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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario


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EDITORIALE
RL

Argomento nuovo quello che affronta «RL» con questo fascicolo, e per di più di stringente attualità. Questo può sembrare il motivo della trattazione, e per alcuni aspetti è vero. Ma all’origine sta una scelta ben precisa, che consiste nel rispondere al bisogno di una riflessione che tocchi la realtà della nascita dal versante propriamente liturgico, e quindi dalla prospettiva di quei linguaggi che chiamano in causa la realtà della vita considerata nel suo sorgere.
In una cultura che tende a far percepire il figlio quasi come un “prodotto”, la prassi liturgica della comunità cristiana educa a riscoprire la vita nascente come dono, a coglierne il significato per la fede, a coltivare in maniera sana il complesso di dinamiche che ne accompagnano l’attesa e l’accoglienza.
Ancora più a monte si pone l’impegno dell’educazione al rispetto della vita, in qualunque stadio essa si trovi. La nostra riflessione si sofferma sulla fase iniziale, ma senza mai dimenticare l’intero arco della vita. Ci rendiamo conto infatti che solo in un orizzonte di visione globale è possibile cogliere il valore di tutti gli aspetti, e di conseguenza educare a saper affrontare tutto questo percorso in un’ottica di sintesi.
Ed è nello specifico di questo orizzonte – sorretto e illuminato da una storia di salvezza proclamata e celebrata – che ritrova il suo senso una riflessione come quella che si apre con questa “pagina”. Una riflessione – sia ricordato subito – che non presume di toccare tutti i problemi e i relativi risvolti, ma solo di incrociare alcune dimensioni i cui esiti chiamano in causa il discorso liturgico.

1. Nascere nella cultura odierna

L’espressione «cultura odierna» sembra un invito a delimitare con chiarezza gli ambiti, in quanto il significato di cultura e di odierna depone a favore di una complessità di distinguo che non ci permetterebbero di formulare un percorso. Per questo prendiamo come termine di riferimento un orizzonte quale può essere offerto da un contesto europeo occidentale, ben consapevoli che il pluralismo che caratterizza oggi l’Europa invita a essere molto attenti nella formulazione di giudizi e di proposte (anche a livello cultuale).
Uno degli aspetti che emergono con immediatezza è costituito dal fatto che sia il concepimento come pure la nascita sono avvolti da numerosi «riti ospedalieri», e tanti di quei passaggi della gravidanza e del parto che una donna dovrebbe vivere in modo naturale sono stati medicalizzati al punto da correre il rischio di farli apparire quasi sotto il profilo terapeutico piuttosto che nell’orizzonte del «mistero» dell’attesa della vita. Inoltre la possibilità di seguire ogni momento della vita nascente, in tutte le sue fasi, mentre può contribuire a rendere maggiormente coscienti del ruolo genitoriale che ci si appresta a rivestire, permettono di intervenire in caso di bisogno (e talvolta, purtroppo, anche contro la vita stessa!).
La scomparsa della dimensione di un’attesa del figlio fatta di affidamento e ricca di interrogativi, il venir meno insomma del fascino che in altri tempi accompagnava il percorso verso la vita, dal suo concepimento fino al suo venire al mondo, può avere dei riflessi in ordine alla responsabilità di coloro che sono chiamati a gestire o a educare al linguaggio sacrale, proprio della fede cristiana?
L’interrogativo chiama in causa almeno due livelli, quello tipico della dimensione popolare (religiosità e pietà) e quello del sacramento della rinascita.

2. Accogliere la vita con un «rito»

Il mistero della nascita di una nuova esistenza è accolto e accompagnato da una serie di attenzioni e di elementi che s’intrecciano con le tante forme tradizionali e culturali. Nel contesto cristiano andrebbe anzitutto valorizzato il rito di benedizione della donna prima del parto (cf. Benedizionale, n. 633 ss) come primo segno di attenzione pastorale e di accoglienza del nascituro nella comunità ecclesiale, attraverso un segno che rivela grande sensibilità e attenzione nei confronti di una fase della vita non sempre adeguatamente posta in rilievo nell’attività pastorale della Chiesa; questa accoglienza trova quindi la sua espressione nel sacramento del Battesimo: momento peculiare in cui l’evento esce dal ristretto cerchio della famiglia e del parentado per entrare nel più ampio spazio di una comunità di fede.
La prassi cristiana del pedobattesimo è rimasta come un dato pacificamente acquisito fino a poco tempo fa, quando ha cominciato a prevalere l’idea che anche il battesimo deve essere frutto di una scelta personale consapevole, e non frutto di decisione di altri (i genitori). Da qui in tempi recenti la prassi delle numerose iniziazioni cristiane in età di fanciulli, di adolescenti e di giovani, e il parallelo impegno di Chiese locali nel riflettere e nel dare disposizioni circa gli itinerari da proporre e da attuare in vista di un consapevole atto di fede.
Se il dato di fede relativo al battesimo dei bambini è incontestabile, emerge l’impegno di far parlare quanto racchiuso nel rito del battesimo perché l’insieme della ritualità possa essere uno specchio e un indicatore del rapporto tra la vita naturale e la vita in Cristo. Come perseguire tutto questo?

3. Accompagnare la vita con una «ritualità»

Il sacramento del battesimo non può essere concepito come un momento puntuale che si chiude in se stesso una volta scritto il nome su un registro parrocchiale. Al contrario, anche in questo caso il sacramento è come un durante che richiede un prima e un dopo. Se il durante è costituito dalla celebrazione, il prima dovrà essere caratterizzato da un insieme di elementi che, unitamente al dopo, denoteranno l’essenzialità del momento sacramentale unitamente a ciò che convalida tale momento, e cioè un vissuto battesimale costantemente da educare e da accompagnare verso la scoperta della propria identità cristiana sotto la guida dei genitori e della comunità parrocchiale.
Qui si comprende la ricchezza di cui dispone la liturgia con tutto il suo bagaglio simbolico. In merito, possiamo considerare due ambiti:

con riferimento ai bambini, emerge il ruolo di quanto racchiuso nel Benedizionale, con la ricchezza di elementi che, nella loro semplicità e immediatezza, caratterizzano l’accompagnamento sia dell’attesa della nascita che della vita del bambino; conoscere e valorizzare quelle forme di «benedizione» è educare al rispetto e alla contemplazione di quella sacralità che la vita comporta;

con riferimento ai fanciulli, ai giovani e agli adulti, emerge il significato e il ruolo del catecumenato, con tutto ciò che esso comporta; nello specifico, l’impegno di Conferenze episcopali di questo nostro tempo è emblematico di un’attenzione che chiama in causa diverse componenti a livello personale, familiare, sociale e soprattutto ecclesiale.

Una ritualità, dunque, che accompagna lo sviluppo di una vita. Con quale obiettivo? Evidenziarne la sacralità, inserirla in quel mistero di salvezza dove la vita è destinata a non aver mai fine, al di là della morte. Ma come educare a questa mens?
Qui sorge la sfida che anche noi abbiamo posto al centro dell’attenzione di queste pagine.

4. Tra maternità, paternità e adozione

Tre termini che denotano un coinvolgimento della coppia in modo determinante qualora si osservi la realtà della vita. Tre termini che caratterizzano anche un’identità in vista di una realizzazione piena della coppia, sia in ordine a una fertilità biologica che in ordine a un’apertura psicologica e spirituale alla vita dell’altro, inteso come naturale frutto dell’amore che è posto alla base del sacramento del matrimonio.

Maternità indica capacità di donazione della propria stessa vita nell’amore totalizzante con il coniuge, insieme al quale si collabora al progetto procreativo voluto da Dio, dando naturale sbocco all’amore sponsale attraverso il frutto visibile della vita che nasce. Maternità è dunque amore donato, diaconia nella piccola Chiesa domestica costituita dalla famiglia, impegno alla propagazione della vita e dei valori morali che la orientano, costanza nella testimonianza della dignità della persona fin dal primo istante della sua esistenza, nel concepimento, fino al raggiungimento dell’identità cristiana sotto la cura vigile e rassicurante di chi anzitutto deve porsi come modello sul percorso di una via già battuta.

Paternità indica donazione nella reciprocità dell’amore, responsabilità in ordine alla fecondità sponsale, impegno alla trasmissione della vita, capacità di superare ruoli stereotipi che separano la figura maschile da dimensioni quali la tenerezza e un affetto fatto di premure anche materne nei confronti dei figli, a favore di un amore protettivo e insieme educativo di chi mentre ammonisce per l’autorevolezza data dal ruolo di padre, è conforto e sostegno per la costruzione dell’identità di un individuo sano, forte e capace di andare incontro alla vita con gambe forti e robuste.

Adozione indica accoglienza di un’altra persona nel ristretto ambito della coppia o della famiglia, per dare un orizzonte ancora più ampio a un amore che intreccia l’esistenza di un uomo e una donna, sia che questa loro esistenza abbia il carattere della fertilità che della non fertilità; perché ciò che colora e avvalora questa «fertilità» è la capacità di accogliere l’altro e confermare l’idea che i figli sono destinatari dell’amore e non gratificazione del naturale desiderio di essere genitori.

Tre termini, dunque, che evidenziano un’apertura alla vita, ma insieme denotano pure un orizzonte in cui il rapporto con il Datore di vita si pone a un livello centrale. Ed è per rimotivare tutto questo che l’educatore alla fede deve tener conto delle variegate occasioni in cui i singoli termini propri dei ritmi della vita naturale sono (o possono essere) illuminati da momenti di fede che riconducono anche questo itinerario entro i parametri di una storia di salvezza.
Qui si intrecciano i rapporti tra cultura, pietà popolare e aspetti propriamente sacramentali; qui si pone il confronto con forme di pietà popolare in cui si danno e si vivono «riti di passaggio» per esprimere l’esperienza antropologica legata alla maternità e alla paternità.

5. Un intreccio tra il linguaggio della liturgia e l’impegno della pastorale

A questo punto non resta che trarre delle conclusioni e far interagire queste dimensioni e attese in un’ottica di “sacramentalità”; non per sacralizzare tutto, ma per dare un segno sacrale a ciò che di fatto è sacro: la vita.
L’attivazione delle più diverse attenzioni da parte dell’educatore porta a individuare gesti e atteggiamenti che possono essere indicati anche a partire da questi richiami:
 

  • educare a gesti di amore con una vita all’insegna dell’amore da parte dei genitori;
  • restituire significato al ruolo del fidanzamento;
  • valorizzare una o più occasioni liturgiche comunitarie per la benedizione dei fidanzati;
  • sottolineare il percorso di preparazione immediata al matrimonio considerando anche l’opportunità di alcuni segni che denotano le tappe di avvicinamento all’evento;
  • solennizzare nelle forme dovute le feste della «natività» (Natale, san Giovanni Battista, Maria Ss.ma) in modo da evidenziare il contributo che esse offrono alla comprensione del mistero della nascita;
  • pregare in attesa del figlio, sia prima che dopo il concepimento, soprattutto per superare le eventuali esasperazioni tipiche del desiderio di un figlio;
  • evidenziare i valori propri degli appuntamenti tipici delle devozioni popolari come «luoghi» espressivi di una vita matrimoniale;
  • accogliere la vita nascente con l’apertura di cuore e con il dovuto rispetto;
  • aiutare a leggere in prospettiva psicologica l’esperienza della generazione soprattutto quando un figlio arriva in età matura;
  • rimotivare a livello di formazione e di prassi tradizionale la prassi del pedobattesimo ricorrendo alle pagine della storia;
  • celebrare il sacramento evidenziando tutti gli elementi che il rito comporta, e avendo attenzione accogliente anche per quei coniugi che non sono ancora sposati davanti alla Chiesa;
  • precedere l’occasione del Battesimo in modo che le formalità spesso banali che caratterizzano questi appuntamenti non siano a discapito della carità (bomboniere, ecc.);
  • accompagnare i neogenitori dopo il Battesimo del figlio educando a un clima di preghiera in famiglia e offrendo loro testi di cui è ricco il Benedizionale (benedizione sui figli);
  • predisporsi a forme di «liturgia familiare» come momenti di incontro e come espressioni di un amore che ritrova in Dio la propria sorgente;
  • coinvolgere la comunità cristiana sia in occasione del battesimo e sia negli anniversari, soprattutto in occasione della festa del Battesimo del Signore;
  • aprire l’orizzonte sulla realtà dell’adozione – reale o «a distanza» – come segno di accoglienza di una vita comunque donata;
  • ipotizzare un rito per sottolineare un’adozione, come prospettato anche nel presente fascicolo;
  • formare operatori pastorali a saper stare accanto ai genitori in attesa, o in difficoltà.

Il prospetto può sembrare esagerato e comunque incompleto; esso ha solo l’obiettivo di fare memoria dei tanti impegni e delle diversificate occasioni per instaurare un’attività pastorale che mentre tende a raggiungere un obiettivo specifico, non trascura l’ampio orizzonte di riferimento costituito dalla sacramentalità della storia della salvezza.

6. Il presente fascicolo

Nella linea di quanto sopra evidenziato vanno accostati i contributi che costituiscono l’elemento portante della pubblicazione; altri studi arricchiscono le pagine che completano il presente servizio agli studiosi e agli operatori pastorali.
 

  • Studi. I cinque contributi costituiscono l’elemento portante dell’offerta formativa del presente fascicolo. Da una lettura sociologica dell’oggi si passa a evidenziare il rapporto tra esperienza antropologica del nascere e l’evento della rinascita in Cristo, per cogliere l’atteggiamento di accoglienza proprio nel rito del Battesimo. L’ipotesi di un rito per l’adozione si inserisce in un’ottica generale di pastorale battesimale.
  • Note. Due contributi dello stesso autore permettono di evidenziare, quasi in continuità, il rapporto tra devozioni popolari e la realtà del matrimonio visto come «vocazione all’affido e all’adozione».
  • Orizzonti. L’anno paolino continua a richiamare l’attenzione su fronti diversi; lo studio evidenzia ancora una volta – quasi a continuazione del fascicolo precedente – la ricchezza della liturgia. Il secondo contributo richiama l’attenzione sulla teologia delle icone e soprattutto sull’iniziazione ad essa.
  • Attualità. Finalmente, due contributi riferiscono alcuni risultati di un Simposio che ha impegnato a riflettere su alcuni aspetti del linguaggio religioso, con particolare attenzione a ciò che concerne il rapporto tra il simbolo, il mito e il rito.

 


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