Rivista Liturgica 2/2026

Le benedizioni:
antropologia, teologia, prassi

Rivista liturgica, a distanza di tre anni dall’uscita della Dichiarazione Fiducia Supplicans (18 dicembre 2023), decide di dedicare un fascicolo alla vexata quaestio delle benedizioni.
È noto come il Concilio Vaticano II, con l’Ordo Benedictionum, avrebbe voluto mostrare «una sensibile attenzione all’uomo del nostro tempo, con le sue tensioni e contraddizioni», e offrire «un forte richiamo alla fede rivelata, che illumina e redime la tragica situazione di un mondo sottomesso alla caducità a causa del peccato (cfr Rm 8, 20)» [Rituale Romano, riformato a norma dei Decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Giovanni Paolo II, Benedizionale, LEV, Città del Vaticano 1992, Conferenza Episcopale Italiana, Presentazione, n. 5].

Nelle Premesse al Benedizionale tutto ciò veniva esplicitato con tali parole:

I fedeli, guidati dalla fede, rinvigoriti dalla speranza, spinti dalla carità, non solo sono in grado di scorgere saggiamente in tutte le cose create l’impronta della bontà di Dio, ma anche nelle opere dell’attività umana cercano implicitamente il Regno di Cristo e inoltre considerano tutti gli eventi del mondo come segno di quella paterna provvidenza con la quale Dio regge e sostiene tutte le cose. Sempre quindi e dappertutto si offre l’occasione di lodare, invocare e ringraziare Dio per mezzo di Cristo. nello Spirito Santo, purché si tratti di cose, luoghi o contingenze che non siano in contrasto con la legge o lo spirito del Vangelo. Pertanto ogni celebrazione di benedizione dev’essere sempre vagliata in base a criteri pastorali, specialmente se ci fosse motivo di prevedere un eventuale pericolo di sconcerto da parte dei fedeli e degli altri presenti [Premesse, n. 13].

È noto come la Conferenza Episcopale Italiana auspicasse a un uso pastorale del Benedizionale, per promuovere l’ampliamento della catechesi in situazioni e ambienti non ordinari; una prima evangelizzazione; l’osmòsi disciplinata e vitale tra le celebrazioni liturgiche e le forme della religiosità popolare;

una esperienza di preghiera capace di elevare la vita quotidiana; la riacquisizione di un rapporto, attivo e contemplativo, con la realtà ambientale e cosmica (l Tm 2, 1) in virtù di un’ecologia illuminata dalla sapienza che viene dall’alto (cfr Gc 3, 17); una apertura a nuovi spazi di opere di carità [Conferenza Episcopale Italiana, Presentazione, n. 5].

Oggi, a più di quarant’anni dall’uscita del libro liturgico in questione, possiamo constatare come tutto ciò non abbia trovato una piena realizzazione.
Tra i libri liturgici è ancora piuttosto “sconosciuto” nelle sue potenzialità. Insieme ai pregi evidenti sono però presenti inevitabili “lacune”: si pensi per esempio alla questione dell’efficacia; alcune benedizioni hanno una portata duratura, «hanno per effetto di consacrare persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all’uso liturgico» [ CCC 1672] e altre no.

Un’ulteriore questione: se prima del Concilio Vaticano II, la dinamica poteva essere quella della dell’esorcismo e della benedizione, oggi tutto ciò è evidentemente assente. Può sussistere la benedizione senza l’esorcismo nei confronti della presenza del male?
San Tommaso stesso, nella Summa Theologiae, III Pars, quaestio 66 art. 3, alla domanda Se l’acqua sia la materia propria del battesimo:

Se l’acqua fosse per se stessa materia propria del battesimo, non occorrerebbe fare alcun rito circa l’acqua da usarsi per esso. Ma nel battesimo solenne l’acqua da adoperarsi viene esorcizzata e benedetta. Dunque l’acqua da sola non è la materia propria del battesimo.

risponde:
La benedizione che si fa dell’acqua non è necessaria al battesimo, ma giova a una certa solennità, che risveglia la devozione dei fedeli e reprime l’astuzia del demonio, perché non impedisca gli effetti del battesimo.

L’acqua esorcizzata avrebbe dovuto, infatti, per citare il Rituale del 1614, «mettere in fuga ogni potere del nemico e sradicare ed espiantare lo stesso nemico con tutti i suoi angeli ribelli (ad effugandam omnes potestatem inimici, et ipsum inimicum eradicare et scplanare valeas cum angelis suiis apostaticis)».

In un tale contesto, già molto complesso, ora si vengono ad aggiungere le cosiddette benedizioni pastorali:

Il valore di questo documento, tuttavia, è quello di offrire un contributo specifico e innovativo al significato pastorale delle benedizioni, che permette di ampliarne e arricchirne la comprensione classica strettamente legata a una prospettiva liturgica. Tale riflessione teologica, basata sulla visione pastorale di Papa Francesco, implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni nel Magistero e nei testi ufficiali della Chiesa [Dicastero per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Fiducia supplicans sul senso pastorale delle benedizioni (18 dicembre 2023), Presentazione].

Il fine del presente fascicolo di RL è appunto quello di offrire alcune luci, senza pretendere di esaurire il tema, nella molteplicità di prospettive proprie della rivista; antropologica, storica, teologica, biblica e pastorale.

Elena Massimi FMA – Gianni Cavagnoli

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