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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario



Liturgia e presbiteri: oltre l'anno sacerdotale
Sommario    
EDITORIALE

RL
Editoriale


  11    
STUDI

Pietro Sorci
Sacerdozio battesimale e sacerdozio ministeriale alla luce della messa crismale
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Il prefazio della messa crismale mette in luce la natura del sacerdozio ministeriale, le sue funzioni e il suo rapporto con la potestĂ  di Cristo sommo sacerdote. In veritĂ  la sua collocazione nella messa in cui il vescovo, circondato dalla Chiesa locale, benedice gli oli degli infermi, dei catecumeni e il crisma, evidenzia anche il rapporto che il sacerdozio ministeriale ha con il sacerdozio regale di tutti i fedeli. Lo studio si sofferma ad analizzare gli elementi di questa celebrazione per ricavarne la visione teologica soggiacente.

The preface of the chrism mass highlights the nature of the ministerial priesthood, its functions and its relationship with the power of Christ the High Priest. In truth, its place in the mass when the bishop, surrounded by the local Church, blesses the oils for anointing the sick, the catechumens and the chrism, highlights also the rapport that the ministerial priesthood has with the royal priesthood of all the faithful. The study analyzes the elements of this celebration to extract the underlying theological perspective.


  19    
Cesare Giraudo
Il presbitero: pastore, sacerdote e «doctor fidei» nella preghiera di ordinazione del Sacramentario Veronese
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Privilegiando la metodologia dei Padri che «prima pregavano, poi credevano», ci si domanda che cosa la lex orandi dice del presbitero. La scelta di lavorare sul testo del Sacramentario Veronese è motivata, oltre che dalla sua antichità, dalla sua presenza costante nella liturgia romana. Dall’esegesi strutturale della preghiera risulta che il presbitero, conformemente alla teologia delle tre funzioni ripartite su due gradi, è pastore, sacerdote e maestro di fede in aiuto al vescovo. Che il presbitero sia pastore e sacerdote, lo si è sempre saputo; ma nessuno oggi immagina che sia anche doctor fidei. Dopo aver raffrontato il testo originario con la felice revisione del 1968, e con l’assai meno felice riformulazione del 1990, l’articolo conclude con alcune riflessioni sull’omelia intesa come esercizio privilegiato del «magistero presbiterale».

If we give our preference to the methodology of the Fathers, who «first prayed and then believed», one may ask what lex orandi has to say about the presbyter. The choice fell on the Verona Sacramentary as our study text, because of its permanent presence in the Roman liturgy, not to say anything of its antiquity. From the structural exegesis of this prayer there emerges the figure of the presbyter who, in line with the theology of the three functions divided in two steps, is pastor, priest and teacher of faith, as aid to the bishop. That the presbyter is a pastor and priest is well-known; but no one nowadays imagines that he is also doctor fidei. After having compared the original text with the pertinent revision of 1968 and with the much less felicitous re-formulation of 1990, the article concludes with some reflections on the homily understood as a privileged exercise in the «presbyterial magisterium».

  37    
Goffredo Boselli
Concelebrazione eucaristica e ministero presbiterale

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Accanto al dibattito teologico sulla concelebrazione, dal 2005 è stato chiesto agli organismi competenti di studiarne meglio la prassi. L’interrogativo all’origine di difficoltà create da concelebrazioni con grande numero di presbiteri, e a cui è necessario dare una risposta per individuare un criterio in modo da stabilire un numero massimo di concelebranti, appare il seguente: un presbitero può celebrare l’eucaristia senza necessariamente porre gesti ministeriali e pronunciare formule sacramentali, mantenendo tuttavia una propria visibilità ministeriale all’interno dell’assemblea liturgica e per questo non celebrare semplicemente more laicorum? Affrontare qui il tema della concelebrazione risponde alla volontà di riflettere sul rapporto tra liturgia e presbiteri a partire dal rito.

Besides the theological debate on concelebration, the competent agencies have been requested, since 2005, to study seriously also its praxis. The question that surfaces as the result of difficulties created by concelebrations involving a big number of priests, and the ensuing need to perhaps set criteria to determine the maximum number of concelebrants, is this: can a priest celebrate the eucharist without necessarily performing ministerial actions and pronouncing the sacramental formula, however maintaining their ministerial visibility within the liturgical assembly without having to celebrate just more laicorum? Addressing the theme of concelebration responds to the will to reflect on the relationship between liturgy and priests beginning with the rite.

  67    
Ignazio Schinella
I presbiteri mistagoghi: quale formazione liturgica?
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L’autore si richiama alla lezione conciliare, a partire dalla essenzialità della Sacrosanctum concilium, per individuare nella formazione al mistero pasquale il carattere proprio di ogni formazione cristiana, specie episcopale, presbiterale e diaconale. Il percorso proposto è duplice: la figura liturgica della vita del seminario, la cui liturgia diviene il paradigma vitale e pastorale dei futuri presbiteri; e i criteri propri della celebrazione base della forma dell’identità presbiterale, donando alla liturgia la capacità nativa di generare alla vita cristiana. Il ministero ordinato è pertanto associato all’impegno della divinizzazione di sé, dell’umanità e del cosmo, propria del lavoro liturgico.

The author appeals to the teachings of the council, starting with the pertinence of Sacrosanctum concilium, and recognizes in the formation to the paschal mystery the very character of every christian formation, especially that of bishops, priests and deacons. A twofold method is proposed: the liturgical life of the seminary, which in fact becomes a paradigm for the life and ministry of future priests; and the criteria proper to the liturgical celebration that forms the basis of the priestly identity, endowing liturgy the innate ability to generate christian life. The ordained ministry is hence associated with the work of the divinization of oneself, of humanity and of the cosmos, proper to the nature of liturgical work.

  81    
Agostino Favale
Il presbitero nella prospettiva della polaritĂ  dialettica Cristo-Chiesa
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Le ricerche teologiche postconciliari convergono nel riconoscere al ministero ordinato la sua origine trinitaria, il suo fondamento cristologico, il suo riferimento ecclesiologico e la sua attuazione pneumatologica. L’autore offre alcune tracce di riflessione sul presbitero, considerato in modo particolare nella prospettiva della sua fondamentale dimensione cristologico-ecclesiologica, che trae la sua origine dal «dono di Dio» conferito dal sacramento dell’ordine. Questo dono induce nel presbitero una radicale e vitale configurazione e unificazione con Cristo che lo abilita a esercitare nella Chiesa uno specifico e qualificato ministero di salvezza a favore degli uomini. Nel corretto esercizio di questo ministero, vivificato dalla carità pastorale, il presbitero trova l’elemento costitutivo e propulsivo della sua vita spirituale e della sua santificazione.

The post-conciliar theological researches converge in recognizing the trinitarian origin of the ordained ministry, its christological foundation, its ecclesiological reference, and its pneumatological actuation. The author offers some reflections on the priesthood, considering it especially from the perspective of its fundamental christological and ecclesiological dimension, which, in fact, derives its origin from the «gift of God» conferred by the sacrament of holy order. This gift induces in the priest a radical and vital configuration and unification with Christ enabling them to exercise a specific and qualified ministry in the church for the salvation of human beings. It’s in the proper exercise of this ministry enlivened by pastoral charity that the priest finds the constitutive element and driving force of his spiritual life and holiness.

  103    
Cipriano Vagaggini (†)
SpiritualitĂ  sacerdotale e spiritualitĂ  liturgica
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Lo studio dell’illustre autore è apparso nel 1965 per far comprendere la radice della spiritualità liturgica principalmente per il presbitero chiamato a vivere la spiritualità propria della liturgia in ragione dell’essenza del suo ministero. Ne emerge il rapporto intrinseco tra compito liturgico e attività apostoliche, basato sulla vita di preghiera, in particolare sulla celebrazione dell’eucaristia e sulla liturgia delle Ore. Dall’intimo rapporto tra culto e spiritualità derivano le caratteristiche della spiritualità liturgica che è all’insegna dell’integralità sintetica e dell’essenzialità.

The study of this illustrious author first appeared in 1965 making comprehensible the roots of liturgical spirituality primarily to the priest called to live out the spirituality of the liturgy in keeping with the essence of his ministry. Furthermore, it reveals the intrinsic relationship between liturgical offices and apostolic activities, based on the life of prayer, in particular on the celebration of the eucharist and the liturgy of the Hours. It is from the intimate relationship that exists between cult and spirituality that liturgical spirituality derives its essential characteristics of synthetic integrality and essentiality.

  119    
NOTE

Sergio Terribile
Il compito mistagogico dei presbiteri nella tradizione ambrosiana
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I riferimenti dottrinali e teologici, impliciti nel titolo, evidenziano il significato di «mistagogia» e il dovere dei presbiteri di introdurre i fedeli nel mistero pasquale ripresentato dalla liturgia. La prassi corretta di celebrazioni eucaristiche caratterizzate da «nobile semplicità» permette di sostenere il culto spirituale in tutte le sue espressioni. Anche l’anno liturgico, qui visto nella tradizione ambrosiana, diventa senza forzature scuola di vita cristiana e fonte di una organica catechesi mistagogica.

The doctrinal and theological references implicit in the title, highlight the meaning of «mystagogy» and the duty of priests to bring the faithful into the paschal mystery symbolized by the liturgy. The correct practice of eucharistic celebrations characterized by a «noble simplicity» helps sustain spiritual worship in all its expressions. Even the liturgical year, of the ambrosian tradition here dealt with, becomes, without restraint, a school of christian life and a source of organic mystagogical catechesis.



  145    
Maurizio Viviani
La liturgia: inciampo o risorsa nell’azione pastorale?
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La liturgia va vissuta non in un atteggiamento di ripiego, ma come un luogo aperto di proposta, di celebrazione e di sperimentazione della fede, come uno spazio di evangelizzazione, vissuto fuori da ogni logica di proselitismo e nel rispetto della condizione di ciascuno. In questa prospettiva vengono proposte indicazioni per rendere la liturgia un’efficace e coinvolgente occasione di incontro con il Signore risorto e con la comunità dei credenti. Le indicazioni riguardano non solo il presidente della celebrazione ma anche gli altri «attori» del rito, e mirano a far vivere la liturgia come luogo di annuncio della bellezza della fede.

Liturgy must be lived not in an attitude of expediency, but as an open place where one is welcome, as a place where one can celebrate and live out one’s faith, as an occasion of evangelization, free of any trace of proselytism, and respectful of the condition of the other. In this perspective, guidelines are offered to make liturgy an effective and exciting opportunity of encountering the risen Lord and the community of believers. These guidelines concern not only the president of the celebration but also the other «actors» of the rite, and are aimed at helping to live the liturgy as the place where the beauty of faith is proclaimed.
  152    
Renzo Giuliano
Vivere la liturgia? Entrare nel rito per celebrare il mistero
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Seguendo la ricca e chiara teologia e spiritualità del Vaticano II, il mistero cristiano è ben radicato nella sua natura rituale che il celebrante sa riconoscere e rispettare. La valenza del mistero cristiano è caratterizzata dalla rivelazione dell’incarnazione, sorprendente actio di Dio. L’actio pastorale ha una sua profonda intelligenza nel rispetto dei testi e delle norme rituali stabilite dalla Chiesa, in quanto ritualità motivata e purificata da una lunga storia e tradizione da comprendere nella loro natura e linguaggio simbolici: la prima onestà di «adattamento» è questa capacità di entrare nel rito e nel suo mistero. Sarà questo il primo rispetto dell’actio di Dio nella nostra actio liturgica; si potrà allora iniziare a parlare di evangelizzazione.

Following the rich and clear theology and spirituality of Vatican II, the christian mystery is well rooted in its ritual form which the celebrant recognizes and respects. The significance of the christian mystery is characterized by God’s amazing actio, the revelation of the incarnation. Pastoral actio has its own profound intelligence with respect to the texts and ritual norms established by the Church, considering them as rituals motivated and purified by a long history and tradition and understood in their symbolic nature and language: honesty of «adaptation» involves the ability to enter into the ritual and its mystery. This should precede the actio of God in our liturgical actio; only then can one start to talk about evangelization.
  159    
Massimo Palombella
L’importanza della musica nella formazione sacerdotale
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L’autore, avendo come orizzonte la formazione sacerdotale, considera la musica non tanto dal punto di vista «estetico» ma nella sua valenza «teologica» cercando di rintracciare, nella fonte della musica occidentale – il Canto gregoriano –, ciò che rende «normativo» questo segmento della storia della musica. Oltre il suono esiste una «grammatica» del Canto gregoriano che codifica plasticamente la comprensione teologica della Chiesa ancorando l’espressione musicale al deposito della fede.

The author, having as his horizon the priestly formation, considers music not so much in terms of its «aesthetics» but rather its «theological» significance, trying to trace in the roots of western music – the Gregorian chant – what makes this segment of the history of music «normative». Beyond the sound there exists the «grammar» of Gregorian chant which encodes plastically the theological understanding of the Church anchoring its musical manifestation to the deposit of faith.
  165    
Pierangelo Chiaramello
La Liturgia delle Ore nella vita del presbitero e della comunitĂ 
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La preghiera è un’opera difficile. Il disagio è vissuto anche dal presbitero e dalla comunità. L’uomo è spesso condizionato nelle sue scelte dai criteri del «tempo del mercante», il quale inesorabilmente fissa lo sguardo sulla logica produttivistica. La possibilità di vivere in pienezza il tempo può stare solo nella riscoperta del «dono». La Liturgia delle Ore con la sospensione del quotidiano connota il tempo come abitato dal Signore, e conduce gli oranti a scoprire nel segreto delle «ore» il dono che viene dalla Pasqua di Cristo, motivo di ogni lode. In questo modo il presbitero celebrando la Liturgia delle Ore sta all’origine del senso del suo ministero e testimonia alla comunità la sua vocazione.

Prayer is a difficult task. This difficulty is experienced by the priest and the community alike. People are often influenced in their choices by the «market culture» inexorably dictated by the law of maximum profit. Only the rediscovery of time as a «gift» will enable us to live life fully. The Liturgy of the Hours that scan the entire day stands as a reminder that this time is inhabited by God, and helps those who pray it to discover the grace of the paschal mystery of Christ hidden in the «hours» which gives them every reason to praise and worship God. Hence, the priest who celebrates the Liturgy of the Hours is living out the true significance and meaning of his ministry and in this way witnesses to the community his particular vocation.
  169    
ACTUOSITAS

Manlio Sodi
Eu-anghélion: la «bellezza» della Parola. L’Evangeliario di Sant’Ilario, per la liturgia romana e ambrosiana
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L’attenzione al libro liturgico, perché sia degno, ornato e bello in modo da contribuire alla bellezza della celebrazione, chiama in causa soprattutto il Lezionario e in particolare l’Evangeliario. Dopo aver richiamato le disposizioni ufficiali al riguardo, l’autore presenta l’Evangeliario di Sant’Ilario come una delle migliori realizzazioni odierne a servizio di una celebrazione in cui la bellezza dell’immagine costituisce un completamento essenziale all’insieme dei linguaggi presenti in ogni actio liturgica.

Liturgical books, in particular the Lectionary and the Evangeliarium, when duly embellished and decorated add to the solemnity of the celebration. After citing the official regulations in this regard, the author presents the Evangeliarium of St. Hilary as one of today’s best master pieces in the service of a celebration where the beauty of the object essentially complements the other symbols present in every liturgical actio.


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n°1  gen/feb 2010

€ 15,00  

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