Pubblicato il fascicolo di Rivista Liturgica 108/4 (2021)

Il rito e il diritto. Quale relazione?

Il rapporto tra liturgia e diritto, che già ha trovato ospitalità in RL, in differenti contesti o in qualche numero monografico (ad esempio, il n. 98/5 del 2011), viene ripreso in questo fascicolo, partendo dalla situazione di “emergenza pandemica”, vissuta sia dalla Chiesa in Italia che da altre Chiese, dove si è constatato che – secondo il parere di P. Consorti e D. Tarantino –

le regole liturgiche presentano un’ontologica – e forse salvifica – frattura tra l’aspetto normativo e quello applicativo, determinata dalla necessaria aderenza della prassi proposta alla comunità che di fatto celebra. L’esistenza di adattamenti è talmente nota, che non deve essere documentata; salvo chiarire che sotto il profilo tecnico bisogna distinguere gli “adattamenti” formali, legittimamente disposti dal legislatore competente, dagli adattamenti realizzati de facto, che possono anche concretizzarsi in veri e propri abusi.

È quindi la situazione riscontrabile de facto ad esigere il ripensamento di questo rapporto, perché – come ancora annotano i medesimi autori –

una lettura pragmatica dell’esistenza di quest’area di disapplicazione delle norme liturgiche, che a una visione formalistica potrebbe essere qualificata come illegittimità, a nostro parere rafforza una visione della specificità della funzione salvifica del diritto canonico e che lo differenzia tanto dai sistemi giuridici statali che da altri pure di stampo confessionale: tale specificità si concretizza anche mediante l’applicazione del principio di elasticità.

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