 e 2262), e del Testo applicativo del testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti in Italia, del 25 agosto 2000 (cf. ECEI 6, 2993-3050).

– A tre mesi di distanza dalla pubblicazione del Sacramento del matrimonio, il 20 giugno 1975, la CEI pubblica il Documento pastorale Evangelizzazione e sacramento del matrimonio (cf. ECEI 2, 2091-2218), accompagnato da Deliberazioni circa L’impegno per l’evangelizzazione del sacramento del matrimonio (cf. ECEI 2, 2219-2239). Il Documento pastorale dopo aver preso le mosse dalla situazione socioculturale, riesprime in sintesi la peculiarità del sacramento del matrimonio nella fede della Chiesa, e si concentra soprattutto sull’azione della Chiesa per l’evangelizzazione del sacramento stesso. In tale prospettiva vengono evidenziati: a) il ruolo della preparazione, con i relativi itinerari; b) il dovere di un’adeguata celebrazione; c) la vita e la missione della coppia e della famiglia cristiana nella Chiesa e nel mondo. Altrettanto preziosi sono i brevi contenuti delle Deliberazioni che evidenziano: a) i criteri fondamentali della pastorale matrimoniale; b) alcune deliberazioni specifiche; c) raccomandazioni e voti conclusivi. Sono pagine che, nel loro insieme, conservano preziose istanze di fondo sempre attuali.

– A continuazione degli anni Settanta – impegnati nel progetto «Evangelizzazione e sacramenti» – negli anni Ottanta la CEI lancia il progetto «Comunione e comunità» (cf. ECEI 3, 633-706). All’interno di questa linea il 1 ottobre 1981 la CEI pubblica il Documento pastorale Comunione e comunità nella Chiesa domestica (cf. ECEI 3, 707-742). L’insieme delle riflessioni offre prospettive in ordine alla realtà – continuamente da costruire – della comunione-comunità della famiglia cristiana. Per il raggiungimento di tale obiettivo è essenziale il ruolo dell’evangelizzazione e dei sacramenti, in particolare dell’eucaristia; un cammino già delineato, pertanto, e di grande attualità.

– Nella logica del progetto pastorale degli anni Ottanta è pure da collocare il sussidio di prospettive e orientamenti predisposto dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia e pubblicato il 24 giugno 1989 (cf. ECEI 4, 1684-1803). Sotto il titolo: La preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia il sussidio indica subito l’area pastorale e gli obiettivi più specifici: a) per venire incontro ai responsabili della evangelizzazione del matrimonio e della famiglia; b) per offrire criteri fondati di discernimento (teologico, pedagogico, metodologico, pastorale...) per i servizi che sono richiesti nelle diocesi e nelle parrocchie; c) per predisporre il terreno all’accoglienza del Decreto generale della CEI sul matrimonio.

– Il 5 novembre 1990 la CEI emana, infatti, un Decreto generale sul matrimonio canonico (cf. ECEI 4, 2610-2684). In esso: a) si richiama l’obbligo della celebrazione del matrimonio canonico; b) l’impegno nella preparazione al matrimonio canonico con effetti civili; c) gli effetti civili del matrimonio canonico; d) la celebrazione del matrimonio. Gli altri elementi che seguono sono di ordine più strettamente giuridico.

– Il 25 luglio 1993 la CEI pubblica il Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia (Roma 1993, pp. 310). L’obiettivo del Direttorio appare chiaro nell’ampio e significativo sottotitolo: Annunciare, celebrare, servire il «vangelo della famiglia». Gli otto capitoli offrono un percorso entro cui la stessa celebrazione del matrimonio (cf. capitolo IV) viene a far parte del processo pedagogico che abbraccia le proposte per il fidanzamento e prospetta obiettivi pastorali per la crescita della coppia e della famiglia. Un prezioso indice analitico facilita la valorizzazione dell’ampio materiale raccolto (cf. pp. 253-303).

– Nel 1994 la CEI, tramite l’Ufficio liturgico nazionale, pubblica La famiglia in preghiera. Sussidio per pregare (Roma 1994, pp. 303). È un sussidio ricco di elementi: testi e indicazioni. Risulta articolato in 10 sezioni (preghiere comuni; sacramenti; liturgia delle Ore; salmi; anno liturgico; venerazione della Madonna, dei santi e preghiera per i defunti; vita quotidiana; eventi della storia familiare; comunità ecclesiale e impegno sociale; colloqui con Dio). Alla ricchezza del materiale però non ha corrisposto un’adeguata e capillare diffusione.

– Un riferimento esplicito ai matrimoni fra battezzati e «non iniziati» è presente nella Nota pastorale sul catecumenato degli adulti, del 30 marzo 1997 (cf. ECEI 6, 729).

L’elenco è tanto nutrito da suscitare un certo imbarazzo: è impressionante il corpus di materiali e di documentazione che dovrebbero essere presenti all’attenzione degli operatori pastorali. Viene pertanto spontaneo formulare qualche auspicio: Quando verrà pubblicata l’edizione definitiva del Rito del matrimonio sarà forse maturo il tempo per elaborare una nuova edizione del «Direttorio di pastorale familiare», così da accompagnare l’impegno suscitato dal Rito rinnovato con la sintesi degli elementi maturati attraverso l’esperienza di questo tempo del dopo concilio Vaticano II? Si può altresì ipotizzare un sussidio di preghiera per la famiglia – con una grafica adeguata! – che permetta di rilanciare un clima di dialogo orante con la Trinità Ss.ma? E, infine, possiamo augurarci che l’edizione definitiva abbia un colore di copertina più gioioso dell’attuale?

Rituale, Direttorio e Manuale di preghiera potrebbero costituire una trilogia a servizio della realtà matrimoniale intensamente vissuta nel contesto della vita cristiana. Alla loro elaborazione potrebbero servire i contributi già racchiusi in altri libri liturgici che non abbiamo finora ricordato, primo fra tutti il Benedizionale, e ciò che è contenuto in documenti specifici, utili per evidenziare orizzonti di vita e di spiritualità matrimoniale (si pensi al documento della Congregazione per il culto divino sulla celebrazione dell’anno mariano [3 aprile 1987], in particolare a quanto si auspica a proposito del sacramento del matrimonio [cf. nn. 42-45]; come pure al Direttorio su pietà popolare e liturgia [17 dicembre 2001]).

► Sarà un punto di partenza? Se la pubblicazione del Rito del matrimonio – ma perché nella precedente edizione fu fatta la scelta del titolo: Sacramento del matrimonio? Il lettore potrà trovare un utile confronto con quanto elaborato in «RL» 69/1 (1982) sotto il titolo: La riforma liturgica... in cammino – costituisce il terminus ad quem di un cammino laborioso di creatività e di adattamento, crediamo che l’appuntamento possa offrire anche l’occasione di un terminus a quo.

L’edizione che abbiamo in mano, infatti, risulta ancora «provvisoria» (ma non nelle scelte dell’adattamento che sono approvate definitivamente per la Chiesa italiana) almeno per tre motivi: a) l’approvazione della nuova traduzione della Bibbia per la liturgia implicherà un adeguamento delle pericopi del Lezionario e di tutti quei testi in cui la parola di Dio risuona alla lettera; b) come indicato nella stessa Presentazione della CEI al n. 3, «il testo italiano non comprende al momento l’adattamento del capitolo terzo dell’edizione tipica latina del 1990 sul “Rito del matrimonio con l’assistenza di un laico”»; ciò lascia intendere che ci può essere in futuro questa integrazione; c) la correzione di qualche errore apparso nell’edizione ufficiale, come quello più macroscopico presente nel n. 162 in cui il foedus è stato tradotto non con “patto” ma, impropriamente, con “sacramento” (già corretto nell’immediata ristampa del Rituale).

Non vogliamo aggiungere altri motivi, ma ci sia permesso sottolineare una sensibilità tipica di chi è attento al testo eucologico. Quando nelle orazioni ci si rivolge al «Signore» e nella conclusione si domanda l’intercessione «Per Cristo nostro Signore» non si riesce a comprendere il significato di «Signore» perché il termine è usato con due significati diversi nella stessa orazione. È una situazione che capita più volte ancora nel nuovo Rituale; sarà forse vicino il momento di un adeguamento terminologico in vista di una più chiara linea teologica?

3. Un segno di «adattamento»

Chi conosce la storia del sacramento del matrimonio ricorda molto bene che esso ha avuto una molteplicità di forme celebrative quanto mai variegate. Gli stessi rituali si sono premurati di ricordare la possibilità di questo spazio di adattamento, anche se poi, nella prassi, non sempre ci si è avvalsi della disposizione già contenuta nel Rituale Romanum del 1614 (riedito proprio in quest’anno 2004 dalla LEV): «Ceterum, si quae Provinciae aliis, ultra praedictas, laudabilibus consuetudinibus, et caeremoniis in celebrando matrimonii Sacramento utuntur, eas Sancta Tridentina Synodus optat retineri» (n. 592).
Bisogna però riconoscere che i Praenotanda dell’editio typica dell’Ordo non solo si sono mantenuti in questa linea di apertura, ma l’hanno maggiormente patrocinata. I contenuti dei paragrafi 12-18 orientavano infatti sia nel De Ritualibus particularibus parandis (nn. 12-16 [si veda però il contenuto del n. 14 notevolmente modificato nel corrispondente n. 16 della relativa edizione italiana]), sia nel De facultate exarandi ritum proprium (nn. 17-18).
Il testo dei Praenotanda appare notevolmente modificato nell’editio typica altera che, sotto il titolo IV. De aptationibus Conferentiarum episcoporum cura parandis, racchiude il contenuto dei nn. 39-44; tale contenuto è tradotto nella nuova edizione italiana con la stessa corrispondenza di paragrafi.
Non va dimenticato che dopo la pubblicazione dell’editio typica altera, la stessa Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti emanò il 25 gennaio 1994 l’Instructio «Varietates legitimae» de liturgia romana et inculturatione. Accanto ai principi generali racchiusi nel documento, in modo esplicito si parla del matrimonium nei nn. 26, 48 e 57.
È in questo percorso che si inserisce il lavoro svolto dalla Chiesa italiana, e che ora appare nel Rituale rinnovato. Il cammino compiuto è ben sintetizzato nella Presentazione con cui la CEI apre il nuovo libro liturgico (cf. n. 2). I paragrafi 4-8 offrono una panoramica dei «criteri» che hanno ispirato il presente adattamento. Si impone, ora, la necessità di un corretto passaggio successivo: l’accoglienza e la messa in opera dei nuovi contenuti, in modo tale che l’adattamento faccia davvero il suo percorso dal libro alle assemblee, ai singoli fedeli; in una parola: «Dalla celebrazione del sacramento alla vita di coppia e di famiglia», come ben ricordato nei due ultimi paragrafi della Presentazione.
Con la pubblicazione del Rito del matrimonio non termina il lavoro di adattamento per la Chiesa italiana. Altri impegni stanno dinanzi alla responsabilità di varie competenze. Al riguardo ci è gradito segnalare ai lettori l’auspicio che l’Associazione professori di liturgia (= APL) ha formulato a mons. A. Caprioli, presidente della CEL:
«[...] L’APL auspica che la CEL, tramite l’Ufficio liturgico nazionale, riconsideri il problema dell’adattamento della liturgia per la Chiesa italiana con l’organizzazione di sessioni di studio o di un Seminario di ampia partecipazione, come fu fatto nel 1986. In quella occasione furono gettate le basi per l’avvio dell’adattamento del Rito del matrimonio [...] perché arrivasse alla conclusione con la seconda edizione [...]. L’APL [...] esprime riconoscenza, anche per la fiducia concessa ad un impegno portato avanti da numerosi soci.
Nella situazione attuale, anche dal punto di vista normativo, la situazione è ben diversa, ma l’urgenza di adattamento di alcuni libri liturgici è impellente. E mentre si sta procedendo alla traduzione del Missale Romanum, terza edizione, stimiamo che sia necessario guardare avanti.
A questo proposito l’APL propone alla tua attenzione e a quella della CEL la necessità di provvedere ad una edizione adattata del Rito delle esequie. L’urgenza da avere per la revisione di questo Rito non è soltanto il capitolo sul problema delle esequie in caso di cremazione, ma riguarda tutta la problematica poietica ed estetica del Rito stesso [...]» (9 ottobre 2004).

4. In un’ottica di attenzioni teologico-pastorali e spirituali, di fronte al nuovo Rituale

Dopo quanto appena evidenziato, il titoletto qui proposto può avere uno svolgimento estremamente succinto. La Chiesa italiana ha compiuto uno sforzo enorme a livello di impegno progettuale in ordine alla famiglia e alla dimensione sacramentale del matrimonio. Tale progettualità potrebbe essere commentata e sviluppata, tra l’altro, con riferimenti alle numerose Lettere pastorali con cui i vescovi hanno più volte e con variegati accenti richiamato valori e ricordato impegni in ordine a questa realtà. Né possono essere dimenticati i contenuti che vari Sinodi diocesani hanno dedicato al matrimonio. E, di conseguenza, i Piani pastorali che hanno cercato di tradurre in scelte pratiche quanto individuato a livello di progettazione ecclesiale.
In definitiva, se la realtà del matrimonio – in sintonia con i dinamismi dell’iniziazione cristiana (non solo del battesimo) e degli altri sacramenti – richiede un impegno per rimotivarne costantemente l’essenza alla luce della parola di Dio e nell’ottica di un dono di grazia invocato e accolto, postula nel contempo un insieme di attenzioni che chiamano in causa un complesso itinerario: a) la preparazione (impostazione dei corsi prematrimoniali, itinerari formativi con forte impronta biblica, dimensione «spirituale» del fidanzamento, preparazione alla celebrazione per ritus et preces...); b) la celebrazione (scelta del luogo, organizzazione, lettori, fotografo, addobbo, musica e canto, omelia... elementi che vanno considerati in stretto dialogo con l’Ufficio liturgico diocesano per una prassi omogenea); c) l’accompagnamento (linee di spiritualità della vita coniugale, proposte attraverso la predicazione, elementi di educazione alla preghiera in famiglia, preparazione ai sacramenti dei figli, valorizzazione di forme di pietà popolare...).

5. In dialogo con la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti

Non sembri fuori luogo questo passaggio dell’Editoriale. Se si è giunti alla pubblicazione del Rito del matrimonio adattato per la Chiesa italiana, questo è frutto di un dialogo aperto e puntuale tra la CEI e i superiori della Congregazione. L’iter che ogni Conferenza episcopale deve seguire si incrocia con il cammino che la stessa Congregazione deve percorrere per fedeltà al suo mandato.
La responsabilità di un adattamento – e più ancora di un’inculturazione – risiede in prima istanza nella capacità di una Conferenza episcopale, competente a mediare tra le indicazioni offerte dai libri liturgici (letti in modo adeguato) e le esigenze che scaturiscono dall’incontro tra culto e cultura in ordine alla celebrazione «locale» di un determinato sacramento. Impresa non facile, come del resto ricorda bene Varietates legitimae, ma non impossibile: il nocciolo del problema è determinato dal fatto della persistenza di una legittima volontà politica nel realizzare ciò. Questa affermazione implica la consapevolezza che il lavoro che si sta svolgendo in questi anni è quanto mai arduo. Uno specchio eloquente, proprio in ordine all’adattamento e all’inculturazione della liturgia, è da ravvisare nelle Esortazioni postsinodali Ecclesia in... apparse tra il volgere del secondo e l’inizio del terzo millennio. Arduo sì, ma anche ineludibile è un tale impegno. Se si vuol parlare di inculturazione del vangelo non si può non affrontare questa sfida anche per la liturgia. Il coraggio di provare e di sperimentare non può non caratterizzare anche questa fase della vita della Chiesa, così come ha caratterizzato la fase dell’immediata prima attuazione della riforma liturgica voluta dal concilio Vaticano II.
Al di là della «volontà politica» della Congregazione, che sicuramente non è da mettere in dubbio, va sottolineata – e quanto mai auspicata – la capacità di dialogo, di ascolto, di confronto... per tendere verso l’ideale. In questa linea «RL» fa propri gli auspici che sono stati presentati a mons. D. Sorrentino, segretario della Congregazione, da parte del prof. S. Maggiani, presidente dell’APL, e che qui riportiamo nella parte essenziale:

«1. Per una promozione formatrice della liturgia. L’APL, in collaborazione con “RL”, si è impegnata perché il documento richiesto dall’Enciclica di Giovanni Paolo II, Ecclesia de eucharistia (17.04.2003), n. 52, dopo la divulgazione della prima stesura operata dalla stampa, avesse uno stile promozionale, formativo, assolutamente non coercitivo, e rispettoso nel significare eventuali abusi, con sensibilità evangelica. Dobbiamo constatare che la dodicesima e ultima stesura, che porta il titolo Redemptionis sacramentum (25.03.2004), effettivamente è migliore dal punto di vista di una pastorale liturgica, più consona allo spirito conciliare, anche se alcuni docenti restano assai critici nei confronti del testo finale e in molti di noi è forte il dubbio della sua utilità e pedagogicità.

L’APL, con umiltà e in puro spirito di comunione e di collaborazione, chiede che la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ritrovi il suo compito di moderatrice del processo liturgico postconciliare, in particolare incoraggi nel favorire la promozione e la formazione della e alla liturgia. I suoi documenti possano ispirarsi ad alti modelli del magistero passato e presente, come ad esempio l’esortazione apostolica Marialis cultus (1974), le Lettere apostoliche di Giovanni Paolo II Vicesimus quintus annus (4.12.1988) e Spiritus et sponsa (4.12.2003): documenti rigorosi, ariosi, promozionali, con istanze mistagogiche e pastorali, sapienti nell’intervenire sugli eventuali abusi, ancora oggi di riferimento e frequentemente citati.
2. Revisione della quinta Istruzione “Liturgiam authenticam” (28.03.2001). Dopo aver seriamente studiato la quinta Istruzione, così come è stato fatto da numerosi colleghi liturgisti di altri paesi, sia a titolo personale sia in gruppo (per esempio, per l’inizio 2005 vedrà la luce il numero della “RL” 92/1: Quale traduzione per una “liturgia autentica”?), e dopo aver sperimentato a più riprese la radicale inoperatività (cf. anche l’intervento del card. G. Daneels in “Documentation Catholique” n. 2292, 13.05.2003, p. 503), l’assenza di scientificità per quanto concerne le norme del tradurre e del concepire una traduzione, nonché la debole preoccupazione pastorale – mentre ricordiamo l’operatività, il rigore scientifico e pastorale dei documenti della Sede Apostolica, precedenti a questo, nonché il concetto più che operativo della recognitio riservata in detti documenti alla Santa Sede in materia di liturgia –, auspichiamo una revisione sollecita della quinta Istruzione, sia nei particolari sia nella sua totalità.
3. Sinodo sull’eucaristia. L’APL esprime tutta la sua preoccupazione per i contenuti teologici e liturgici dei Lineamenta: “Eucharistia: fons et culmen vitae et missionis Ecclesiae” (23.02.2004) in previsione dell’Instrumentum laboris per l’XI Sinodo dei vescovi. Con consapevole umiltà, auspichiamo che codesta Congregazione, per l’autorità che riveste in materia, operi, tramite i suoi esperti e consultori, un attento e vigile esame dei contenuti ivi espressi e sulla urgenza e necessità che paragrafi e testi siano severamente vagliati per l’uso delle fonti e delle referenze. Tra queste va ricordato il grande e prezioso patrimonio estetico e poietico dell’Oriente e dell’Occidente, in particolare l’eucologia delle preci eucaristiche. Non si dovrà assolutamente dimenticare la reciprocità e l’armonicità delle due mense: la Parola di vita e il pane della vita. Rigorosa attenzione si dovrà avere, per non ideologizzare, alle problematiche dello spazio e dei luoghi della celebrazione, che con i libri liturgici della riforma (da valorizzare e citare al riguardo) hanno ritrovato il significato e la contestualizzazione più autentiche (NdD: cf. «RL» 91/5 [2004] in particolare l’Editoriale a p. 761).
Ringraziamo, Eccellenza, per l’attenzione che vorrà avere nei riguardi di questi desiderata che, ufficialmente e pubblicamente, le consegniamo in spirito di comunione e collaborazione per un autentico servizio alla celebrazione dei santi misteri e di coloro che celebrano e pregano, gerarchicamente ordinati, nella Santa Chiesa. Le rinnoviamo la disponibilità di tutti i soci APL alla collaborazione fattiva e costruttiva: è con speranza che vogliamo guardare al futuro, per un aspetto così fondativo ed essenziale come è l’azione liturgica per la vita del popolo di Dio. Lo Spirito Santo e Consolatore davvero guidi, illumini, conforti, infonda coraggio e sapienza» (9 ottobre 2004).
La Lettera è stata oggetto di seria attenzione da parte dei superiori della Congregazione, come possiamo dedurre dalla risposta inviata il 16 novembre 2004. Ne riportiamo la parte essenziale – il testo completo apparirà nel «Notiziario» dell’APL – sia per dovuta correttezza di informazione, sia perché offre motivi di riflessione per un confronto più sereno e per un impegno ancora più oggettivo. La Lettera, approvata dal card. F. Arinze, porta la firma del segretario mons. D. Sorrentino, e del sottosegretario mons. M. Marini:

«[...] la Congregazione apprezza vivamente l’impegno dei liturgisti perché la liturgia sia sempre più vissuta dalla Chiesa come sorgente e vertice della sua vita. Per questo è nella linea della Congregazione intrattenere rapporti con quanti, a diverso titolo, si dedicano a questo specifico campo di ricerca, di insegnamento e di animazione.

Naturalmente il compito della Congregazione non può essere confuso con quello di un organismo di studio. È un compito che, a servizio diretto del ministero petrino, la pone in rapporto con l’intero popolo di Dio, con le Chiese particolari e i loro rispettivi pastori. Questo sguardo universale, in chiave “direttiva”, può talvolta comportare una differenziazione di sensibilità, di accenti e di pareri, rispetto a quanto potrebbe apparire più opportuno da una prospettiva di ricerca scientifica o di specifiche considerazioni pastorali. Lo scambio di informazioni e pareri con esperti del campo, nel rispetto dei principi di comunione gerarchica propri di una sana ecclesiologia, è certamente cosa utile, sulla quale la Congregazione conta molto [...]. In questo spirito di collaborazione [...] mi consenta di ribadire anche per iscritto, in riferimento ai punti della sua lettera, alcune idee [...].
Tralascio le osservazioni riguardanti i “Lineamenta”, che potranno essere inviate direttamente alla segreteria del Sinodo. Mi riferisco ai punti concernenti le istruzioni Redemptionis sacramentum e Liturgiam authenticam.
Quanto alla prima, non v’è dubbio che gli interventi auspicabili da parte della Congregazione debbano essere soprattutto di carattere positivo e promozionale. È ciò che la Congregazione normalmente fa, come dimostra la sua storia fino al recentissimo contributo di “suggerimenti e proposte” elaborato, su richiesta del Papa nella Lettera apostolica Mane nobiscum Domine, per l’anno dell’eucaristia. Ma promozione e correzione non si oppongono, e anche la correzione qualche volta può essere necessaria. È ciò che si è fatto, per esplicita richiesta papale, nell’Istruzione Redemptionis sacramentum, che non va letta isolatamente, ma nel quadro offerto dall’Enciclica Ecclesia de eucharistia. Quanto ai risultati [...], il riscontro che la Congregazione ha, dai diversi ambiti della Chiesa universale, è prevalentemente positivo.
Un discorso analogo può essere fatto per l’Istruzione Liturgiam authenticam. Essa ha inteso rispondere a problemi che si erano concretamente verificati nel delicato campo delle traduzioni dei libri liturgici. Ben vengano i contributi scientifici in grado di sostenere il lavoro della Congregazione e di quanti sono impegnati su questo versante. L’esperienza dice che accanto a qualche problema soprattutto di ordine operativo e di tempi che possono rivelarsi piuttosto lunghi – problemi ai quali la Congregazione si sforza di porre rimedio – sono documentabili i vantaggi di un riscontro più puntuale nell’esercizio della “recognitio” e nel dialogo della Congregazione con le Conferenze episcopali [...]».

6. Il presente fascicolo, a conclusione del 91° anno!

Già da sola la monografia impegna con numerosi studi e note allo scopo di offrire una gamma quanto mai vasta ma puntuale di contributi orientati a facilitare la conoscenza dei contenuti propri del nuovo Rito del matrimonio. Altri elementi completano il fascicolo, secondo lo stile di «RL».

Anniversari. L’anno 2004 ha offerto l’occasione per ricordare il V Centenario della nascita di san Pio V, il papa che ha avviato – tra l’altro – la riforma liturgica tridentina con la pubblicazione del Breviarium e del Missale.

Studi. I quattro studi intendono garantire un’informazione specifica su ambiti che riguardano direttamente il Rito del matrimonio edito dalla CEI: il cammino percorso per giungere a questo traguardo, le differenze tra il testo latino e l’edizione italiana, le novità del Lezionario e gli elementi di teologia liturgica.

Note. I sei contributi approfondiscono elementi specifici del Rito, sempre nell’intento di comprendere e di far fare tesoro degli elementi racchiusi nell’edizione rinnovata. Non tutto era possibile approfondire; la scelta che è stata operata è un invito a colmare con il proprio studio quanto non è stato presentato. Si pensi, ad esempio, ai contenuti della Presentazione della CEI e alle Premesse generali del Rito.

Notiziario. Alcune pagine di informazioni giunte in redazione trovano spazio per testimoniare aspetti di un impegno informativo e formativo che caratterizza pressoché costantemente quasi tutte le Chiese locali o le istituzioni accademiche o associative. Tenendo conto del fatto che l’informazione oggi si muove in tempo reale e che il web svolge un servizio eccellente, «RL» ritiene opportuno sospendere questa rubrica per lasciare spazio a contributi e ricerche. Del resto è risaputo che la maggior parte dei convegni trova il suo sbocco in una pubblicazione organica che «RL» sarà lieta di recensire nell’annuale volume di «Letteratura liturgica». «RL» comunque segnalerà programmi di convegni qualora giungano in tempo utile e in base allo spazio disponibile.

Indici. La collaborazione di tante persone trova nell’Indice degli autori la testimonianza eloquente di un impegno a servizio della scienza liturgica e della vita e della formazione della comunità ecclesiale. A tutti vada il ringraziamento per la fatica prestata con tanta generosità e acribia.

La conclusione del 91° anno di edizione di «RL» è motivo per esprimere il grazie più vivo a tutti i lettori che finora hanno garantito, con la loro fedeltà, la prosecuzione del nostro servizio. Il grazie va agli editori che continuano ad assicurare un generoso sostegno economico, perché credono davvero in questo «servizio» (è dal 1992 che non uscivano in un anno sei volumi distinti della rivista; ora è un appuntamento che vogliamo mantenere). Il grazie va ai collaboratori che di volta in volta sono chiamati a offrire la propria competenza in base alle sollecitazioni e alle scelte operate dal Consiglio di redazione e dalla direzione. Un grazie anticipato va anche a coloro che con suggerimenti e indicazioni di vario genere ci aiuteranno a svolgere con maggior competenza il nostro lavoro.
Ma... solo una rinnovata fedeltà dei lettori ci permetterà di continuare a dire il nostro grazie in quella liturgia della vita che si nutre anche dello studio e del confronto con i più diversi aspetti del mistero cristiano creduto, celebrato e vissuto. È in questa ottica che si collocano i temi che «RL» presenterà nel 2005 ai lettori affezionati e attenti, vecchi e nuovi!


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