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«Ars celebrandi». Un manuale per l'uso?
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EDITORIALE

RL
Ediroriale

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  927    
STUDI

Romano Cecolin
Adorare in spirito e verità: non contro, ma verso il rito
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Una retta interpretazione del testo di Giovanni conduce non a escludere ma a cogliere il senso profondo e il valore espressivo del rito. Le componenti umane sono indispensabili per una vera azione rituale che aiuti a rivivere un’esperienza religiosa che parte sempre dall’iniziativa divina. E quando questa esperienza del sacro si manifesta nella pienezza dell’incarnazione e nel misterioso intreccio di morte e risurrezione, soltanto i protagonisti di quegli eventi sono capaci di elevarci alla possibilità di rivivere nel rito quell’esperienza indicibile e misteriosa. Lo Spirito e la verità sono coloro che ci possono abilitare e innalzare per una vera adorazione del Padre.

A right interpretation of John’s text , does not lead to exclude, but to catch the deep signification and the expressive value of the rite. Human elements are absolutely necessary for a true ritual action that helps to make live anew a religious experience always coming from a divine initiative. And when this experience of sacred reveals itself in the fullness of incarnation and in the mysterious interlacement of death and resurrection, only the main actors of those events are able to raise us to the possibility of living again that mysterious and unspeakable experience through the rite. The Spirit and truth are the elements that can make us able and raise us to a true worship of the Father.




  935    
Luigi Girardi
Celebrare con i libri liturgici: arte e stile
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Oggi si giunge all’azione celebrativa attraverso un libro liturgico, autorevolmente promulgato dall’autorità ecclesiale, la quale, stabilendo l’editio typica del testo, delinea anche la forma «tipica» della celebrazione, dentro una determinata tradizione rituale. Il «modello della pratica» celebrativa si traduce in «pratiche del modello» che non sono identiche, perché contengono diverse variabili contestuali. Come si giunge dal libro alla celebrazione? L’articolo chiarifica il compito ermeneutico nei confronti del testo liturgico e mostra il rapporto che l’ars celebrandi e lo stile liturgico hanno con i libri liturgici.

We come today to achieve the celebrative action by means of a liturgical book, approved and published by the church’s authority, which, as it establishes the editio typica of the text, defines also the «typical» form of the celebration, within a determined ritual tradition. The celebrative «practice’s model» translates itself in «practices of the model». That are not the same, because they include several different variables according to the context. How do we come from book to celebration? This article explains the hermeneutical task towards to the liturgical text and shows the relation between ars celebrandi and liturgical style with liturgical books.


  961    
Félix María Arocena
Il linguaggio simbolico della liturgia
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Nel contesto della sacralità e dell’antropologia, la riflessione teologico-liturgica può contribuire all’annuncio del kerygma all’interno di tutto ciò che la postmodernità oggi presenta. In questa linea l’A. espone la questione relativa al mistero e alla sua simbolizzazione, a partire da Cristo che nel rendere visibile la bellezza di Dio Padre ha permesso di contemplare lo splendore della divinità nell’esperienza sensibile dell’umanità. Tra i linguaggi simbolici che interagiscono nella liturgia, quello della luce interpella in modo particolare l’architetto. Da lui dipendono soluzioni creative in funzione degli spazi liturgici, come in altri tempi si poneva attenzione al rosone della facciata o alle vetrate.

In the context of sacred and anthropology, the theological and liturgical reflection can contribute to the announcement of the kerygma, within all elements that post-modernity presents today. In this line the A. explains the question about mystery and its symbolization, moving from Christ who, as he makes visible the beauty of God the Father, has allowed to contemplate the divinity’s splendour in the sensible experience of humankind. Among the symbolic languages that interact in liturgy, that of light involves the architect particularly. From him are depending creative solutions in order to achieve liturgical spaces, as in other times attention was given to the rose window of the front façade or to the stained glass windows of the church.


  977    
Piero Marini
Il Caeremoniale e il Maestro della celebrazione

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Nella prima parte l’A. evidenzia il legame tra l’evoluzione della liturgia romana, la compilazione dei Cerimoniali e lo sviluppo dell’ufficio dei cerimonieri. Dalla semplicità iniziale dell’agire del Vescovo di Roma si passa alla complessità della liturgia legata alla vita della corte papale. Il periodo avignonese ha segnato il culmine di tale evoluzione. Nella seconda parte, la figura del cerimoniere è legata alla liturgia voluta dal Vaticano II. Di conseguenza anche il compito del Maestro della celebrazione è cambiato. Sono sottolineate le qualità indicate dal Caeremoniale episcoporum: l’attenzione all’assemblea; il favorire lo splendore della bellezza nella nobile semplicità dei gesti, dei segni e delle parole; l’agire con la massima discrezione per dare spazio all’unico protagonista, il Cristo Signore; l’impegno nello studio dell’autentico spirito della liturgia e nell’azione del penetrare egli per primo il mistero celebrato per potervi introdurre anche gli altri.

In this article the A. first stresses the link between roman liturgy’s evolution, Ceremonials compilation and the development of Master of ceremonies office. From the early simplicity that was typical for the action of a Bishop of Rome, it has come to the complexity of a liturgy that was linked to the life of the pope’s court. The Avignon period marked the top of this evolution. Secondly the Master of ceremonies is introduced as his figure is wanted by Vatican II. In consequence of this, the task of Master of ceremonies has been also changed. Some of his qualities are stressed by the Caeremoniale episcoporum: attention to the liturgical congregation, fostering the brightness of the beauty through noble simplicity of gestures, signs and words; he has to act with a maximum of discretion in order to give space to the unique protagonist, le Lord Jesus Christ. He must engage himself in the study of liturgy’s true spirit and in penetrating first of all the mystery that is celebrated, so that he could introduce others to it.


  998    
Andrzej Żądło
Il concetto di partecipazione alla liturgia dopo il Concilio Vaticano II
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Partecipazione: è la parola chiave della riforma liturgica, evidenziata già dal movimento liturgico del XIX-XX secolo, approfondita e teologicamente elaborata durante il Vaticano II e da esso promossa. Partecipare alla liturgia in maniera adeguata al mistero è il massimo della fede. La liturgia non è un attimo strappato dal contesto della vita ordinaria, astratto e isolato da tutto ciò che ci circonda. Al contrario, è un mistero radicato profondamente nella vita umana, la cui celebrazione esige un’autentica partecipazione da parte dei credenti. Ecco perché la liturgia ha bisogno di una preparazione e di una prosecuzione. Esiste allora uno spazio che precede la celebrazione e fa partecipare pienamente ad essa, e uno che la segue e rende feconda la liturgia se attingiamo da essa la forza vivificante.

Participation: it the key word of the liturgical reformation, that was already stressed by the liturgical movement of XIX-XX century, and was deepened and theologically elaborated during the Vatican II, which finally fostered it. Participating to the liturgy in a suitable way is the top of faith. Liturgy is not a moment that is pulled out from the context of ordinary life, and is abstract and aloof from all that surround us. On the contrary, it is a mystery that is deeply rooted in human life, whose celebration needs a true participation on behalf of believers. That is why liturgy needs to be prepared and followed. Therefore there is a space which precedes the celebration and makes a full participation possible; and there is a space that follows the celebration and makes the liturgy fruitful, if we draw from it the life giving strength.

  1006    
NOTE

Matias Augé
Quale «solennità»?
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In questa nota, l’A. dà un rapido sguardo ai testi più antichi della liturgia romana e a quelli più moderni del Messale promulgato da Paolo VI, nonché ai documenti del Vaticano II. Ci si limita a esaminare il significato del termine sollemnitas e derivati, pur sapendo che ci sono una serie di vocaboli sinonimi che esprimono aspetti della solennità in quanto celebrazione liturgica. Si conclude affermando che nelle fonti liturgiche sollemnitas indica generalmente la celebrazione liturgica in sé come un tutto. C’è quindi solennità quando la celebrazione liturgica si esprime con tutti i suoi elementi, in modo unitario e nel rispetto della natura delle sue diverse parti: letture, preghiere, acclamazioni, gesti, canti, silenzi, ecc.

In this note the A. takes a swift look to the most ancient texts of roman liturgy and to those more modern of the Missal that was promulgated by Paul VI, but the documents of Vatican II are also examined. Only the meaning of sollemnitas and its derived is studied here, even if it is well known that there is a series of synonyms that express aspects of solemnity as it is referred to the liturgical celebration. The conclusion is that sollemnitas generally indicates the liturgical celebration as a whole in itself. So there is solemnity when the liturgical celebration expresses all its elements in a unitary way and respecting the nature of its different parts: readings, prayers, acclamations, gestures, songs, moments of silence, etc.




  1021    
Gian Pietro Caliari
Domine doce nos orare et celebrare. L’arte del Maestro delle celebrazioni liturgiche
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La liturgia non si fabbrica, la si accoglie! Questa è la regula aurea dell’ars celebrandi. Alla luce dei Praenotanda e del Caeremoniale episcoporum l’A. esamina quale possa essere oggi il ruolo e il contributo di un Maestro delle celebrazioni in funzione dell’ars celebrandi. Si tratta di un ministero tutto da riscoprire, in quanto egli può svolgere un’opera educativa perché la comunità celebrante sia aiutata a vivere la liturgia non come uno spettacolo, ma come un riflesso di Dio Trinità. In questa linea ha anche il compito di essere magister dell’autenticità del celebrare, per educare la comunità cristiana a cogliere e comprendere gli elementi costitutivi della traditio e della loro vitalità permanente.

Liturgy is not made, but we receive it. This is the regula aurea of the ars celebrandi. In the light of Praenotanda and of Caeremoniale episcoporum, the A. takes in consideration how it could be today the role and contribution of a Master of ceremonies regarding the ars celebrandi. It is a ministry that needs to be discovered all again, because it can do an educational work, so that the celebrating congregation may be helped to live liturgy not as a show, but as a reflex of God’s Trinity. In this sense the Master of ceremonies has also the task to be a magister of an authentic celebrating, in order to educate the christian community to perceive and understand the constitutive elements of traditio and their lasting vitality.


  1028    
Francesco Nasini
Ars celebrandi e didascalizzazione della liturgia
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Una giusta ars celebrandi ha il compito di tenere in particolare considerazione i linguaggi propri della liturgia, sia verbali che non verbali, senza cadere nella tentazione di attribuire alla liturgia un ruolo funzionale e strumentale. La celebrazione è attraversata da una pluralità di codici che devono essere lasciati parlare e a cui deve essere consentito di esprimersi, senza la pretesa di sovrapporsi o sostituirsi ad essi con superflue quanto inefficaci spiegazioni. All’interno della liturgia il rito esprime e contiene dei messaggi ma la possibilità di vivere quei messaggi come esperienza concreta di incontro personale con l’azione salvifica di Dio è data dai codici espressivi di cui la l’azione rituale è costituita.

A right ars celebrandi has the task of taking into a peculiar consideration the languages that are typical of the liturgy, both verbal and not verbal, without falling into temptation of giving to the liturgy only a functional and instrumental role. The celebration is made by a plurality of codes, that should be free of speaking and to whom should be allowed to express themselves without pretending to superimpose on them or replace them with unnecessary and at same time ineffective explanations. Within liturgy, the rite expresses and contains some messages, but the possibility of living these messages as a concrete experience of a personal meeting with the God’s saving action is given by significant codes, by whom the ritual action is set up.


  1047    
NOTE BIBLIOGRAFICHE

Claudio Antonio Fontana
Orazio Casati, cerimoniere del cardinale Federico Borromeo
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La figura del magister caeremoniarum nasce a Milano per volontà di Carlo Borromeo. Studio teologico, attenzione pastorale, capacità organizzativa sono alcuni dei requisiti richiesti per esercitare un vero compito di regia liturgica nei confronti del Duomo e dell’intera diocesi. In fase di applicazione dei dettami tridentini il cerimoniere si rivela uno degli uomini chiave della riforma ambrosiana, com’è possibile verificare in Orazio Casati, «mastro di ceremonie» dell’arcivescovo Federico Borromeo e autore del Caeremoniale ambrosianum.

The figure of Magister caeremoniarum arises in Milan by will of saint Charles Borromeo. Theological studies, pastoral attention, organizing cleverness are some of qualities that are requested in order to exercise a true role of liturgical direction towards the cathedral and the entire diocese. During the time in which the Tridentine laws came into achievement, the Master of ceremonies revealed himself as a key man of the Ambrosian reformation, as it is possible to verify in Orazio Casati, who was «mastro di ceremonie» of archbishop Federico Borromeo and is author of Caeremoniale ambrosianum.



  1057    
Zef Giuseppe Chiaramonte
Il «Messale» di Gjon Buzuku (1555). Un hapax in lingua albanese tra riforma, controriforma e islam
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L’arrivo dei Turchi nei Balcani (sec. XIV) favoriva, quando non imponeva, la conversione all’islam. Mentre Greci, Serbi e Bulgari resisteranno puntando sulla liturgia bizantina celebrata nelle loro rispettive lingue, i Croati e gli Albanesi cattolici cercheranno in vari modi di forzare una delle caratteristiche dell’universalismo romano: il latino. L’opera più vasta e più completa tra i tentativi esperiti per introdurre la lingua materna nella liturgia cattolica è quella di Giovanni Buzuku, il cui Messale, nell’unico esemplare superstite, oggi presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, è stato scoperto nel 1740 e ri-scoperto nel 1909. Da quest’ultima data partono gli studi che lo riguardano, oltre alle due edizioni critiche. Il presente lavoro vuole lumeggiarne gli aspetti più propriamente storici e liturgici, finora lasciati in ombra dagli studiosi.

When Turks arrived to the Balkans (XIV century), conversion to the islam was fostered, if not imposed. While Greeks, Serbs and Bulgarians held out, referring to the byzantine liturgy, that was celebrated in their own languages, Croats and Albanians, who were catholic, tried in different ways to break one of the distinctive features of roman universalism: the latin language. The most comprehensive and complete work is that of Giovanni Buzuku, whose Messale is kept in a unique surviving copy at Apostolic Vatican Library, and was discovered first in 1740 and again in 1909. Since this last date, arise all related studies and the two critical editions. The present essay aims to enlighten aspects that are more properly historical and liturgical and have been neglected by scholars until now.


  1063    
Adolfo Ivorra
Il linguaggio del Messale ispano-mozarabico
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Il testo è una traduzione della presentazione della Concordantia Missalis Hispano-Mozarabici in uso nella Arcidiocesi di Toledo, e recentemente pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana (MSIL 57, Città del Vaticano 2009). Si tratta di una breve introduzione all'eucologia ispano-mozarabica, alle sue differenze più notevoli, soprattutto per quanto riguarda alcuni termini ambivalenti e di contenuti peculiari.

The text is a translation of the presentation of Concordantia Missalis Hispano-Mozarabici that is used in the Archdiocese of Toledo and was newly published by Libreria Editrice Vaticana (MSIL 57, Vatican City 2009). It is a short introduction to the spanish-mozarabic euchology, to its most remarkable features, above all as they concern some ambivalent terms and peculiar contents.

  1077    
Salvatore Vacca
Chiesa e liturgia in età normanna. Il «Missale secundum consuetudinem Gallicorum et Messanensis Ecclesie»
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Prendendo lo spunto dal Missale Gallicorum secundum consuetudinem Messanensis Ecclesie, recentemente pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana (MSIL 53, Città del Vaticano 2009), l’A. traccia un interessante excursus sulla storia della liturgia e della Chiesa in Sicilia tra i secoli XI e XIII. Ciò contribuisce ad aggiungere un importante tassello nella ricostruzione della storia della liturgia romana e della sua diffusione nello snodo cruciale costituito dai primi secoli del secondo millennio.

Moving from Missale Gallicorum secundum consuetudinem Messanensis Ecclesie, that was newly published by Libreria Editrice Vaticana (MSIL 53, Vatican City 2009), the A. outlines an interesting excursus about the history of liturgy and of Catholic Church in Sicily between XI and XII centuries. So we have here a contribution that adds an important element in order to reconstruct the history of roman liturgy and its spreading in the crucial turning point that happened in the first centuries of second millennium.


  1083    
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  1104    
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  1105    




n°6  nov/dic 2011

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