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L'oro nel culto
Sommario    
EDITORIALE

RL
Editoriale


  865    
STUDI

Pasquale Troìa
Né oro né argento senza il nome e la presenza di Dio. L’oro nella Bibbia
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La Bibbia non disdegna il valore dell’oro: lo considera importante nella misura in cui l’uomo lascia che Dio costituisca come «suo sovrano la pace, suo governatore la giustizia» (Is 60,17). Per cui l’oro vale meno della Torah (cf. Sal 119,72), della sapienza (cf. Pr 16,16), della fede (cf. 1 Pt 1,7), della carità. I nomi dell’oro nella Bibbia, il suo valore simbolico e la sua utilizzazione nella costruzione del primo tempio di Gerusalemme e dei suoi oggetti sacri non possono pareggiare la preziosità della donazione, della fede e soprattutto del nome di Dio, sollecitando l’uomo alla scelta tra le due economie possibili: quella della salvezza con Dio e quella dell’illusione e della vanità degli idoli e dei loro simulacri.

The Bible doesn’t despise the value of gold: it considers it important insofar as you allow God to «make Peace your administration and Saving Justice your government» (Is 60,17). Hence, gold is of less worth than the Torah (cf. Ps 119,72), than wisdom (cf. Prov 16,16), than faith (cf. 1Pt 1,7), than charity. “Gold” in the Bible, its symbolic value and its use in the construction of the first temple in Jerusalem and its sacred objects cannot match the preciousness of the offerings, of the faith and above all of the name of God, urging man, hence, to choose between the two economies possible: that of God’s salvation and that of the illusion and vanity of idols and effigies.

 



  873    
Virginio Sanson
L’oro nella liturgia cristiana

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Dopo aver sottolineato i significati simbolici dell’oro in antropologia culturale, l’autore descrive in forma sintetica gli oggetti e i paramenti liturgici, in cui il nobile metallo, insieme con l’argento e altri materiali preziosi, simboli delle meraviglie della creazione presente e della vita celeste futura, arricchisce tutto l’arredo rituale cristiano nel corso dei secoli. Da una parte, si evidenzia come l’artigiano del sacro agisce in forza del dono dello Spirito di Dio e all’interno della fede della comunità credente, e, dall’altra, come i gioielli della Gerusalemme celeste (cf. Ap 21,9-23), immagine e prefigurazione della Chiesa santa, in terra come in cielo, sono lo sfondo e l’ideale della sua opera.

After emphasizing the symbolic meanings of gold in cultural anthropology, the author describes in summary form the liturgical objects and vestments, in which the noble metal, together with silver and other precious materials, symbols of the wonders of creation and of the future heavenly life, embellished and enriched the Christian ritual vestments for centuries. On one hand it highlights how the craftsman of the sacred acts through the power of the gift of the Spirit of God and within the faith of the believing community, and on the other hand, how the jewels of the heavenly Jerusalem (cf. Rev 21,9-23), the image and foreshadowing of the holy Church, on earth as in heaven, constitute the backdrop and the ideal of his work.

  886    
Emma Condello
«Auro argentoque descriptos». L’oro nei codici del Medioevo latino
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L’applicazione di oro e argento nella decorazione libraria ricorre inizialmente in Oriente, poi in Egitto e nel bacino del Mediterraneo. Nel codice tardoantico e medievale l’oro è stato utilizzato per scrivere; per miniare, dipingendo o coprendo con lamina sottile una porzione del disegno; per ornare la legatura del libro. Ciò è avvenuto con tecniche sviluppate in ambito di artigianato e perfezionate in funzione della specificità e delle esigenze del libro, degli orientamenti di gusto e delle influenze artistiche, delle possibilità della committenza e delle finalità di destinazione. Dopo il XII sec., l’oro compare nella decorazione del codice con una frequenza prima inusitata, inversamente proporzionale allo spegnersi della sua carica di simbolismo ideologico e religioso.

The application of gold and silver used in the book decoration is found initially in the East, and later in Egypt and the Mediterranean. In the late-ancient and medieval code, gold was used to write; to miniate, by painting or by covering with a thin foil a portion of the drawing; to adorn the binding of the book. This was done by techniques developed in the field of craftsmanship and further improved according to the specificities and needs of the book, the type of taste and artistic influences, the possibility of orders and the final destination. After the twelfth century, gold appears in the decoration of the code with a frequency so far unusual, one inversely proportional to its extinction as a significant ideological and religious symbolism.

  903    
Giacomo Baroffio
«Aurum et thus deferentes». L’oro nei canti della liturgia
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Nelle celebrazioni i canti annunciano la parola di Dio con una forza persuasiva e coinvolgente che non è data quando le Scritture sono solo lette. Grazie al linguaggio melodico la Parola si radica nel cuore, suscita un’attenzione più viva dell’intelligenza e aderisce meglio alla memoria. Nel movimento che dalla comunità sale a Dio, il canto aiuta l’assemblea a esprimere la fede, superando, se è il caso, le parole stesse e i limiti del pensiero razionale: il canto senza parole dei lunghi vocalizzi-melismi dà voce a quanto il pensiero e la parola non sono in grado di comunicare, divenendo ineffabile esperienza vissuta dell’Ineffabile. Ed è in questo orizzonte che il canto ricorre al tema dell’oro come occasione per riflettere sul fatto che il riscatto dalla schiavitù del peccato non è stato pagato in oro, ma dal sangue prezioso di Cristo.

In the celebrations the hymns proclaim the word of God with a persuasive and engrossing force that it is not felt when the Scriptures are merely read. Thanks to the melodic language the Word takes root in the heart, raises and activates the attention-level of the intelligence and can be easily remembered. In its movement which rises from the community to God, the song helps the congregation to express its faith, going beyond, if necessary, the words themselves and the limits of rational thought: the songs without long vocalizing melismic words gives voice to what the thought and speech are not able to communicate, becoming the ineffable experience of the Ineffable. It is in this perspective that the song uses the theme of gold as an occasion to reflect on the fact that the redemption from the bondage of sin was not paid in gold, but by the precious blood of Christ.

  913    
Remo Bracchi
«Auri sacra fames». Il grido e il silenzio della luce
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Dei due nomi ricostruiti per designare l’oro nel momento ancora unitario della civiltà indoeuropea, il più antico sembra essere stato *h2eus-om. Il secondo riconduce alla radice *ĝhel- che, prima del suo utilizzo specializzato, serviva a classificare il colore “giallo” (lat. hel-vus). Entrambe le denominazioni riportano l’oro a una concretizzazione della luce. In parti e tempi diversi appaiono concezioni complementari del metallo luminoso. Tutto, comunque, è legato all’ambito del sacro.

*h2eus-om seems to have been the oldest of the two names framed during the unitary period of the indo-european civilization to designate gold. The second leads to the root *ĝhel- that, prior to its professional use, was used to classify the color “yellow” (lat. hel-vus). Both these denominations refer to gold as the materialization of light. Other complementary concepts of the luminous metal appear in different parts and times. All, however, are related to the domain of the sacred.

  921    
ORIZZONTI

Ombretta Pisano
A cinquant’anni dalla soppressione del «perfidis Judaeis». Note storiche alla luce di materiali d’archivio inediti
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L’articolo esamina la storia dell’abolizione della formula perfidis Judaeis dalla preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo. Gli studi hanno evidenziato la progressiva sensibilizzazione sulla questione avviata già nei primi anni del sec. XX ed espressa nella nascita e nell’opera dell’associazione Pax super Israel. Con l’avvento della II guerra mondiale appare anche un’istituzione ebraica italiana: il Comitato ricerche deportati ebrei, che contribuì alla decisione di Giovanni XXIII, il 17 marzo del 1959. Il presente lavoro riporta alcune testimonianze di questa corrispondenza, arricchita da trascrizioni di colloqui.

The article examines the history of the abolition of the prayer formula perfidis Judaeis for the jews on Good Friday. Studies have highlighted the growing awareness on the issue begun in the early years of the 20th century and expressed in the birth and in the work of Pax super Israel association. With the advent of world war II there appears also an italian jewish institution: the Research committee of deported jews, that contributed to the decision of John XXIII, march 17, 1959. This paper reports some evidence of this correspondence, enriched with interview transcripts.



  937    
Patrick Prétot
La liturgia, un’esperienza corporale. Indicazioni per una «grammatica» del corpo nella liturgia
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In un periodo di vita della Chiesa in cui atteggiamenti e gesti liturgici sono oggetto di discussioni talora anche molto accese, risulta utile tornare ad approfondire una «grammatica» del corpo nella liturgia, evidenziando la grande diversità come pure la ricchezza di gesti e atteggiamenti che permettono al credente di contestualizzare la preghiera comunitaria anche in rapporto al corpo. Dopo aver inquadrato la questione a livello antropologico e teologico, lo studio evidenzia un percorso che faciliti un consapevole coinvolgimento nella vita concreta delle comunità oranti.

In a period of the Church’s life in which liturgical gestures and attitudes are subjected to very heated discussions at times, it is worth returning to deepen the «grammar» of the body in the liturgy, highlighting the great diversity as well as the wealth of gestures and attitudes that enable the believer to contextualize the community prayer in relation to the body. Having framed the issue in the anthropological and theological level, the study highlights a path that might facilitate a conscious involvement in the concrete life of the praying communities.

  968    
ATTUALITĂ€

Manlio Sodi
La «parola» di Paolo nell’anno liturgico. Tra annuncio, parenesi e attualizzazione sacramentale
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Tra domeniche, feste, solennità, giorni feriali e momenti peculiari, durante l’anno liturgico (considerando i tre cicli festivi e i due feriali) si legge tutto l’Apostolo. I riflessi di una simile presenza, soprattutto se convalidati da un’attenta predicazione oltre che da una corretta proclamazione, si verificano in una «vita in Cristo» che proprio nell’annuncio e nell’attualizzazione liturgica trova il suo costante alimento, in vista di quella pienezza che si attua nella partecipazione piena ai santi sacramenti.

All the writings of the Apostle are made known in the occasions like sundays, feasts, solemnities, weekdays and special moments during the liturgical year (considering the three festive cycles and two ferial ones). The consequences of such a presence, particularly if they are supported by careful preaching as well as by a proper declaration, occur in a «life in Christ» that in the liturgical announcement finds its constant food, with a view to that fullness that is realized in the full participation to the holy sacraments.



  987    
INDICI

Indice degli Autori


  1007    
Indice dell'annata 2009   1009    




n°6  nov/dic 2009

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