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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
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IL RITUALE ROMANO
Angelo Lameri

Questa breve nota ha lo scopo di offrire una panoramica dei libri liturgici, riformati a norma del concilio ecumenico Vaticano II, pubblicati a più riprese e accomunati dalla medesima categoria: Rituale Romanum. Non intendiamo quindi presentare in modo esaustivo ogni singolo rituale, ma indicarne gli elementi fondamentali per l’individuazione della struttura e dei contenuti peculiari di ciascuno.

Il lavoro di riforma del Rituale Romanum venne avviato il 15 marzo 1964, quando furono incaricati due gruppi di studio: il 22o (Sacramenti) e il 23o (Sacramentali)[1]. Ad essi la presidenza del Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra liturgia fornì alcune indicazioni generali che avrebbero dovuto guidare il lavoro di riforma. Tra il 1969 e il 1973 vennero promulgati otto rituali[2], pubblicati in fascicoli separati. In un secondo tempo la Congregazione per il culto divino si pose il problema della loro unificazione in un solo volume, nel quale si pensava di collocare un’introduzione generale a tutto il Rituale Romanum (Praenotanda generalia), di rivedere e integrare i Praenotanda di alcuni riti, seguendo lo stesso schema, di rivedere le norme sparse, riportandole a una maggiore coerenza tra di loro e con gli altri libri liturgici. A detta del Bugnini tale progetto venne interrotto con la soppressione della Congregazione e la sua fusione con quella per la Disciplina dei sacramenti[3]. Non abbiamo notizia di ulteriori sviluppi di tale progetto, che per il momento pare sia stato abbandonato.

In ogni fascicolo troviamo una struttura comune: il Decretum, nel quale si esprimono in modo essenziale i criteri che hanno guidato la riforma e, con formulazione giuridica variamente espressa, se ne dichiara la promulgazione; i Praenotanda, di contenuto teologico-liturgico e pastorale-celebratvo; il rito; un elenco di letture bibliche, che costituiscono il Lezionario proprio di ciascuna celebrazione; una sezione dedicata a Textus diversi.

Presentiamo ora ogni singolo rituale, seguendo l’ordine cronologico della data di promulgazione presente nel Decretum[4].

 

1. Il Matrimonio

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo celebrandi Matrimonium, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXIX (pp. 40).

 

Il Decretum, molto essenziale, porta la data del 19 marzo 1969. In esso si dichiara che il rito è stato preparato dal Consilium tenendo conto dei decreti della Costituzione sulla sacra liturgia. Citando indirettamente SC 77 si esplicitano i due criteri fondamentali: esprimere più chiaramente la grazia del sacramento e inculcare i doveri dei coniugi. Possiamo dire: un criterio di natura teologica e uno di natura didattica. Circa la promulgazione vengono dichiarate l’approvazione, l’ordine di pubblicazione da parte del papa Paolo VI e la prescrizione della sua entrata in vigore a partire dal 1 luglio 1969[5].

Seguono essenziali Praenotanda, articolati in quattro sezioni: De momento et dignitate Sacramenti Matrimonii, De ritu adhidendo, De Ritualibus particularibus parandis, De facultate exarandi ritum proprium.

Il rito è suddiviso in tre capitoli: Ordo celebrandi Matrimonium intra Missam, Ordo celebrandi Matrimonium sine Missa, Ordo celebrandi Matrimonium inter partem catholicam et partem non baptizatam. I criteri seguiti furono le prescrizioni di SC 78: la celebrazione del Matrimonio in via ordinaria durante la messa, collocandolo dopo la proclamazione del Vangelo e l’omelia; la revisione della benedizione nuziale in modo da inculcare a entrambi gli sposi il dovere della fedeltà vicendevole; l’obbligatorietà di una liturgia della Parola quando il Matrimonio si celebra al di fuori della messa. Conclude il fascicolo il capitolo quarto, che contiene Textus diversi in ritu Matrimonii et in Missa pro sponsis adhibendi. In questo capitolo è contenuto l’elenco delle pericopi bibliche da utilizzare: ben 28 testi e 7 salmi responsoriali.

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II renovatum auctoritate Pauli PP. VI editum Ioannis Pauli PP. II cura recognitum, Ordo celebrandi Matrimonium, editio typica altera, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMXCI (pp. 110).

 

Il Decreto di promulgazione della seconda edizione tipica, che porta la data del 19 marzo 1990, indica le novità di fondo introdotte:

 

«In hac editione typica altera idem Ordo exhibetur ditior in Praenotandis, ritibus ac precibus, variationis nonnullis introductis, ad normam Codicis Iuris Canonici anno 1983 promulgati».

 

Abbiamo quindi un arricchimento dei Praenotanda, che tengono conto sia del nuovo Codice di diritto canonico, sia dello sviluppo della riflessione teologico-pastorale espressa nell’Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II Familiaris consortio (1982). Anche le preghiere di benedizione sugli sposi sono state arricchite, specialmente nell’aspetto pneumatologico. Da punto di vista rituale, i capitoli si presentano meglio articolati ed è stato introdotto un nuovo capitolo, resosi necessario in varie Chiese locali: Ordo celebrandi Matrimonium coram assistente laico. Il Lezionario infine è stato ulteriormente arricchito.

 

2. Il Battesimo dei bambini

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Baptismi parvulorum, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXIX (pp. 94).

 

La Costituzione liturgica conciliare aveva stabilito di rivedere il rito per il Battesimo dei bambini in modo da adattarlo alla loro reale condizione e da mettere in rilievo il posto e i doveri dei genitori e di padrini (SC 67). Inoltre, si stabiliva di introdurre appositi adattamenti nel caso di un gran numero di battezzandi e un rito più breve da utilizzarsi in modo particolare in terra di missione anche da parte dei catechisti, in caso di assenza di un sacerdote o di un diacono (SC 68). Pure il rito per supplire le cerimonie omesse su un bambino già battezzato doveva essere rinnovato per esprimere in maniera più chiara che il bambino battezzato con rito breve è già accolto nella Chiesa (SC 69). Questi articoli sono ricordati nel Decretum (15 maggio 1969), con il quale si promulga il nuovo rito, che per volontà di Paolo VI d’ora in avanti dovrà sostituire quello contenuto nel Rituale Romanum[6].

Rispetto al rituale precedentemente esaminato, troviamo un più ampio spazio dato ai Praenotanda, che comprendono i Praenotanda generalia de Initiatione christiana e i Praenotanda de Baptismo parvulorum.

Il rito è suddiviso in sei capitoli. I primi tre riguardano la celebrazione del Battesimo per più bambini, per un solo bambino o per un gran numero di bambini. Seguono un capitolo dedicato al rito del Battesimo amministrato da catechisti in caso di assenza di un sacerdote o di un diacono; un rito per il Battesimo «in articulo mortis»; un «Ordo deferendi ad ecclesiam parvulum iam baptizatum». Il capitolo finale, Textus diversi, contiene un ricco Lezionario.

Il 29 agosto 1973 venne pubblicata un’editio typica altera. In realtà non riscontriamo in essa particolari novità, abbiamo solamente alcune piccole variazioni e precisazioni[7].

 

3. Le esequie cristiane

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Exsequiarum, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXIX (pp. 92).

 

Il Concilio diede essenziali indicazioni per la revisione del rito delle esequie: esprimere più apertamente l’indole pasquale, prestare maggiore attenzione alle condizioni e alle tradizioni delle singole regioni, rivedere il rito della sepoltura dei bambini, arricchendolo di una messa propria (SC 81-82). Il dettato conciliare è ripreso nel Decretum (15 agosto 1969), dove si fa anche menzione delle sperimentazioni effettuate in diverse regioni, al termine delle quali la Congregazione per il culto divino preparò l’Ordo che il papa Paolo VI approvò ordinandone la pubblicazione, perché in futuro fosse adottato da tutti coloro che utilizzano il Rituale Romanum, decretando l’obbligo di utilizzare il nuovo Ordo a partire dal 1 giugno 1970[8].

I Praenotanda, nella loro parte teologico-liturgica, mettono bene in luce l’indole pasquale della celebrazione, non dimenticando, nella sezione pastorale, l’attenzione dovuta alla situazione dei fedeli e alla loro fede:

 

«…ita tamen ut, pium affectum Matris Ecclesiae et fidei consolationem afferendo, credentes quidam allevet, maerentes tamen non offendant» (n. 17).

 

Il rito, dopo una breve parte dedicata alla veglia di preghiera per il defunto, è articolato in tre capitoli, che corrispondono ad altrettante tradizioni diffuse in diverse parti del mondo: De primo typo exsequiarum seu cum stationibus in domo defuncti in ecclesia et in coemeterio (cap. II); De secundo typo exsequiarum seu cum stationibus in sacellum coemeterii et ad sepulcrum (cap. III); De tertio typo exsequiarum, quae celebrantur in domo defuncti (cap. IV). Il cap. V è poi dedicato alle esequie dei bambini e i capp. VI-VIII raccolgono testi diversi per le esequie degli adulti e dei bambini (battezzati e non ancora battezzati). In questi due capitoli troviamo liste di letture bibliche e un gran numero di salmi da utilizzarsi nei vari momenti del rito.

 

4. La professione religiosa

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Professionis religiosae, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXX (pp. 126).

 

Nel Rituale Romanum non esisteva un rito per la professione religiosa. Il concilio ne prescrisse la compilazione, manifestando la preferenza per il suo svolgimento durante la messa (SC 80). Esisteva una grande varietà di riti, a seconda delle varie Congregazioni religiose, con strutture ed elementi celebrativi molto diversificati fra loro. Il lavoro di compilazione del rito venne affidato al gruppo «20 bis»[9], che si confrontò con diversi esperti e prese in considerazione un gran numero di rituali particolari, fino alla stesura finale di un rito da offrire ai vari istituti, perché ne potessero predisporre l’adattamento allo spirito e alla natura di ogni famiglia religiosa. Così si esprime il Decretum (2 febbraio 1970) che, promulgando il nuovo rituale, dichiara la volontà del papa Paolo VI di farlo inserire nel Rituale Romanum[10].

Dopo i sintetici Praenotanda, il libro liturgico è articolato in due parti e un’Appendix. La prima parte tratta dell’Ordo professionis religiosorum nei suoi vari gradi: iniziazione alla vita religiosa, professione temporanea, professione perpetua, rinnovazione dei voti. Specularmente sono composti i capitoli per l’Ordo professionis religiosarum. La seconda parte contiene un Ritus promissionis, utilizzato da diverse Congregazioni che ritengono opportuno non procedere alla professione dei voti immediatamente dopo il noviziato. L’Appendix contiene testi vari, tra i quali un esempio di formula per la professione e alcuni formulari per le messe nelle quali sono inseriti i vari riti della professione. L’indicazione delle pericopi bibliche è collocata al termine dei capitoli delle varie parti.

Nel 1975 venne pubblicata una reimpressio emendata, stranamente senza l’indicazione dell’appartenenza al Rituale Romanum.

 

5. L’iniziazione cristiana degli adulti

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Initiationis christianae adultorum, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXII (pp. 194).

 

Il concilio prescrisse di procedere alla revisione del rito del Battesimo degli adulti e di ristabilire il catecumenato (SC 64-66). Nel 1964, l’apposito gruppo di lavoro venne incaricato di elaborare il rituale dell’iniziazione cristiana degli adulti. Tra il 1969 e il 1971 vennero coinvolte anche le Congregazioni per la dottrina della fede, dei sacramenti e per l’evangelizzazione dei popoli. Con il Decretum del 6 gennaio 1972 il rito venne pubblicato a cura della Congregazione per il culto divino nella sua edizione tipica, che da quel momento avrebbe sostituito il rito presente del precedente Rituale Romanum[11].

Il libro liturgico si presenta molto ricco, sia dal punto di vista teologico, che pastorale. Dopo i Praenotanda generalia de Initiatiationis christianae, già pubblicati nell’Ordo Baptismi parvulorum, troviamo i Praenotanda propri e i vari capitoli del rito. Essi scandiscono le tappe del catecumenato fino alla celebrazione dei sacramenti nella veglia pasquale (cap. I); offrono indicazioni e testi per la preparazione alla Confermazione e all’Eucaristia di adulti battezzati da piccoli, ma che non hanno a suo tempo completato il cammino dell’iniziazione cristiana (cap. IV); propongono un particolare cammino di iniziazione ai fanciulli in età di catechismo (cap. V).

I Textus varii e un’Appendix, contenente il rito per l’ammissione alla piena comunione con la Chiesa cattolica per coloro che sono stati già validamente battezzati, concludono il rituale.

 

6. L’Unzione e la cura pastorale degli infermi

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Unctionis infirmorum eorumque pastoralis curae, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXII (pp. 82).

 

In obbedienza al mandato conciliare (SC 73-75) si procedette anche alla revisione del rito per l’Unzione degli infermi (prima denominato «Estrema unzione»). Il Decretum del 7 dicembre 1972, oltre che a Sacrosanctum concilium, rimanda alla Costituzione apostolica di Paolo VI Sacram Unctionem infirmorum del 30 novembre 1972 con la quale il papa ha mutato la formula sacramentale. Il testo della Costituzione è riportato nel libro liturgico subito dopo il Decretum.

Il documento pontificio si rese necessario per l’approvazione di alcuni rilevanti cambiamenti introdotti dal nuovo rito, al termine di sette anni di lavoro dell’apposito gruppo: le parole della formula sacramentale, il numero delle unzioni, il genere di olio da usarsi, i casi di reiterabilità e il soggetto del sacramento. In esso il papa, approvando il nuovo Ordo, dichiara che quanto in esso contenuto dev’essere osservato anche in deroga alle prescrizioni dell’allora vigente Codice di diritto canonico e alle altre leggi, che vengono abrogate, rimanendo in vigore solo ciò che non è espressamente abrogato o mutato nel nuovo Ordo[12].

All’importante documento pontificio seguono come di consueto i Praenotanda, articolati in cinque capitoli: De infirmitate humana eiusque significatione in mysterio salutis, De Sacramentis infirmis conferendis (si parla qui dell’unzione, del viatico e del rito continuo che comprende anche la Penitenza), De officiis et ministeriis circa infirmos, De aptationibus quae Conferentiis episcopalibus competunt, De accomodationibus quae ministro competunt.

Il rito, fedele al suo «titolo» e ai Praenotanda, si apre con un capitolo sulla visita e la comunione agli infermi, a cui seguono quelli dedicati all’Ordo unctionis, al viatico, al già citato rito continuo, alla Confermazione amministrata in pericolo di morte, all’Ordo commendationis morientium. Il capitolo Textus diversi, che contiene un ampio repertorio di letture bibliche, conclude il libro liturgico.

 

7. La comunione fuori della messa e il culto eucaristico

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, De sacra comunione et de cultu mysterii eucharistici extra Missam, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXIII (pp. 72).

 

Il Decretum (21 giugno 1973)[13] premesso al libro liturgico si diffonde maggiormente rispetto ai precedenti. In esso, facendo riferimento all’insegnamento conciliare e all’Istruzione Eucharisticum mysterium (25 maggio 1967), si sintetizza il senso della conservazione delle sacre Specie: offrire la possibilità ai fedeli, in particolare agli ammalati, di unirsi per mezzo della comunione sacramentale a Cristo e al suo sacrificio; favorire l’adorazione del Santissimo Sacramento. Il Decretum, come di consueto, si conclude facendo menzione dell’approvazione pontificia, che dispone che il nuovo Ordo sostituisca il precedente[14].

I Praeontanda generalia, che seguono, riprendono dal punto di vista teologico le ragioni del rapporto tra culto eucaristico fuori della messa e celebrazione eucaristica (nn. 1-8) e danno indicazioni sul luogo per conservare l’Eucaristia (nn. 9-11). Seguono tre capitoli, ciascuno con i propri Praenotanda: De sacra Comunione extra Missam, De Comunione et Viatico infirmis a ministro extraordinario deferendis[15], De variis formis cultus sanctissimae Eucharistiae tribuendi[16]. L’ultimo capitolo raccoglie Textus varii, tra i quali un’abbondante proposta di pericopi bibliche da utilizzarsi sia per il rito della comunione fuori della messa, sia per l’adorazione eucaristica che, anche nella sua forma breve, deve sempre prevedere un congruo tempo dedicato all’ascolto della parola di Dio e alla preghiera, essendo proibita l’esposizione per impartire unicamente la benedizione eucaristica.

 

8. La Penitenza

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Paenitentiae, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXIV (pp. 122).

 

La scarna indicazione del concilio sulla revisione dei riti della Penitenza[17] ha comportato un lavoro lungo e faticoso, durato sette anni, che si concluse con la promulgazione dell’Ordo Paenitentiae il 2 dicembre 1973. Il Decretum, firmato dal card. Villot, segretario di Stato, lega il nuovo Ordo alle indicazioni del concilio e a una motivazione di ordine pastorale tesa a facilitare nei fedeli la comprensione piena della natura e dell’efficacia di questo sacramento. Come di consueto, poi, la formula di approvazione esplicita la volontà del Pontefice che il nuovo rito sostituisca quello corrispondente presente nel Rituale Romanum[18].

I Praenotanda comprendono quattro capitoli: De mysterio reconciliationis in historia salutis, De reconciliatione paenitentium in vita ecclesiae[19], De officiis et ministeriis in reconciliatione paenitentium, De celebrazione sacramenti Paenitentiae, De celebrationibus sacramentalibus, De aptationibus ritus ad varias regiones et adiuncta.

Il libro liturgico è poi articolato in tre capitoli fondamentali, corrispondenti ai tre riti della Penitenza: Ordo ad reconciliandos singulos paenitentes, Ordo ad reconciliandos plures paenitentes cum confessione et absolutione singulari, Ordo ad reconciliandos plures paenitentes cum confessione et absolutione generali. Il quarto capitolo è dedicato ai Textus varii. Seguono tre appendici: De absolutione a censuris, De specimina celebrationum paenitentialium[20], Schema pro conscientiae discussione.

 

9. Le benedizioni

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli II promulgatum, De Bendictionibus, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXXV (pp. 540).

 

Il Decretum (31 maggio 1984) si rifà alle indicazioni conciliari circa i sacramentali (SC 79), in obbedienza alle quali la Congregazione per il culto divino ha preparato il nuovo titolo del Rituale Romano che il papa Giovanni Paolo II approvò e comandò di pubblicare[21].

I Praenotanda generalia hanno la preoccupazione di fondare teologicamente i vari riti di benedizione, allontanando così il pericolo di una loro interpretazione in chiave superstiziosa o anche solo di considerarli quasi una liturgia minore, legata alla religiosità popolare e concessa a coloro che non sono in grado di avere una maggiore profondità religiosa. Lo sviluppo trinitario del tema, il ruolo assegnato alla mediazione ecclesiale e la costante ispirazione biblica caratterizzano tali premesse.

Il libro liturgico si snoda poi in cinque parti, tutte introdotte da Praenotanda[22]: De benedictionibus quae directe personas spectant, De benedictionibus quae aedes et christifidelium multimodam navitatem spectant, De benedictionibus rerum quae in domibus ecclesiae ad usum liturgicum vel piae devotionis destinantur aut eriguntur, De benedictionibus rerum quae ad devotiones populi christiani fovendas traduntur, De benedictionibus ad diversa. Come si può notare ogni aspetto della vita dell’uomo è posto in relazione a Dio attraverso la proclamazione della sua Parola e la preghiera di benedizione della Chiesa. Diversificata è anche la ministerialità: oltre ai ministri ordinati è prevista infatti un’ampia possibilità di celebrazioni affidate a laici.

 

10. Gli esorcismi

 

Rituale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli II promulgatum, De exorcismis et supplicationibus quibusdam, Typis Polyglottis Vaticanis, MIM (pp. 86)[23].

 

Il Decretum (22 novembre 1998) giustifica la revisione delle norme, preghiere formule contenute nel titolo XII del Rituale Romanum in relazione alle disposizioni della Costituzione liturgica conciliare. Nella formula di promulgazione si dice che il nuovo rito degli esorcismi dovrà essere usato al posto delle norme e delle formule contenute nel titolo XII del Rituale Romanum[24].

Un Proemio e i Praenotanda, ispirati a un documento ufficioso della Congregazione per la dottrina della fede[25], aprono il libro liturgico. Seguono due capitoli: Ritus exorcismi maioris, Textus varii qui in ritu ad libitum adhiberi possunt e le appendici[26].



[1] Per la storia della riforma del Rituale Romanum cf. A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), CLV-Ed. Liturgiche, Roma 19972, pp. 566-686.

[2] Gli ultimi due libri della serie: il De Benedictionibus e il De exorcismis, furono pubblicati molti anni più tardi, rispettivamente nel 1984 e nel 1998.

[3] Cf. Bugnini, La riforma, cit., p. 569.

[4] Segnaliamo inoltre che, in seguito alla pubblicazione del nuovo Codice di diritto canonico per coerenza sono state introdotte nei Praenotanda alcune varianti. Cf. Variationes in novas editiones librorum liturgicorum ad normam iuris canonici nuper promulgati introducendae, in «Notitiae» 19 (1983) 540-555.

[5] «Summus autem Pontifex… Auctoritate Sua Apostolica approbavit et evulgari iussit... ut a die 1 iulii 1969 adhibeatur. Contrariis quibuslibet minime obstantibus».

[6] «Summus autem Pontifex Paulus VI nuvum Ordinem Baptismi parvulorum in locum Ordinis in Rituali Romano exstantis in posterum adhibendum Auctoritate Sua Apostolica approbavit et evulgari iussit».

[7] Cf. De edizione typica altera Ordinis Baptismi parvulorum, in «Notitiae» 9 (1973) 268-272.

[8] «Summus autem Pontifex Paulus VI, Auctoritate Sua Apostolica, eosdem ritus tandem approbavit et evulgari iussit, ab omnibus qui Rituali Romano utuntur in posterum adhibendos… Statuitur insuper ut, usque ad diem 1 mensis iunii proximi anni, si in exsequiis celebrandis lingua latina adhibetur, aut hic Ordo aut ritus qui in Rituali Romano habetur, usurpari ad arbitrium possint; ab eo autem die tantum hic novus Ordo Exsequiarum adhibeatur».

[9] Cf. Bugnini, La riforma, cit., pp. 739-746.

[10] «…quem Summus Pontifex Paulus VI Auctoritate Sua Apostolica approbavit, Rituali Romano inseruit evulgarique iussit».

[11] «…ut loco Ordinis Baptismi adultorum in Rituali Romano nunc exstantis assumatur».

[12] «…Nos Apostolica Nostra Auctoritate approbamus, simul, si casus fert, derogando praescriptis Codicis Iuris Canonici aliisve legibus hucusque vigentibus, vel illa abrogando, ceteris vero praescriptis et legibus, quae eodem Ordine nec abrogantur nec mutantur, validis ac firmis manentibus».

[13] Segnaliamo che l’anno successivo venne pubblicata una reimpressio emendata.

[14] «…ut loco rituum in Rituali Romano nunc exstantium assumatur…».

[15] Il rito per il ministro ordinario è contenuto invece nell’Ordo Unctionis infirmorum eorumque pastoralis curae (capp. I e III).

[16] Il capitolo è articolato in tre parti: De SS.mae Eucharistiae expositione, De processionibus eucharisticis, De congressibus eucharisticis.

[17] «Ritus et formulae Paenitentiae ita recognoscantur, ut naturam et effectum Sacramenti clarius exprimant» (SC 72).

[18] «…ut is pro titulis huc spectantibus, qui in Rituali Romano usque adhuc vigente exstant, substitueretur».

[19] In questo capitolo, dopo un’introduzione sul significato ecclesiale del sacramento, vengono trattate le sue componenti tradizionali: contrizione, confessione, soddisfazione, assoluzione.

[20] Vengono proposte sei celebrazioni a seconda dei tempi dell’anno liturgico e dei destinatari. Lo scopo di tali celebrazioni è quello di incrementare la virtù della penitenza e di essere utili alla preparazione di una più fruttuosa celebrazione del sacramento. Non devono essere però confuse con la celebrazione del sacramento stesso.

[21] «Quibus decretis obsecuta, Congregatio haec pro Cultu Divino novum Ritualis romani titulum apparavit, quem Summus Pontifex Ioannes Paulus II Auctoritate Sua Apostolica approbavit evulgarique iussit».

[22] Anche ogni singolo capitolo di ciascuna parte è introdotto da brevi Praenotanda.

[23] Nel 2004 venne pubblicata una reimpressio emendata che ha corretto alcuni errori e sviste.

[24] «Praesentem igitur ritum esorcismi instauratum et a Summo Pontifice Ioanne Paulo II die 1 octobris 1998 approbatum, haec Congregatio promulgat, ut pro normis et formulis, quae ex titulo XII Ritualis Romani usque nunc usurpabantur, adhibeatur».

[25] Cf. Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia (26 giugno 1975), in Enchiridion Vaticanum (EDB, Bologna 20067) 5, nn. 1347-1393.

[26] Supplicatio et exorcismus qui adhiberi potest (possunt nella reimpressio emendata) in peculiaribus adiunctis Ecclesiae, Supplicationes quae privatim adhiberi possunt a fidelibus in colluctatione contra potestates tenebrarum.


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