Predisporre un Editoriale che introduca a una lettura della figura e del pensiero di dom Cipriano Vagaggini, osb.cam, è impresa ardua, per più motivi.
È impegnativo mettersi a confronto con la personalità di un monaco-studioso che ha trascorso l’intera esistenza – 90 anni! – in un clima “teologico” nel senso originario del termine; in un contesto, cioè, in cui il lógos a livello filosofico, teologico e monastico si è sempre dimostrato avere come centro il Theós.
È arduo presumere di condensare il pensiero del ricercatore, del filosofo e soprattutto del teologo sia per la notevole mole di studi, editi e inediti, sia per il confronto con il contesto culturale ed ecclesiale in cui Vagaggini ha svolto il suo ministero.
È doveroso, però, ripercorrere e accostare la figura di una persona che ha inciso in modo determinante – e sempre costruttivo anche nei momenti di critica dialettica – nella ricerca, mettendo a disposizione del magistero e soprattutto dei padri del concilio Vaticano II quanto la sua acuta intelligenza aveva acquisito attraverso l’indagine, la riflessione, il confronto universitario, la preghiera, la scelta di vita monastica.
È necessario, infine, rivisitare una figura e soprattutto un pensiero – al di là della ricorrenza centenaria della nascita e del decennale della morte (1909-1999) – perché l’opera di Vagaggini parla ancora, e continuerà nella sua eloquenza attraverso l’approfondimento del suo pensiero (soprattutto quando sarà disponibile un’opera omnia che permetta di accostare i numerosi inediti), e mediante la “scoperta” del suo poderoso contributo a vari documenti del concilio Vaticano II e all’attuazione della riforma liturgica.
In questa ottica si pone quanto racchiuso nel presente fascicolo e nelle espressioni dell’Editoriale che il Consiglio di redazione e i vari collaboratori dedicano con riconoscenza all’illustre professore benedettino camaldolese.
1. Una vita tra contemplazione monastica e cattedra universitaria
Alcune pagine della presente pubblicazione rievocano i momenti essenziali della vita del padre Cipriano. Una vita che ha toccato i 90 anni, e che ha percorso le essenziali vicende del XX secolo; vicende che hanno coinvolto il mondo intero a livello sociopolitico ed ecclesiale (si pensi alle vicende belliche e agli ideologismi che hanno caratterizzato il secolo, ma si consideri pure il cammino operato dalla Chiesa nello stesso periodo).
Accanto alle pagine che seguono non possiamo dimenticare quanto già espresso su padre Vagaggini in occasione della sua morte. In particolare l’In memoriam tessuto da A. Grillo in «Rivista Liturgica» 86/4 (1999) 423-426. Una prima rilettura del suo pensiero svolta sempre da A. Grillo in «Rivista Liturgica» 87/3 (2000) 505-512: «Il legittimo e tormentoso assillo del pensiero moderno». C. Vagaggini tra (e oltre) la teologia monastica e la teologia scolastica. Una ulteriore rilettura fatta da C. Profiro Da Silva in «Rivista Liturgica» 88/1-2 (2001) 246-261: Il pensiero teologico-liturgico di dom Cipriano Vagaggini, osb.cam (1909-1999), con Appendice bibliografica (132 titoli fino al 1995) e Indice tematico.
A tutto questo si deve aggiungere l’In memoriam di A.M. Triacca, pubblicato in «Ephemerides Liturgicae» 113 (1999) 449-465. Lì l’esimio studioso ebbe modo di evidenziare – valorizzando la frequentazione da lui avuta con padre Vagaggini per circa tre lustri – la vita e le opere (I), e soprattutto la significativa attività di ricercatore (II) ricordandone sia i manoscritti che gli scritti editi, per concludere con la sottolineatura della poliedrica ricchezza della personalità di padre Cipriano (III). Quelle pagine, con le numerose note che le affiancano, costituiscono – insieme a quanto sopra accennato e a ciò che il lettore trova nel presente fascicolo – una base sicura per acquisire o comunque per ripercorrere il ruolo di un pensiero.
Con queste indicazioni e soprattutto con il confronto diretto con quanto segnalato e con tutte le referenze che i singoli contributi racchiudono ci sembra di garantire una commemorazione degna di uno studioso che – ne siamo profondamente convinti – merita molto più di quanto abbiamo cercato di compiere.
2. Un’eredità complessa
Di fronte a personalità di grande spessore, che hanno lasciato un segno eloquente per la forza del pensiero e per la poliedricità delle argomentazioni usate a supporto di una linea teologica, a distanza di tempo si rimane per alcuni aspetti incerti sul come accostarne la dialettica e l’ampiezza delle fonti di riferimento; per altri aspetti si rimane come affascinati da un orizzonte che ha tutti i connotati della completezza e soprattutto dell’armonia propria della sintesi.
Per una “lettura” globale forse può essere assunto come punto di partenza un dato riconosciuto dallo stesso Vaticano II e che sappiamo essere stato frutto del contributo dello stesso padre Vagaggini in quanto perito conciliare: il dettato di Optatam totius 16. Accolto nel suo insieme, quel testo – ancora per tanti aspetti da recepire nell’ambito della ricerca teologica (come fortemente ricordato anche in un recente volume su Il metodo teologico. Tradizione, innovazione, comunione in Cristo [= Itineraria 1], LEV, Città del Vaticano 2008, in particolare le pp. 224-227) e di conseguenza nelle ratio studiorum delle istituzioni accademiche ecclesiastiche – può costituire la falsariga per accostare i numerosi studi che sono emersi nell’insieme di un servizio alla cultura filosofica e teologica.
Non si può qui ripercorrere l’ampia tematica affrontata in quei contributi; per questo ci viene incontro l’Indice tematico già sopra citato (cf. «Rivista Liturgica» 88/1-2 [2001] 259-261), da cui emergono i principali temi trattati nelle diverse opere. Per lo studioso e lo studente di liturgia e in generale di teologia ma anche di pastorale, di spiritualità e mistica, permane come essenziale punto di riferimento la più classica e nota opera: Il senso teologico della liturgia. Saggio di liturgia teologica generale, che le Edizioni Paoline continuano a ristampare secondo la IV edizione del 1965, notevolmente riveduta e aggiornata dall’autore. Un segno eloquente della validità dell’opera; un segno che, forse, tornerà ancora più in evidenza man mano che ci avviciniamo al 50o della Sacrosanctum concilium e ne vogliamo approfondire l’eziologia.
Di questa eredità complessa è possibile tracciare anche solo per cenni le linee portanti? Ci permetta il lettore di individuarne alcuni tratti che nella loro provvisorietà possono costituire un richiamo per ulteriori approfondimenti, soprattutto se avvalorati dall’auspicio che le numerose opere inedite racchiuse ancora negli archivi possano presto essere rese pubbliche per un dovere di “giustizia” storica di fronte all’autore e perché il suo pensiero si stagli ancora più netto soprattutto in un tempo in cui la ricerca dell’ermeneutica della tradizione sembra essersi fatta più urgente.
Le linee portanti del pensiero di Vagaggini possono essere identificabili in queste affermazioni che di proposito lasciamo nello stile della loro incisiva brevità:
– la matrice teologica di fondo è costituita dal tomismo, rivisitato in numerosi suoi aspetti alla luce di una visione di sintesi costituita dall’aver posto la storia della salvezza come paradigma centrale;
– la prospettiva storico-salvifica dell’orizzonte teologico porta a concentrare l’attenzione sulla liturgia in quanto momento centrale e per certi aspetti ultimo della storia della salvezza;
– a partire da questo orizzonte si comprende la visione liturgica della teologia chiamata a operare un servizio per la comprensione di quella storia salvifica che si pone all’interno di tre grandi fasi: l’eternità, il tempo, e di nuovo l’eternità;
– l’attuazione del piano divino nel tempo comporta essenzialmente due fasi: quella in Adamo, in cui si collocano tutte le realtà che vanno dalla creazione fino alla promessa del Redentore; e quella in Cristo nuovo Adamo;
– l’attenzione al tempo denominato «in Cristo» comporta una fase di preparazione, e una di attuazione in Cristo e nella Chiesa; è qui che ogni fedele realizza in nuce la propria divinizzazione, in vista di quella realizzazione individuale e cosmica costituita dall’anakephalaíosis di tutte le realtà in Cristo;
– la dimensione antropologica viene a costituire l’orizzonte per porre la caro come cardo salutis; è a partire dal corpo fisico di Cristo che si comprende la realizzazione della vera natura della liturgia nella persona che partecipa all’evento memoriale dell’opus salutis;
– qui si comprende anche quell’anelito ecumenico che pervade l’opera di Vagaggini, a partire dalla certezza che la liturgia è uno dei punti centrali nei quali avviene il riavvicinamento e il segno dell’incontro tra i cristiani separati;
– in tale percorso la comprensione e l’approfondimento sono costituiti dalla scelta della «metodologia teologica» che superando il limite dei loci theologici identifica il percorso teologico secondo una linea gnostico-sapienziale;
– la modernità di questo modello gnostico-sapienziale emerge dalla tradizione biblico-patristica, da quella che scaturisce dalle grandi fonti liturgiche del primo millennio, dal modello scolastico per superarne i limiti e così affrontare ogni teoria religiosa nel dialogo con tutte le scienze, ma sempre in un clima di contemplazione e di lode;
– quel «legittimo e tormentoso assillo del pensiero moderno» ha portato – e porta – il teologo a rileggere la tradizione in un clima dialettico e dinamico, valorizzando quanto di meglio può contribuire a rendere positivo il dialogo tra auditus fidei e auditus culturae, declinato però nel corpus Ecclesiae, e orientato sempre a «quel giusto equilibrio tra metafisica e vita, tra astratto e concreto…»;
– l’humus monastico-liturgico entro cui nasce e si dipana il pensiero vagagginiano traspare in varie opere, ma in una forma più estesa si respira dall’insieme della sua produzione che è scritta a tavolino ma pensata in ginocchio, nella consapevolezza che adorazione, lode e contemplazione sono il coronamento dello slancio della persona verso Dio, dell’itinerarium mentis in Deum;
– è da questa prospettiva che si può comprendere la scelta di vita degli ultimi anni quando il limite dell’emeritato ha fatto sì che i giorni scorressero non più a servizio di una cattedra universitaria, ma nella continuazione penetrativa di un’attività silenziosa qual è stata quella del monastero di Camaldoli.
3. L’«intelligenza» della liturgia
Il titolo dato a questa rivisitazione-memoria del padre Vagaggini vuol essere, alla luce di quanto esposto e di ciò che il lettore incontra nelle pagine che seguono, un invito all’intelligenza della liturgia. Intelligenza nel senso di intus-legere. In quanto esperienza misterica di incontro tra il divino e l’umano, la liturgia non è solo ciò che appare. Quanto è percepito è solo un simbolo, segno realissimo di una realtà di incontro tra la Trinità e la persona, per la mediazione celebrativa della Chiesa.
Entrare in questo dinamismo per coglierne la valenza teologica è stato il percorso del pensiero “tomista” di Vagaggini. Tale percorso ha offerto un contributo essenziale nella temperies ecclesiale in cui egli si è trovato a vivere e a riflettere. Ne sono testimonianza eloquente sia i documenti conciliari, che sono debitori anche del suo pensiero, sia i numerosi studi intrapresi successivamente.
Ma l’intelligenza della liturgia ha spinto negli anni successivi a sviluppare certe posizioni vagagginiane per condurre verso altri fronti – dipendenti sempre da una visione a lui cara – determinati da un metodo teologico che parte dall’analisi degli elementi della lex orandi per coglierne le dimensioni e le implicanze in ordine alle altre discipline teologiche, e in ordine alla vita del fedele in Cristo. Da qui, infatti, si è dipanata la riflessione della teologia liturgica che per tanti aspetti sviluppa, su prospettive diversificate e complementari, il lungo lavoro di ricerca i cui frutti attraversano in continuità i due millenni, ma il cui percorso ha visto tappe essenziali nel movimento liturgico del sec. XX e negli sviluppi del Vaticano II.
Intelligenza della liturgia ci sembra quindi un richiamo a far memoria, sì, dell’illustre teologo, ma una memoria dialettica che guardi avanti proprio a partire da quelle istanze che il movimento ecclesiologico, biblico, liturgico ed ecumenico del sec. XX ha saputo mettere a fuoco per comprendere meglio e far comprendere con più adeguato linguaggio il messaggio cristiano nel terzo millennio.
Resta dunque la sfida per chiunque dell’intus-legere: non del fermarsi a ciò che appare e su di esso architettare una riflessione, ma a entrare nel mistero attraverso un atteggiamento di partecipazione che avviene con adeguato metodo teologico, ma che si compie in verità e in pienezza attraverso una partecipazione piena ai santi misteri.
4. Il presente fascicolo
La prospettiva del fascicolo emerge in modo chiaro dall’insieme dei contributi pensati e realizzati con l’intento non solo di “ricordare” un grande maestro del pensiero anche liturgico – come del resto avevamo fatto con il padre Salvatore Marsili, osb (cf «Rivista Liturgica» 95/3 [2008]: Salvatore Marsili. Attualità di una mistagogia) – ma anche di richiamare l’importanza di un confronto con una figura che ha lasciato un segno profondo nella Chiesa, sul finire del secondo millennio.
â–º Studi. La conoscenza del pensiero di Vagaggini sta al centro di quanto elaborato per delineare alcuni aspetti della sua personalità, per evidenziare il suo servizio teologico prima, durante e dopo il Vaticano II, e per osservarne il pensiero tra eredità tomista e confronto con la modernità.
â–º Note. Tra i vari approfondimenti ipotizzati il fascicolo ne offre due: l’apporto di Vagaggini allo studio del Canone Romano e alla elaborazione delle nuove preghiere eucaristiche; e la caratteristica della sua vis polemica quando ha dovuto affrontare critiche non sempre costruttive rispetto ad alcune scelte della riforma liturgica.
â–º Orizzonti. Per comprendere in modo adeguato la figura di Vagaggini bisogna porsi all’interno della sua scelta monastica; il suo insegnamento spirituale non è meno essenziale di quello prettamente teologico-dogmatico. E ancora, non sembri fuori luogo l’approfondimento della visione di pastorale liturgica quale scaturisce soprattutto dalla sua opera fondamentale, e che è stata trasfusa nella stessa Sacrosanctum concilium. Il contributo bio-bibliografico, infine, non si sovrappone al primo studio, ma costituisce un’ulteriore prospettiva per accostare una figura dal pensiero poliedrico.
â–º Attualità. In un contesto come il presente, dato anche l’interesse che nei nostri giorni suscita ancora la problematica, abbiamo ritenuto doveroso riproporre uno scritto di Vagaggini. La sua lettura “serena” può contribuire ancora oggi a tracciare una riflessione “serena” di fronte a eventi e situazioni che interpellano il corpus Ecclesiae e la caritas fidelium!
â–º Note bibliografiche. A completamento dell’insieme riteniamo opportuno proporre in ordine cronologico la bibliografia di Vagaggini, in attesa di una redazione che tenga conto di quanto è ancora racchiuso in manoscritti custoditi gelosamente in vari archivi. È l’auspicio che «Rivista Liturgica» formula, mentre i lettori rimangono in attesa di conoscere meglio e più in profondità il pensiero del grande maestro.