Rivista Liturgica 3/2025

A 50 anni dalla
Marialis Cultus

Il 2 febbraio 1974, Paolo VI promulgava l’esortazione apostolica Marialis cultus, che avrebbe dovuto trattare di

alcuni temi relativi al posto che la Beata Vergine occupa nel culto della Chiesa, già in parte toccati dal Concilio Vaticano II e dai Noi stessi, ma sui quali non è inutile ritornare, per dissipare dubbi e, soprattutto, per favorire lo sviluppo di quella devozione alla Vergine che, nella Chiesa, trae le sue motivazioni dalla Parola di Dio e si esercita nello Spirito di Cristo[1].

A più di cinquanta anni è lecito domandarci a che punto è lo sviluppo di quella devozione mariana, di quelle «questioni che riguardano i rapporti tra la sacra Liturgia e il culto della Vergine»[2].

Ancora oggi, la relazione della Vergine Maria con la liturgia potrebbe essere definita “un caso serio”, poiché Maria nella liturgia è “troppo” o “troppo” poco presente.

Una domanda che dobbiamo porci è se i riferimenti mariani nella liturgia che celebriamo quotidianamente (liturgia delle Ore e Celebrazione eucaristica domenicale) siano sufficienti. Forse nel corso dell’anno liturgico (con le ultime aggiunte il numero di memorie mariane è piuttosto significativo)[3] le solennità, le feste, le memorie e le memorie facoltative sono molte, ma nella liturgia quotidiana ordinaria i riferimenti alla Vergine Maria risultano troppo esigui.

Ci chiediamo, quindi, se quelle forme devozionali inserite nella celebrazione eucaristica, come il canto finale dedicato alla Vergine, o l’Ave Maria prima della benedizione finale della messa, nascano dall’esigenza di trovare un equilibrio tra presenza e assenza della Vergine nella liturgia, oppure siano solo aggiunte inopportune.

E ancora, nella ricerca di tale equilibrio dobbiamo tenere in considerazione l’abbondanza di pratiche devozionali, di pii esercizi mariani, che hanno dato vita anche ad opere artistiche di grande levatura.

È opportuno richiamare quali testi meravigliosi sono nati dalla devozione alla Madre di Dio. Dante, ad esempio, ormai prossimo alla visio Dei, si affida alla preghiera di san Bernardo alla Vergine Madre: solo grazie alla sua intercessione presso il Padre Dante potrà «con li occhi levarsi più alto verso l’ultima salute» (Paradiso, XXXIII, 26).

E nel canto XXIII esprime così la sua devozione a Maria:

«Il nome del bel fior ch’io sempre invoco
e mane e sera, tutto mi ristrinse
l’animo ad avvisar lo maggior foco»
(Paradiso, XXIII, 88-90)

Il presente fascicolo di Rivista Liturgica cerca di esplorare tutto ciò, tra riflessioni a partire dalla Marialis cultus, le esigenze della liturgia e il “bisogno” del popolo cristiano.

[1] Paolo VI, Esortazione apostolica Marialis cultus (2 febbraio 1974), in AAS 66 (1974) 113-168: 113-114.

[2] Ivi, 114.

[3] Papa Francesco ha aggiunto nel calendario romano generale le seguenti memorie mariane: Maria Madre della Chiesa, Beata Maria Vergine di Loreto.

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